Modica, in ricordo di Giorgio Sparacino.. a cura di Piergiorgio Barone

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Nell’estate del 1977 mi venne affidata la conduzione dei servizi giornalistici, comprese tre edizioni di radiogiornale, della neonata RTM Radio Trasmissioni Modica. Essa era entrata subito in concorrenza con Radio EMME1 sorta due anni prima. Questa, a mio parere, aveva una conduzione moderata, secondo i canoni del giornalismo classico, ma un pochino casereccio, con funzione di comunicazione base dei fatti e degli avvenimenti politici e sociali di Modica. Funzione di denuncia, investigazione, conoscenza critica quella della RTM, affidata a me che in quel tempo ero corrispondente del glorioso quotidiano L’ORA di Palermo, corrispondente di “Vita Diocesana”, “Dialogo” e dirigevo anche da oltre 7 anni il mensile COMUNITA’. Lo scontro ideale (forse anche, come si diceva allora, ideologico) tra EMME1 e RTM fu inevitabile. Addirittura – ma non potemmo averne le prove provate – si verificarono per mesi interi delle azioni di ‘disturbo’ della frequenza di RTM proprio nelle ore del Radiogiornale. L’infaticabile postino Nele Antoci ispezionò in lungo e in largo la zona attorno alla sede della radio e scopri che in una abitazione della via Lanteri, proprio a duecento metri in linea d’aria dalle nostre antenne, da una antenna in una casa privata partivano dei segnali che all’ora stabilità coprivano le nostre frequenze con impossibilità d’ascolto del nostro notiziario. Il collegamento contro la Emme1 fu inevitabile, ma come dicevo non provato. La polemica, talvolta celata o latente e a volte aperta, quella invece ci fu.
E Giorgio Sparacino, che allora collaborava con Tino Iozzia e altri ad Emme1 – tanto è vero che era stato da poco fondato il Gruppo Teatro EMME1 – da persona sensibile, di dialogo e grande spessore morale e culturale, divenne una sorta di editorialista della Emme1, scrivendo pezzi, facendoli leggere e spesso leggendoli lui stesso all’interno del loro radiogiornale. Veniva affermata la sua, la loro visione del mondo della comunicazione che allora, in loco, si concretizzava nell’era comune delle molte Radio Popolari sorte in quegli anni, che spesso anzi quasi tutte – se si effettua il caso di RADIO OUT di Peppino Impastato – almeno al meridione, erano radio commerciali.
Più volte in quell’estate e nel successivo autunno del 1977 ci furono ‘comunicati’ sul valore della libertà di parola, dell’informazione e sulla funzione comunicativa delle radio popolari, come erano appunto EMME1 ed RTM. I comunicati di Giorgio Sparacino si fondavano sulla convinzione della importanza dell’informazione tout court: la notizia sì, ma spesso celata in mezzo ad un linguaggio di valutazione non sempre scevro di attenzioni a non ‘disturbare’ nessuno.
Da parte mia, invece, ritenevo troppo preoccupati i giornalisti e gli opinionisti di Radio EMME1. Preoccupati appunto e con preciso intento di non pestare i piedi ad alcuno, di non inimicarsi nessuno, specie i politici, se si voleva sopravvivere visto che le spese di mantenimento delle strutture e del personale di una radio erano considerevoli e gli introiti pubblicitari modesti. Nella Redazione di RTM e de
Lì a EMME1, se si conservano ancora le veline di quel tempo, dovrebbero trovarsi i redazionali di Giorgio, chiosatore preciso, sereno, a volte anche allusivo e ironico. Un pochino allineato ma sempre serio, trasparente. Come a RTM le mie risposte o i miei interventi incalzanti.
