O si cambia ora o non si cambierà mai più!!

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Rispetto il dolore della perdita e, fatte le dovute eccezioni, senza polemiche in questo straordinario e drammatico momento storico, voglio con lucidità levare un grido a favore dei medici e degli operatori sanitari che prestano servizio negli ospedali.
Questo non mi sembra il momento di presentare denunce per malasanità, non ora!  Sono giornate cruente, dove gli operatori sanitari – nessuno escluso- rischiano sulla loro pelle e rischiano sulla pelle dei loro familiari. Corrono, si informano, si organizzano, garantiscono assistenza; i medici, gli infermieri non meritano di essere blindati nel loro frenetico ma prezioso operato per il timore di ricevere denunce. Non ora!
Non esiste medico, infermiere, ausiliario negli ospedali pubblici e negli ambulatori ospedalieri – da nord a sud- che non sacrifichi la propria esistenza per il lavoro.
Una missione straordinaria!
Ebbene, se in casi di estrema gravità la denuncia per malasanità proviene da soggetti istituzionali – che io rispetto per il ruolo, ma non senza criticità- io invito a levare un grido a favore e a difesa dei medici.
Non possiamo tacere su una cosa, è stata ed è la Politica, l’ artefice della cattiva sanità o “malasanità”.
Per scopi politico/aziendali sono stati impoveriti i reparti, ridotti i posti letto, è stato ridotto il personale, non si indicono concorsi, non si promuovono le eccellenze. Negli ultimi dieci anni, dal governo Monti in poi e di conseguenza i governi regionali con le strategie che conosciamo, sono stati depauperati gli ospedali di una “buona sanità “.
Con questi presupposti non si possono presentare denunce contro i medici:
I medici, quelli su cui ognuno di noi pone fiducia e speranza per vivere sano e più a lungo, i medici e gli infermieri che vivono situazioni lavorative insane, alienanti, gravose e esautoranti. Essi non lavorano in un contesto lucido e sereno, non hanno il tempo di riflettere, di valutare obiettivamente il paziente, perché mentre visitano, devono correre altrove dove c’è un’ altra emergenza e manca qualcosa, perché nei nostri ospedali manca sempre qualcosa!!.
E poi devono fare i conti con quello che impone l’ azienda: risparmio sulle cure, sui posti , iter burocratici da seguire: ma sono chiamati a fare il medico o il ragioniere??
Ebbene come si può proporre denuncia contro i sanitari che si adoperano con turni massacranti e sempre in carenza di organico?
I politici oggi, dopo il Covid/19, devono fare un esame di coscienza,  devono chiedersi se hanno agito e scelto nell’interesse della collettività in ambito sanitario.
La sanità, cari politici di ogni bandiera, va restituita ai medici, sono loro che conoscono le corsie, sono loro che hanno contezza dei posti letto necessari, sono loro che conoscono il dolore dei pazienti e conoscono le terapie ed anche l’umiliazione nel dover trovare scuse per rifiutare una cura o un ricovero.
La sanità va restituita ai medici ai quali va dato potere decisionale ed interventista e se la legge sui direttori generali non lo consente, vuol dire che i direttori generali saranno affiancati anche e soprattutto dai Medici, quelli che sono stati in corsia, da coloro che sanno di medicina, di terapie , di materiali mancanti; ma non di appalti, di burocrazia, di strategie elettorali.
Lo sappiamo tutti che è così, ma nessuno ha il coraggio di dirlo.
Se i politici vogliono mantenere il loro posto, che adottino questa rivoluzione, ma presto, e non dopo.
Questa volta noi cittadini vogliamo il risultato prima di andare a votare mentre siete al governo ora, e non alla prossima legislatura. Perché la prossima sarà uguale a questa e se non intervenite nella sanità ora non lo farete nemmeno dopo!!
Politica ti conosciamo!
Non accettiamo più lo scambio di sempre, con promesse future, no no stavolta superata l’emergenza dovrete essere concreti e operativi Ora, dovrete dare prova di avere capito quanto è preziosa una sanità pubblica che funzioni; la vostra sanità siciliana composta da medici eccellenti e infermieri qualificati. Ora mentre siete i nostri governanti, ORA!
Questa è la rivoluzione nella sanità, più medici che decidono , più uomini e donne incorruttibili, meno apparato e più umanità, snellezza, tempismo, senso etico. Abbiamo toccato con mano quanto siano indispensabili i medici e gli operatori della sanità se non si cambia ora non si cambierà Mai più!!

Roberta Galfo

2 Commenti

  1. Gentile Roberta Galfo,
    come Lei, penso che oggi sia il tempo del rispetto reciproco, perché ci accomunano, senza distinzioni di sorta, il dolore e lo smarrimento, e la preoccupazione per quello che viviamo: la drammaticità del presente e l’incertezza del futuro.
    Come Lei, penso che qualcuno oltre al rispetto meriti anche profonda ammirazione. Mi riferisco agli operatori della sanità pubblica (dai medici agli ausiliari), alle forze dell’ordine (dalla Polizia di Stato ai Carabinieri, dall’Esercito alla Polizia urbana), alle organizzazioni di volontariato, agli operatori dei servizi (dai lavoratori dei supermercati a quelli dell’igiene ambientale, da chi lavora nelle farmacie a chi fatica nei campi) e a tanti altri che si spendono generosamente in questo duro momento.
    Come Lei, penso che non sia il tempo delle denunce ma della solidarietà. Che la politica ha le sue colpe e che è anche il tempo di un esame di coscienza. Tuttavia non penso che la politica possa essere il capro espiatorio di tutto, e nello specifico del dissesto sanitario. I danni alla sanità pubblica sono la conseguenza di tante disattenzioni e dell’ignavia di ciascuno. E l’esame di coscienza è un dovere morale di tutti, anche della sanità privata e dei fruitori del servizio sanitario sia pubblico che privato. Il problema è generale ed è sotto gli occhi (bendati) di tutti (dall’istituzione del S.S.N alla riforma del Titolo V della Costituzione) e, come si diceva prima, non è il momento giusto per scendere nel dettaglio. Ma a monte e a valle di considerazioni sintetiche, prescindendo dall’emergenza, stanno due elementi cardine: competenza e coscienza, nella sanità e altrove.
    La vita delle persone, pazienti nello specifico o cittadini nel complesso che siano, dipende da scelte responsabili e precise che dovrebbero essere dettate dall’onestà intellettuale e morale di ciascuno, cioè dalla competenza professionale e dalla correttezza personale.
    Perché ogni scelta individuale genera effetti sulla vita degli altri.
    La coscienza, in ultimo e non per ordine di importanza, ce ne chiede conto con rigore, troppe volte stemperato per opportunismo e con superficialità.
    Quella coscienza, morale e civica, che concorriamo a intorpidire ogni giorno di più.
    Perché spesso – e, ahinoi, prima durante e dopo la pandemia – la vita altrui, dalla finestra del nostro individualismo, ci appare come un business o una partita doppia contabile, un dare e un avere a saldo attivo che non trova fondamento, e non ne rappresenta l’applicazione pratica, nella Costituzione, nel Giuramento di Ippocrate e in tutte le leggi, anche morali, scritte e non scritte.
    Siamo così refrattari alle regole da non renderci conto del danno che ne deriva.
    E se è vero, come è vero, che lo Stato siamo noi, non possiamo che esserne anche la politica.

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