E se l’obiettivo del governo fosse la decrescita del Nord?…………….l’opinione di Rita Faletti

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I giochi son fatti. La Tav non si farà. Un boccone pesante da far ingoiare al Nord che la chiede da tempo non per capriccio ma per necessità. Lo stop a quel tratto di alta velocità che collega Torino a Lione, è il risultato del patto tra due bari–la salvaguardia di Salvini in cambio della rinuncia all’opera-con cui il governo dell’incompetenza spericolata e della dissimulazione ha posto la firma definitiva al capitolo dedicato allo sviluppo e al futuro del Paese. Perché è questo il messaggio del no-Tav che il contraente Salvini pagherà salato. Giorgetti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, ha messo sulla scrivania del collega leghista la foto di una meteora nel cielo della politica. Il suo nome è Matteo e quella foto, che ha il sapore di una profezia che in molti sperano si avveri, serve a ricordare al Matteo di oggi la provvisorietà del potere. Il no alla Tav è uno schiaffo in faccia alle imprese che credono nel progresso, investono nel lavoro e nel mercato, è una prova della scarsa lungimiranza di chi governa, è la trista immagine di un’Italia inaffidabile che non rispetta i trattati internazionali, è una volgare sfida all’Europa che guarda con incredulità la nostra ostinazione suicida e con una punta di divertito disprezzo la follia dei due scappati di casa e l’inerzia del premier “burattino”. In una situazione economica difficile, buttare all’aria migliaia di posti di lavoro, punti di Pil e il futuro delle giovani generazioni è criminale. Basterebbe molto meno per mandarli a casa a calci. Ma il populace li adora e gode al pensiero che le vacche magre tocchino anche ad altri senza capire che chi starà peggio è proprio chi sta già male. In fondo, la Tav non li riguarda e l’ottava analisi costi/benefici è qualcosa che li confonde al solo sentirla nominare. Chi invece non nasconde la testa sotto la sabbia, sa che il completamento dei lavori dell’alta velocità che competono l’Italia, se è un costo per il M5s, si rivela un beneficio per il Paese: il trasporto su ferro è meno inquinante (i grillini non sono forse ambientalisti?) gli italiani, imprese e privati, risparmierebbero 1,6 miliardi di accise sui carburanti (i grillini si oppongono al risparmio dei loro concittadini?) i pedaggi autostradali diminuirebbero di 2,9 miliardi (i grillini non erano i nemici giurati dei gestori autostradali?). Sommando le due cifre, il sì alla Tav farebbe risparmiare al Paese 4,5 miliardi, un po’ più della metà di quanto serve per erogare il reddito di cittadinanza, quindi, i benefici sarebbero superiori ai costi. Viceversa, il no avvantaggerà il Tesoro, quindi, il governo avrà il controllo sui denari e potrà farne l’uso che vorrà, in barba al principio di trasparenza e in barba al Paese. In sintesi: l’ottava analisi costi/benefici è stata un bluff. Il “Capitano”, tante strombazzate e poca sostanza, e al diavolo il consenso del popolo bue, non ha però finito di pagare il conto agli alleati. E’ notizia recente che Conte frena sulle autonomie, sfidando la pazienza dei governatori di Lombardia, Veneto e Emilia Romagna. Zaia è il più agguerrito: “O si conclude l’iter o sul governo calerà il sipario”. Allora, cosa si nasconde al Paese che non si può dire? Tra ipotesi e scenari di vario tipo, ad uso e consumo di chi li immagina, ce n’è uno che, più degli altri, appare verosimile: la decrescita del Nord. Quando in una classe il gap tra gli studenti bravi e quelli meno bravi è marcato, gli insegnanti pavidi, per amor del quieto vivere, che tradotto in termini reali significa scarso senso di responsabilità e ignavia, scelgono la via del livellamento: abbassare gli obiettivi perché tutti possano adeguarvisi. Risultato: sia i bravi che i meno bravi decideranno che studiare è inutile, ma non per questo il profitto scolastico sarà lo stesso per tutti. E’ ciò che il governo gialloverde a trazione meridionalista, ha plausibilmente progettato di fare, sulle tracce di molti esecutivi precedenti, votando sciaguratamente il Sud all’immobilismo. Se il Sud non può raggiungere il Nord, fermiamo il Nord. Dovesse, questo intento, malauguratamente riuscire, tutti si andrebbe incontro a una sonora bocciatura, di cui Lega&M5 sarebbero i primi responsabili con la complicità dei loro sprovveduti elettori, alcuni dei quali avrebbero molto più da soffrirne di altri. Questo governo a chi giova?

4 Commenti

  1. Bene profetò Bernard Mandeville ne “La favola delle api“: “…. infelice è il popolo, e sempre precaria la sua costituzione, il cui benessere deve dipendere dalla virtù e dalle coscienze di ministri e politici….”
    Cara Faletti, le Sue recenti analisi sono molto puntali ma, forse perché costituiscono un pungolo per impegnative riflessioni su certe tristi attualità, a giudicare dall’esiguo numero di letture e dall’assenza di commenti, non suscitano particolare interesse.
    E ciò dispiace.
    Oggi, lo pseudo-sensazionalismo e le vacue declamazioni hanno il primato, catalizzando l’interesse di chi vive distrattamente.
    Tuttavia, concordo sul fatto che la decrescita del Nord fa male al Centro e al Sud ma, a giudicare dagli effetti fallimentari delle attuali (la Sicilia insegna), l’allargamento delle autonomie nuocerebbe gravemente all’Italia, scardinando quei pochi ancoraggi che sostengono un’unificazione nazionale mai compiutamente realizzata e forse, colpevolmente, mai voluta.
    E ciò è triste.

  2. @Leprenellaluna
    Lettura, riflessione, commento sono collegati strettamente e presuppongono volontà di comprensione e impegno, i grandi assenti di questi tempi. Come assente è il dialogo nel suo significato di ascolto e scambio civile di opinioni, sostituito dal narcisistico sparacchiare di stupidaggini. Però, vale sempre il principio del primato della qualità sulla quantità. Lei ne è una dimostrazione. A proposito delle autonomie, anche qui credo valga il discorso dell’impegno, oltre che della collaborazione e del senso di responsabilità che devono essere richiesti al Nord come al Sud. Le auguro buona giornata. R.F.

  3. intanto stasera stappiamo lo champagne…
    a forza di gettare letame su tutti, senza dimostrare competenza o qualità alcuna i pentagrillioti ricevono ciò che si meritano: dal 41% al 10% in Sardegna!
    Questa è una grande giornata!
    Casalino e Giggino torneranno presto nel nulla dal quale sono incredibilmente venuti…

  4. @Drugo
    Non era difficile prevedere la debacle dei 5S. Un quarto di voti rispetto alle politiche è davvero pochino per loro. Il loro futuro è scritto: un 9-10% a livello nazionale. Ed è già tanto.

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