Ciò perché io provenivo da una ‘scuola’ di pensiero forgiata su alcune idee di Pio Baldelli sul valore della contro-informazione; avevo fatto e facevo tesoro del messaggio di don Lorenzo Milani, che parafrasando il vangelo, affermava che la ‘parola’ ci rende liberi; crescevo nella convinzione del pedagogista brasiliano Paulo Freire che proponeva la coscientizzazione – attraverso l’informazione – come pratica di libertà. Ai miei alunni, leggendo di tanto in tanto il giornale in classe, facevo comprendere l’importanza di divedere le informazioni dalle opinioni, contrariamente a quello che avveniva normalmente sulla carta stampata e nelle radio nazionali e locali per non essere indottrinati.
A quei tempi e anche dopo – specie quando l’anno successivo nel 1978 lasciai RTM con contrasti per motivi ‘ideologici’ col gruppo proprietario – ebbi occasione di incontrarmi con Giorgio Sparacino e ‘de visu’ le discussioni, seppur brevi, erano animate, ma democratiche, critiche ma propositive e rispettose delle posizioni. Credo che Giorgio in tutta la sua vita, anche politica oltre che culturale, non sia stato capace di estremismi. Io l’ho visto sempre uomo di dialogo, di pace, di incontro, mediazione, solidarietà, progettazione, realizzazione, costruzione. Per questo ammiro Carmelo Ruta che da Sindaco di Modica, a metà degli anni novanta, lo chiamò nella sua squadra assessoriale e così poté realizzarsi il convegno del 7° centenario di fondazione della Contea ed il ritorno tanto agognato – dopo oltre trenta anni di esilio tecnico forzato per restauri veri o presunti – a casa dell’Ercole di Cafeo. Come ammiro Giorgio Chessari, Giuseppe Miccichè per averlo chiamato a collaborare con il Centro Feliciano Rossitto di Ragusa in alcune interessanti operazioni culturali ed editoriali.
Ai dialoghi vivaci degli anni Settanta, seguì un mio grande apprezzamento per la sua attività teatrale. Alla Fiumara, nel campetto adiacente la Chiesa, negli anni Ottanta, il Gruppo e Associazione che dava vita al giornale COMUNITÀ, organizzavamo tornei di carte, di calcetto e mostre estemporanee di pittura con la presenza in giuria anche di Piero Guccione, Franco Sarnari, Sonia Alvarez, Paolo Nifosì ed altri. Ma anche incontri di cultura e tradizioni popolari con Meno Assenza, Mario Agosta e soprattutto Nannino Ragusa. Proponemmo anche il Teatro, quello dialettale, quello di Giorgio Sparacino, col suo Martoglio ed altri autori del teatro popolare siciliano. Venne per diversi anni con il suo gruppo. Lui chiaramente il mattatore e trascinatore. Le sue battute, la sua mimica erano travolgenti.
Voglio ricordarlo con un aneddoto che lo vide protagonista con un gruppo di ragazzini della Fiumara che lo spiavano da dietro una porta, mentre lui in una stanzetta era dedito al suo “invecchiamento” scenico. I ragazzini di sbellicavano dalle risate vedendo armeggiare con trucchi, creme, pettinini, borotalco, ecc. Lui faceva finta di non essere osservato e aumentava la sua comunicazione fisiognomica. Alla fine, senza che i ragazzi se l’aspettassero, Giorgio si volta e sornione dice loro: “Dato che vi diverte tanto il trucco, tutti questi materiali ve li lascio, così provate anche voi a divertirvi e a far sorridere”. Seguì un’ovazione di felicità.
GRAZIE Giorgio per averci regalato infiniti momenti di spensieratezza e di buon sorriso che innaffia le amarezze certe della Vita. Amo immaginarti uscito da una porta che resta socchiusa e tu mentre vai a calcare altri palchi, rivolto a noi sussurri: “Dai amici, continuate voi…”
Piergiorgio Barone

2 Commenti

  1. Ti ringraziamo tutti per quanto hai scritto. Quegli anni andrebbero studiati e scandagliati a fondo, per comprendere il contesto culturale della Modica del tempo.
    Potrebbe essere un tema interessante per un gruppo di studio.
    Ciao e grazie per questo tuo importante contributo.

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