Da influenza a guerra di trincea….l’opinione di Rita Faletti

Da poco più di un’influenza a una guerra di trincea. Dall’invito sdolcinato di Giletti ad abbracciare un cinese seguito da mieloso abbraccio tra i suoi ospiti e un attore cinese in carne e ossa prestatosi alla sceneggiata, ai 10590 contagi e agli 827 decessi di ieri sera. Altrettanti i numeri registrati a Wuhan nel giorno più funesto dall’inizio della diffusione del virus nella città cinese. Se la curva dovesse mantenersi costante, ogni due giorni e mezzo quei numeri raddoppierebbero e prima di Pasqua gli infettati potrebbero essere due milioni. Cifra impressionante che non garantirebbe che il picco di trasmissione del contagio fosse stato raggiunto, e contemporaneamente, in tutte le regioni. Tutto è iniziato quattro settimane fa con i primi casi di coronavirus in Lombardia e Veneto, poi in Emilia-Romagna, quando al paese colto di sorpresa e incredulo, il governo ha risposto in modo confuso tardivo e insufficiente. Intanto le autorità cinesi, compresa la gravità del momento, avevano tempestivamente imposto la quarantena in tutta la provincia dello Hubei, 60 milioni di abitanti, come tutta la popolazione italiana, e regole ferree per contenere la diffusione del virus. In una settimana erano stati costruiti due ospedali, gli operatori sanitari chiamati da tutte le parti del paese lavoravano senza soluzione di continuità e alcuni morivano stremati dalla fatica o infettati dai pazienti. In questi giorni, la Cina fa sapere che il picco del contagio è stato raggiunto ed è iniziata la fase discendente. Il paese è uscito dall’emergenza e il presidente Xi Jinping si è recato a Wuhan per salutare la popolazione finalmente liberata da un incubo e ringraziare i sanitari eroici che si sono massacrati per salvare il paese dal rischio di pandemia. Xi Jinping indossava la mascherina e nessuno si è sognato di criticarlo o deriderlo come con stupida spavalderia si è fatto nei confronti di Fontana, il governatore della Lombardia, e non perché il paese asiatico è una dittatura, ma perché la maggioranza dei cinesi, più intelligente e prudente di tanti italiani, ha compreso che con il patogeno c’è poco da scherzare. Averne fermato la diffusione è la dimostrazione che obbedire alle regole paga e che stare tappati in casa è poca cosa in cambio della salute di sé e degli altri. Il forte nazionalismo cinese ha vinto. Osservare quel modello di comportamento e copiarlo, non ha nemmeno sfiorato la mente dei governanti italiani, neppure quando da Codogno l’infezione si è diffusa e ha cominciato a uccidere. La Lombardia aveva chiesto norme stringenti e misure di controllo da estendere oltre i suoi confini. Conte aveva risposto che ogni misura sarebbe stata “adeguata e proporzionata”. A cosa? Al ritmo del pensiero politico e al raggiungimento di un compromesso tra le varie posizioni? Fatto sta che tra sottovalutazioni, tentennamenti, decisioni e ripensamenti, l’uomo solo al comando, cioè Conte, non chi aspirava a diventarlo e, con la situazione attuale è persino legittimo pensare che forse quell’altro avrebbe fatto meglio, ha parlato a reti unificate come il presidente della Repubblica a fine anno, ha riunito ministri, ha convocato la Protezione civile, ha interpellato gli esperti, ha tergiversato e ripetuto “dobbiamo capire quali sono i diritti civili”. Per sua, forse, e nostra disgrazia, il virus se ne infischia dei diritti civili, è poco paziente, molto rapido e niente affatto incline a fare sconti. Batterlo sul tempo è l’unico strumento che abbiamo per sbarrargli la strada ed evitare che camminando sulle nostre gambe semini infezione e morte. Si va dicendo con vergognoso cinismo che a perdere la vita sono solo gli anziani con problemi di salute pregressi. Ma il Covid-19 è come una livella. Anche la fascia compresa tra i 50 e i 64 anni si è rivelata fragile e persino i giovani arrivano negli ospedali con sindromi respiratorie gravi. E come al solito, c’è chi si ammazza di lavoro e chi preferisce andare a divertirsi. Capita che qualcuno disfatto dalla stanchezza si accasci su di un tavolo di ospedale e si addormenti e intere famiglie di cerebrolesi scambino la quarantena per una parentesi vacanziera da trascorrere sulle nevi dell’Abetone, approfittando del prezzo stracciato degli impianti di risalita. Bella immagine da esportare che è la risposta al governo che invita alla responsabilità, consiglia, dà disposizioni fumose, imposizioni aggirabili per via di autocertificazioni, divieti di spostamento quasi impossibili da far rispettare e tutta una serie di raccomandazioni. Peccato che i destinatari siano gli italiani, non i tedeschi, o i coreani o i giapponesi o gli ungheresi o i cechi o i polacchi o gli svedesi o i norvegesi o i finlandesi o i danesi o gli olandesi o gli americani. Il New York Times ha scritto qualche giorno fa: “Can Italians follow the rules?”. Qualcuno, più realista, ha chiesto un super commissario che decida e coordini, una persona con un alto grado di competenza, che parli con una sola voce. Renzi e Salvini hanno fatto il nome di Bertolaso. Medico, ex capo della Protezione civile, ex sottosegretario e deus ex machina durante le grandi emergenze terremoto e rifiuti, l’uomo scelto da Berlusconi e per questo sottoposto al bombardamento delle procure, accusato di vari crimini e poi assolto, non è un nome spendibile per questo governo dalle mezze decisioni, dalle mezze disposizioni, dai mezzi divieti, incapace, nella sostanza, di emanare leggi e ancora più incapace di punire chi le viola. Finalmente, il commander in chief, Giuseppe Conte, ha accolto le richieste inoltrate dai sindaci lombardi, di ogni colore politico, e ha predisposto una serie di misure restrittive. Un giro di vite necessario per impedire che la sanità collassi e si giunga al punto in cui potrebbe risultare indifferibile dover scegliere quale di due pazienti salvare. Per scongiurare questa evenienza, Il presidente del Consiglio ha nominato un commissario con ampi poteri, Domenico Arcuri, che si occupi esclusivamente di terapie intensive, macchinari e strumenti necessari agli ospedali in vista di un aumento dei contagiati. L’auspicio è che alle parole seguano i fatti e che ogni italiano, da nord a sud, da est a ovest, agisca responsabilmente cercando di imitare la compattezza e la disciplina di stampo militare dei cinesi. ritafaletti.net

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