Migranti. Lettera di Michele Giardina al sindaco di Pozzallo

Seguo il fenomeno migratorio da sempre. Me ne occupo da giornalista e da scrittore.

Ho riletto in questi giorni “Mare Forza 7” (2010), “Un uomo di Borgata” (2011), “Vuoti d’aria” (2014), “Mare Rotto” (2016), “Mal di Mare” (2017), “Italia devastata da un forte vento di scirocco” (2020).

Giusto per verificare a posteriori, con personale lente di ingrandimento,  se quanto da me raccontato ai giovani, ai nipoti e alle nuove generazioni ha un suo fil rouge.

Caro Ammatuna Roberto, sindaco di PozzalloCon riferimento alla gestione del fenomeno migratorio nella città ove entrambi siamo nati, città che, credimi, mi è molto cara, non condivido affatto la posizione da te assunta, specialmente in questi giorni, con atteggiamento accomodante, ossequioso, palesemente utilitaristico.

Nulla di personale, ovviamente. Ho sempre avuto e spero di poter continuare ad avere rispetto per le istituzioni e per chi le rappresenta. Anche se, oggi più che mai, occorre avere pazienza. Tanta pazienza. Santa pazienza.

Premesso che coltivo gelosamente la personale abitudine di assestare ogni giorno, tutti i giorni un liberatorio calcio quotidiano a infingimenti e ipocrisie, ti dirò di provare da tempo un crescente malessere da rigetto per gli ismi coniati ad usum delphini.

Buonismo e razzismo sono lemmi da orticaria sociale: il rifugio della politica litigiosa e della pochezza politica di avventurieri della politica. Scusa il vizioso-ricercato giro di parole.

Veniamo al dunque. Con un esempio concreto. Confezionato per fare chiarezza. A scanso di qualsiasi equivoco.

Se noi due siamo in barca e vediamo che una persona sta per affogare, stai tranquillo che io mi tufferò in mare prima di te.

Su questo, senza offesa, non ci piove. Il problema migratorio non è partita da giocare tra buoni e cattivi. Banale un confronto-scontro di questo tipo. Per quanto riguarda gli eventi di questi giorni, ti dirò: fossi stato al tuo posto, ti assicuro che mi sarei comportato in modo assolutamente diverso.

Parto dalla conclusione della vicenda. Che è quella che mi ha colpito di più in senso negativo.

Portato a termine il trasferimento da Porto Empedocle all’hotspot di Pozzallo del gruppo di 100 migranti sbarcato il giorno prima a Lampedusa, hai sentito il bisogno di ringraziare con un comunicato ufficiale il ministro Luciana Lamorgese, il vice ministro Matteo Mauri, il Capo Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, prefetto Di Bari, tutta la burocrazia ministeriale ed il prefetto di Ragusa, Filippina Cocuzza.

Ed invece al tuo posto, alle autorità che hai solertemente ringraziato per la sensibilità istituzionale ed il rispetto dimostrato nei confronti della città che tu rappresenti, sin dal primo momento avrei detto subito, chiaro e tondo: NO. Mi spiace. La soluzione proposta è irricevibile.

Cento migranti sbarcano a Lampedusa. Il sindaco dell’isola agrigentina con i cittadini in subbuglio che minacciano di invadere il Palazzo municipale, risponde NO. Fate pernottare il gruppo dei nuovi arrivati a Porto Empedocle. Non pensate neanche di consultare i sindaci di Trapani e Taranto che, come Pozzallo e Lampedusa, sono sede di hotspot, sapendo benissimo che non ne vogliono più sapere di compromettere le attività commerciali e turistiche dei loro porti, ed ora chiedete ancora una volta la mia disponibilità per questa operazione a rischio? Se pensate che Pozzallo sia l’unico porto al mondo sempre aperto a tutti, via mare e via terra, vi sbagliate. Mi dispiace. Questo volta non potete chiedermi una cosa del genere.

Solo qualche settimana fa mi avete spedito sempre da Porto Empedocle un gruppo di 50 migranti, fra cui un giovane egiziano risultato poi positivo al Coronavirus. Grazie al cielo è finita bene. Ma in quei giorni per la responsabilità di cui, senza riflettere a fondo, mi sono fatto carico,non ho chiuso occhio. Chiedermi ora di fare arrivare a Pozzallo altri 100 migranti, mentre nel Paese il Coronavirus continua a fare vittime, è assurdo. Mi dispiace. La comunità non mi perdonerebbe mai un errore del genere.

Ecco. L’ho detto. Mi sarei comportato così al tuo posto. Perfettamente al contrario di come tu hai fatto.

L’idea di ringraziare l’establishment del governo in carica? Pessima. Di cattivo gusto. Come mai non hai ringraziato anche il Papa?

Il tuo ruffiano grazie ai Palazzi romani, caro sindaco, ha rimbombato da Pietrenere a Raganzino come una spocchiosa provocazione che potevi risparmiarti. Ed anche la storica Torre c’è rimasta male.

   

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