I Ciaceri di San Gaetano, una famiglia modicana antichissima, ma oggi poco conosciuta… di Carmelo Cataldi

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Da qualche anno a questa parte si sente moltissimo parlare, in ambiti accademici, convegnistici e anche solo culturali, della famiglie più importanti sotto il profilo storiografico e sociale, che hanno fatto in gran parte la storia cittadina e del Contado, ma anche più conosciute perché i rispettivi appartenenti sono stati amministratori del bene pubblico e soprattutto per l’importante prosapia che ha attraversato quasi cinque secoli di vita a Modica
Ma oltre alle quattro più note, la Caser/Grimaldi, l’Ascenzo, La de Leva (Leyva) e la Lorefice, sono esistite ed esistono, numerose famiglie del territorio modicano che hanno interagito nei secoli con esso e con le predette quattro più importanti famiglie, seppur la coltre della polvere del tempo ne ha fatto perdere le tracce della memoria storica locale.
Una tra queste è la famiglia Ciaceri di cui ne parla sufficientemente il Grana Scolari, con fonti che si ritengono primarie e coeve mentre è molto scarno il Placido Carrafa.
Come in ogni famiglia aristocratica, seppur con le dovute eccezioni, vi è una memoria storica della stessa, anche per la Ciaceri ho avuto la fortuna di incontrare l’ultimo nobile dei baroni di San Gaetano, Giuseppe Ciaceri detto “Pippinieddu”, che seppur acciaccato dalla venerabile età di 93 anni, ma con una lucidità di un ventenne, mi ha permesso di ricostruire la genealogia e la storia della famiglia, fornendomi dati incontrovertibili e pure il ritratto, che egli conserva gelosamente, del 2° barone di San Gaetano, Michele Ciaceri Celestre, qui riprodotto.
Il titolo di San Gaetano perviene a questa famiglia il 26.09.1709, per concessione di Filippo V, con Vincenzo Ciaceri, che sposò Antonia Celestre il 29.12.1709, mentre il Grana Scolari afferma che questo perviene con Michele Ciaceri Celestre nel 1767; probabilmente il Grana si riferisce alla data di quando il titolò passo a un Michele.
Comunque il Gran concorda sulle origini della famiglia con tale Paolo Chiachiro(1510), poi Ciaceri, che convolò a nozze con Margherita Guarrasi nel 1532. Il 23.03.1532 questo è nominato Capitano di Giustizia da Federico Enriquez de Cabrera. Suo figlio, Giovan Pietro, nato nel 1553, sposa, il 23.05.1572, Giulia Zacco e succede al padre nell’incarico comitale. Dalla loro unione nasce nel 1573 Michele che sposa, nel 1599, Bartolomea Celestre dei baroni di Santa Croce, da cui si ebbe Giuseppe che sposa Margherita Macauda di Giovanni e Mattea Lorefice, in San Giorgio, nel 1624. Da Giuseppe si ebbe ancora Michele (1625 – 1685), Capitano di Campagna, che sposa nel 1650 Clara Migliorisi, da cui ebbe tre maschi e due femmine. Da Michele si ebbe Vincenzo, che sposa Antonia Celestre a San Giorgio e diviene il 1° barone di San Gaetano. Colleziona per la Contea ben sette incarichi civili durante tutta la sua esistenza tra cui: Avvocato, Giudice e Conservatore di Gran Corte, Maestro Razionale.
Da Vincenzo si ha Michele, il 2° barone di san Gaetano, che sposò Teresa Zacco, a San Pietro, nel 1751 e da cui ebbe 5 figli e 2 figlie. Egli ebbe tantissimi incarichi civili nella Contea, quale quello di Sindaco, Avvocato fiscale, Governatore dal 1767 al 1788 e giudice più volte della Gran Corte di Giustizia. Fu anche Cavaliere Costantiniano di San Giorgio cooptazione in questo Ordine religioso e militare, che sarà una costante per la famiglia.
Da Michele si ebbe Benedetto (Modica, 15.10.1753 – Modica, 19.09.1834), 3° barone di san Gaetano, che sposò Margherita Polara, in San Giorgio, il 28.04.1777 e da cui ebbe 2 maschi e 8 femmine. Fu l’ultimo Governatore della Contea di Modica e Cavaliere di Giustizia dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio dal 1796.
Suo figlio Michele (10.03.1782 – 17.01.1859), fu 4° barone di San Gaetano e si sposò in San Giorgio il 28.04.1805 con Agata Pluchinotta Porcella di Giaganetto, da cui ebbe: Raffaele-1806, Margherita-1808, Vincenzo-1812, Antonia-1815, Giuseppe-1818, Francesco-1822, Giorgio-1825, Giovanna-1828, Giovanni 1831. A Michele successe Raffaele Ciaceri e Pluchinotta (05.03.1806 – 16.12.1884), 5° barone di San Gaetano, che sposò Cecilia Sagnanti nel 1826 e da cui ebbe 5 maschi e 2 femmine.
