Modicano va a sciare ma gli frana addosso una montagna di neve

Una domenica sulle piste conclusasi rovinosamente, non sciando ma per il crollo dal tetto dei servizi dell’impianto di una “valanga” e della barra fermaneve, che lo hanno travolto in pieno e “sepolto” causandogli traumi pesanti. E da più di tre anni non è stato ancora risarcito di un euro. E’ un incidente assurdo quello capitato a   trentenne di Modica,  il 4 febbraio 2017 alla stazione sciistica Piano Provenzana nel comprensorio Etna Nord  a  Linguaglossa di Catania. Il giovane, allora ventisettenne, si trovava in fila in attesa del suo turno per recarsi alla toilette, quando all’improvviso gli crollò addosso, schiacciandolo con tutto il suo peso, una parete di ghiaccio e neve staccatasi dal tetto dell’edificio adibito a servizi, e con essa anche la barriera che avrebbe dovuto trattenerla ma che ha ceduto sotto il carico. Trasportato in ambulanza dai sanitari del 118 all’ospedale di Bronte, gli erano stati riscontrati gravi politraumi, tra cui le fratture del piatto tibiale destro, dello scafoide carpale destro e dell’apofisi calcaneare sinistra, con conseguente ricovero in Ortopedia e la necessità di sottoporsi a un intervento di riduzione e sintesi con placca e viti al ginocchio. E’ rimasto ricoverato fino al 13 febbraio e poi dimesso con la prescrizione di portare il gesso alla gamba destra, il gambalone e il tutore a quella sinistra e di tenere il braccio destro “al collo” per trenta giorni: praticamente immobilizzato.

Ma il suo calvario era solo all’inizio: le fratture, specie quella al polso, erano risultate ancora “apprezzabili” nei successivi controlli, come i dolori, al punto che, alla visita del 22 maggio successivo, sempre a Bronte, di fronte alla notevole limitazione articolare degli arti fratturati, gli era stata prescritta la mobilizzazione attiva e passiva del ginocchio, del gomito e del polso e riposo per altri 40 giorni, oltre a sedute di magnetoterapia pulsata e farmaci per lenire le sofferenze. Non potendo muoversi, il paziente ha iniziato la fisioterapia a casa con un fisioterapista che aveva dovuto pagare di tasca propria e poi l’aveva proseguita all’ospedale di Modica. Non avendo, però, ottenuto i miglioramenti sperati, il modicano ha deciso di rivolgersi a uno specialista e ha subìto ulteriori interventi di artroscopia al ginocchio e di rimozione di placche e viti. Anche oggi che le sue condizioni sono stabilizzate, non ha più recuperato la piena funzionalità degli arti interessati, che presentano ancora rigidità flessoria, flesso-estensione limitata, problemi di valgismo il ginocchio, etc. Gli è residuata un’invalidità permanente stimata al 27% dal medico legale che l’ha sottoposto a perizia, senza contare i periodi di invalidità temporanea totale o parziale per buoni quattro mesi: un handicap importante per un giovane di trent’anni che peraltro, in ragione di tali limitazioni, ha perso pure il lavoro non potendo più continuare la sua occupazione di addetto alla preparazione di alimenti.

Il trentenne, per essere risarcito di tutti i danni fisici, morali e patrimoniali legati alle spese mediche sostenute, tramite il consulente personale Salvatore Agosta si è affidato a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, ed è iniziata un’altra battaglia dinanzi al solito scaricabarile, come accade quando i soggetti coinvolti sono diversi. Etnapromotour, la società a cui l’Amministrazione di Linguaglossa aveva aggiudicato la gestione in concessione del servizio dei parcheggi e dei servizi igienici a pagamento di Piano Provenzana, attraverso la sua assicurazione, Allianz, ha declinato ogni addebito asserendo che i locali e la loro manutenzione erano di competenza del Comune. Il quale, a sua volta, ha puntato il dito contro la Sa.Me.Ca., l’impresa che nell’ottobre 2016 aveva vinto il bando per l’assegnazione di interventi urgenti di ripristino dei tetti di copertura della scuola sci e dell’infermeria/servizi igienici di Piano Provenzana, resisi necessari dopo il furto delle lastre di rame che li coprivano. A finire sott’inchiesta è stata proprio la titolare della Sa.Me.Ca., C. C. 35 anni, di Belpasso: sul luogo dell’incidente sono intervenuti anche i carabinieri, che hanno posto sotto sequestro l’area e inviato la notizia di reato alla Procura, che ha aperto un fascicolo. Alla legale rappresentane della ditta è stato contestato il reato di lesioni colpose gravi cagionate allo sciatore “per colpa consistita in negligenza, imprudenza e imperizia, atteso che i lavori di posizionamento della dentellatura metallica fermaneve non erano stati eseguiti a regola d’arte” scrive il Gip. A suo carico, infatti, è stato emesso il decreto penale di condanna e, a seguito dell’opposizione del suo avvocato, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania,   Rosa Alba Recupido, ha disposto, con decreto del 17 aprile 2018, il giudizio immediato. Ma l’udienza, fissata al 12 dicembre 2018, per tutta una serie di ragioni è stata più volte rinviata, da ultimo al 4 novembre 2020.

Studio3A, di fronte a un quadro probatorio comunque già assodato a carico dell’imputata, ha cercato di avviare con la sua società una trattativa per raggiungere un accordo stragiudiziale e risarcire finalmente il proprio assistito, ma il legale della donna nei giorni scorsi ha risposto picche, contestando a sua volta la “assoluta estraneità al sinistro della sua cliente”, nonostante il decreto penale di condanna. E anche il Comune, la cui “non responsabilità” sul piano civile è tutta da dimostrare, non ha mai fornito neanche le coperture assicurative. Dopo oltre tre anni ancora nessun colpevole e nessun risarcimento.

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