Processo per gli ecomostri di Modica. La Cassazione annulla le condanne

La Corte di Cassazione ha annullato, senza rinvio, la sentenza di condanna nei confronti degli imputati nel processo sui cosiddetti “ecomostri” di Modica, finiti sotto inchiesta a seguito delle indagini poi all’abbattimento delle tre strutture in cemento armato avvenuto il 4 settembre 2011 a Treppiedi Nord.  Carmelo Cassarino, 78 anni, legale rappresentante della società e proprietario dell’area di cantiere di Modica in Contrada Treppiedi Nord, Stefania Cassarino, 53 anni, Direttore Tecnico dell’area di cantiere anzidetta, Salvatore Puccia, 58 anni, e Pietro Puccia, 51 anni, dipendenti dell’impresa, tutti modicani, difesi dall’avvocato Raffaele Pediliggieri, e Ugo Lutri, 59 anni, e Angela Voi, 57 anni, coniugi sciclitani, proprietari del terreno di Contrada Purromazza in territorio di Scicli,  difesi dall’avvocato Francesco Riccotti, erano stati condannati in Appello dopo che la Procura generale aveva imputato la sentenza assolutoria del 2017  emessa dal Tribunale di Ragusa, i primi due a un anno e otto mesi, gli altri a un anno e sei mesi. Ora l’assoluzione piena. Secondo l’accusa  sarebbero state prodotte   diverse tonnellate di macerie che, dopo le fasi di deposito temporaneo, avrebbero dovuto essere smaltite presso impianti  autorizzati. Diversamente, in esito ad indagini della Polizia Provinciale di Ragusa, sarebbe stato accertato che la gestione dei materiali di risulta, rifiuti speciali inerti, non sarebbe avvenuta secondo le modalità di legge. Le indagini avevano riscontrato che, dopo una prima fase di frantumazione, sul posto, degli inerti, quantità considerevoli di materiale uscivano dal cantiere a bordo di pesanti automezzi e, piuttosto che essere avviate allo smaltimento e/o recupero presso gli impianti autorizzati, venivano trasportate e scaricate su terreni agricoli siti in Contrada Purromazza nel territorio di Scicli. Qui, con l’ausilio di una pala meccanica, gli inerti sarebbero stati distribuiti sull’area agricola, compattati e spianati con grave pregiudizio non solo dell’ambiente ma anche del paesaggio, tenuto conto anche che il vasto fronte di avanzamento dei cumuli di inerti aveva già investito e inglobato diversi alberi di carrubo.

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