Da qui in poi il Grana, sulla divaricazione dei due rami della famiglia Ciaceri, presenta delle discrepanze con quella che invece è la successione rappresentata dalla memoria storica della famiglia Ciaceri e che si ritiene più plausibile: Raffaele ebbe Benedetto (01.05.1835 – 24.04.1903), 6° barone di San Gaetano, che sposa Anna Lorefice l’08.07.1856 e da cui ebbe 5 maschi e due femmine tra cui Giorgio, 7° barone di San Gaetano, e Giovanni (17.01.1831), Sindaco della Città, da cui ebbe discendenza l’ultimo e vivente barone Giuseppe, per cui appunto Giorgio (13.02.1889) e quindi GianFrancesco e Giuseppe (09.01.1926). Il Grana affermava che da Michele e Agata si ebbe Giorgio, che sposò il 03.10.1860 Giorgia Napolino e quindi anche Raffaele, Vincenzo, Giuseppe, Francesco, Giorgio e Giovanni. Il Grana Scolari prosegue la genealogia dei Ciaceri con il cav. Vincenzo Ciaceri, da cui ebbero natali il comm. Michele, Benedetto e delle femmine. Aggiunge che da Giovanni, Maestro di musica e autore del famoso “Inno a San Giorgio”, nonché già Sindaco di Modica, si ebbero Salvatore, Giuseppe, Emanuele (forse tra i più noti della famiglia Ciaceri) Vincenzo e Marietta. Dal barone Raffaele nasce il barone Benedetto, con cui si chiude la sua genealogia sulla famiglia Ciaceri.
Il simpatico vegliardo invece persegue la sua genealogia su Giorgio (23.06.1857 – 16.12.1919) ma che sposa Carlotta Battaglia l’08.01.1884 da cui ebbe cinque maschi e due femmine. Da Giorgio si ha Raffaele (11.02.1885-11.09.1965) celibe e poiché ultimo barone di San Gaetano, il titolo passò ai due fratelli Umberto(05.06.1897-13.05.1977) e Antonio (11.07.1899 – 19.04.1980). Il primo rimane celibe, il secondo ha tre figlie femmine da Clelia Antoci, con cui convolò a nozze il 09.04.1932. Pertanto, entrambi i fratelli, con atto depositato presso il notaio Ottaviano di Modica, il 26.06.1973, “designano successore al titolo” il cugino Giuseppe Ciaceri, vivente. Giuridicamente, a seguito della XIII Disposizione Transitoria della Costituzione Italiana, è un atto nullo, privo di effettività, ma anche araldicamente e secondo il diritto genealogico, perché un titolo nobiliare non può essere ceduto o “assegnato” da chi pur ne ha il privilegio.
Il ramo vivente parte dunque da Giovanni (1831) che ebbe Salvatore-1862, Marietta-1863, Giuseppe-1865, Emanuele-1866, Vincenzo-1868, Roberto-1876, Michele-1881, Antonietta-1884 e Giorgio-1889.
Giorgio (Modica 12.02.1889 – Roma, 11.01.1964) sposa Elena Nistelweck (Roma, 30.10.1896-Roma, 29.12.1975) da cui si ha: Gianfrancesco Ciaceri (Roma, 22.08.1934 – Roma, 07.08.1998) che sposa il 06.07.1956 Josette Soudman (Roma, 20.04.1930 -), da cui Giorgio (Losanna 05.10.1957 -), Emanuela (Losanna 30.03.1961 -) e Francesca (Losanna 09.08.1971 -) e poi Giuseppe (Roma, 09.01.1926 -) che sposa a Roma Maddalena Manuel Gismondi, a cui seguono: 1. Michele (Roma 12.10.1956 – Grosseto, 27.08.1976), 2. Matteo (Roma, 11.11.1957 -), 3. Vincenzo (Roma 13.03.1965 -) da cui Michele (Roma, 17.07.2002 -), ed infine 4. Clemente (Roma, 07.12.1967 -), da cui Elena (Roma, 07.10.2007 -).
La personalità più importante di questa famiglia, almeno in tempi recenti, oltre al sindaco e musicista Giovanni, è stata quella di Emanuele Ciaceri, grande studioso di fama nazionale a cui è stata dedicata una scuola cittadina, che ebbe altri fratelli tra cui Giorgio, padre dell’ultimo barone di San Gaetano, Michele e Vincenzo, notissimi farmacisti di corso Francesco Crispi a Modica, farmacia che poi fu negli anni 50 del secolo scorso acquisita e gestita per più di 30 anni, dalla dottoressa Concetta Provenzani Campanella, madre del principe del già Foro di Modica, ora di Ragusa, l’avv. Salvatore Campanella.
CiaceriEmanuele(Modica, 27.12.1869 – Modica, 30.12.1944) di Giovanni e Maria Concetta Romeo. Frequentò il Liceo Campailla e poi,dal 1889, la Scuola normale superiore di Pisa, dove, 4 anni dopo, nel 1893, conseguì, la laurea in lettere, con una tesi sul culto di Demetra e Cora in Sicilia, pubblicata negli Annalidella Scuola l’anno successivo:Contributo alla storia dei culti dell’antica Sicilia. Già nel 1901 ebbe l’incarico di libera docenza in Storia antica,primaall’università di Catania e poi quella di Messina e infine dal 1912 presso quella di Padova fino al 1920, quando si trasferì definitivamente a Napoli per insegnare all’università cittadina, fino al 1940, anno di cessazione dell’insegnamento. Dopo lo sbarco degli alleati si trasferì da Napoli a Modica dove morì. Tra le sue opere si ricordano: Catania 1901,La Alessandra di Licofrone; Catania 1911, Culti e miti nella storia dell’antica Sicilia; Roma 1918,Processi politici e relazioni internazionali. Studi sulla storia politica e sulla tradizione letteraria della repubblica e dell’impero; Roma-Milano 1928-32, Storia della Magna Grecia, voll. 3; Roma-Milano 1926-30, 2ª ed. 1939-40,Cicerone e i suoi tempi; Roma-Milano 1934, 2ª ed. 1944,Tiberio successore di Augusto; Roma-Milano 1937,Le origini di Roma; Torino 1940,Tacito. Fu Accademico dei Lincei al pari di un altro suo conterraneo, Vincenzo Mirabella, e membro attivo di diverse istituzioni culturali italiane.
L’arme di famiglia consiste in: D’azzurro, alla sbarra diminuita d’oro, abbassata sotto una testa di moro al naturale, recisa di rosso.

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