Modica. Occupiamoci di… nuovi disoccupati per il Coronavirus

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Secondo i dati Istat in Italia le persone che fanno ‘lavoretti’ in nero, sono circa 3 milioni e 700 mila, sono loro a rappresentare i nuovi poveri che stanno subendo il maggiore trauma dello stare ai “domiciliari” durante questi giorni di emergenza sanitaria.

A questi si stanno aggiungendo sempre più meccanici, fiorai, piccoli artigiani, imbianchini, elettricisti, parrucchieri e tutti quelli che in questo periodo avrebbero svolto con contratti a chiamata lavoretti nei bar o nei settori turistici. Si tratta di persone che in tempi “normali” si trovavano a scegliere tra il dentista, la gita scolastica del figlio e la spesa e che ora invece si mettono in coda per ricevere il “pacco degli alimenti”.

I volontari del gruppo “Occupiamoci di…” che durante i Tavoli di lavoro del mercoledì presso il salone della chiesa di San Luca a Modica davano una mano a consultare le ultime offerte di lavoro e a fare dei curriculum ad hoc, ritengono che alla fine dell’emergenza sanitaria tutto quanto non sarà più come prima e non tutti i nuovi disoccupati potranno ritornare nel loro tradizionale posto di lavoro.

Superata la quarantena si tornerà nelle piccole realtà aziendali nostrane e negli uffici, ma alcune attività avranno scoperto che si può rimanere a lavorare da casa e ciò metterà a rischio molte situazioni di precariato che potrebbero essere ancor più marginalizzate, il lavoro sarà svolto sempre da meno persone.

Le famiglie che in questi giorni si sono abituate a fare acquisti a distanza vorranno che tali servizi continuino anche dopo l’emergenza sanitaria provocando una trasformazione di negozi e punti vendita in centri di distribuzione a domicilio per ordini effettuati da cataloghi.

Per i ristoranti, la prenotazione diventerà la norma e si assisterà a una riduzione dei coperti per accogliere clienti che dovranno accomodarsi tenendo conto della distanza di sicurezza per essere serviti, da piatti a prova di contagio, da camerieri con guanti e mascherine.

Cinema, teatri e discoteche avranno un numero limitato di persone, le scuole e le università si organizzeranno con l’utilizzo della tecnologia con corsi e lezioni on-line, ciò comporterà meno studenti in aula e più contatti da casa, questo potrebbe risolvere l’annoso problema delle classi pollaio ma metterebbe a rischio numerosi posti di lavoro per insegnanti e formatori anche se sappiamo che è fondamentale il contatto fra gli studenti e nessun mezzo di comunicazione può sostituire lo sguardo diretto di un essere umano.

Il cambiamento che in questi giorni stiamo vivendo deve prepararci ad un ritorno alla quotidianità con la consapevolezza che tutto non sarà come prima e che l’emergenza sociale potrà essere superata riqualificando i lavoratori, investendo più sulla tecnologia e il Governo centrale dovrà dare una mano economica e sociale a questa fase di cambiamento che non sarà transitoria.

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