IV giornata di studi sulle famiglie aristocratiche modicane

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1783

IV giornata di studi sulle famiglie aristocratiche modicane, svoltasi, questa, nella splendida cornice del palazzo de Leva.
Palazzo cinquecentesco, con annesso portale del XIII secolo, in tardo gotico chiaromontano, con annesse scuderie dove campeggia il blasone della famiglia, blasone presente, fin dai primissimi tempi della costruzione del palazzo, anche all’ingresso del portone di casa.
La location non poteva essere più indicata, sotto il profilo architettonico e storico, ma soprattutto morale, se si tiene conto che si è illustrata la genealogia e le vicende storiche anche della famiglia de Leva, nel palazzo dove alcune di esse si sono viste realizzare e sono state direttamente vissute dai rispettivi membri.
La presenza del barone Carmelo Avitabile de Leva e della moglie, Regina Petra Dewes, delle rispettive cugine, Marcella e Anna, dei diretti discendenti, Alexa e Jasmine e Fabrizio De Pasquale, tutti e tre dimoranti a Milano, dove addirittura quest’ultimo è consigliere presso il Comune (Palazzo Marino), che ha sede nel palazzo costruito da un’erede di quell’Antonio de Leyva, parente prossimo dei de Leyva modicani, è appositamente giunti in città per l’evento, ha reso l’atmosfera della serata veramente particolare ed emozionante.
Serata a cui non poteva mancare, in rappresentanza del Comune di Modica, l’Assessore alla Cultura Maria Monisteri, che ha voluto sottolineare la vivacità culturale modicana che si sta sviluppando negli ultimi tempi, segno che si è avviato un percorso di riconoscimento dell’oggettiva valenza storica del retaggio della plurisecolare Contea e dell’evoluzione sociale e territoriale ad essa connessa, sviluppo che hanno contagiato parte della Val di Noto, con cui ancora oggi si interagisce, in ricordo proprio di quel trascorso storico.
Davanti ad un’affollatissima platea, ha preso la parola il Dr. Civello, in rappresentanza del Centro Studi sulla Contea per introdurre la serata e ringraziare il pubblico presente per essere intervenuto in quella prestigiosa sede.
Come “padrona di casa”, ha preso, subito dopo, la parola la dr.ssa Alexa de Leva per ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della serata ed il pubblico numerosissimo che ha voluto così essere partecipe.
Brillantemente, come sempre si è dimostrato in tutte le precedenti serate, il prof. Gerolamo Piparo, in qualità di moderatore, ha preso la parola e dopo una breve introduzione ad hoc sulla famiglia de Leva ha presentato i relatori e gli argomenti della serata.
Il primo fra questi è stato il Dr. Carmelo Cataldi, che ha sommariamente descritto, partendo dal blasone della famiglia de Leva, che campeggia per imponenza su tutto il corso Umberto di Modica, allo stesso modo di quello della Città, presente sul Liceo Convitto di S.Anna, le vicissitudini della famiglia e gli evidenti collegamenti genealogici con i de Leyva di Spagna, famiglia che assume il toponimo per identificarsi con il territorio, ma che originariamente, con Sancho (1135), il capostipite, primo signore di Leiba (spagnolo arcaico) o Leyva, è Martinez.
Dopo una carrellata sulle politiche matrimoniali del XIV secolo, quella con i Ponce e Salazar e quindi con Plantageneti grazie ad Isabella, figlia legittimata di Edoardo III Plantageneto ed Elisabetta di Suffolk, le cui armi sono presenti sui rispettivi blasoni famigliari, posti all’ingresso del palazzo e sul blasone gigantesco posto a capello di tutta la struttura architettonica famigliare, il relatore ha voluto porre l’accento sulla parentela tra i de Leyva di Modica e quelli di Milano, più noti attraverso due episodi di carattere storico: la cattura di Francesco I re di Francia a Pavia nel 1525 proprio ad opera della sortita fatta da Antonio de Leyva, allora governatore di Pavia, con la propria fanteria e la vicenda scabrosa della pronipote, Marianna de Leyva, allora suor Virginia o Gertrude per il Manzoni nella sua famosa opera I promessi sposi.
Cataldi ha espresso speranze in tale senso poiché è documentata la contemporanea presenza di Antonio de Leyva a Messina nel 1503, con le forze di invasione del conte di Benavides e della relativa campagna in Calabria, e di Calcerano de Leyva, capostipite della famiglia a Modica, già sposato in seconde nozze nel 1517.
Altri due elementi a favore di questa tesi sono stati evidenziati dal relatore e cioè che nel 1535, all’assedio di Tunisi, sia Antonio che Calcerano combatterono gomito a gomito per la gloria di Carlo V, che nel diploma di Cavaliere Aurato del 1550, conservato presso l’archivio de Leva, all’Archivio di Stato di Ragusa-Sezione di Modica, ha voluto riconoscere le armi di Calcerano come identiche a quelle di Antonio. Lasciata aperta questa porta sulla futura ricerca storica, il relatore ha concluso con una carrellata sulle diramazioni e ricongiungimenti genealogici dei due rami de Leva, nel 1800 con Gaetana e Raffaele de Leva.
Alexa de Leva, proprio da questo periodo è partita con la narrazione biografica del più noto parente, il personaggio risorgimentale e anti-borbonico per eccellenza, l’abate Giuseppe de Leva Gravina e del meno noto, per ovvi motivi legati al periodo ed al contesto politico in cui ebbe a vivere ed operare, il nonno Carmelo Avitabile de Leva, uomo della transizione, prima Sindaco della Città di Modica e poi Podestà e gerarca fascista.
Più della descrizione biografica dell’abate ha molto incuriosito la riproduzione fotografica di alcuni passaggi biografici del nonno Carmelo, anche perché, immagini inedite di un periodo cittadino volutamente dimenticato e oscurato.
La parola è passata a Giancarlo Tantillo, erede della famiglia Giardina, che ha brillantemente illustrato l’opera letteraria del trisavolo, il preside Vincenzo Giardina, anche in relazione all’opera forse più nota, ma non certamente la più importante, sui Grimaldi (Caser).
Un rammarico è stato esternato dal dr. Tantillo sul fatto che non è stata illustrata sufficientemente e degnamente la figura del suo antenato, sia come storico e insegnate, ma soprattutto come scrittore; molte delle sue opere si trovano sparse per le biblioteche italiane, mentre sono sconosciute alle biblioteche locali siciliane ed in particolar modo a quella cittadina.
Ha chiuso la serata il dr. Cataldi con una carrellata sintetica sulle famiglie aristocratiche minori, ovvero poco conosciute della città, ed in particolar modo sui Rosso e Tommasi Rosso, ma sopratutto sui Mazzara e i Mirabella ed un focus personale su Petra Mazzara, mecenate religiosa, autrice della rinascita della chiesa di San Pietro, dove riposa nella cappella di famiglia e donna Eleonora Mirabella, che riposa, per volere della figlia Isabella Platamone e Giacinto Paternò di Raddusa (la baronessa ebbe tre mariti dalle rispettive famiglie Platamone, Lago di Lentini e Paternò), nella sagrestia della Madonna del Carmine.
Non poteva mancare un cenno al più noto concittadino (seppur originario di Siracusa) Vincenzo Mirabella, cugino della baronessa (alla stessa lascia tutto il suo asse ereditario, essendo deceduto due anni prima della baronessa) coevo di Caravaggio, che accompagno nella sua visita, nel 1608, di Siracusa, amico, in quanto Accademico dei Lincei di Galileo Galilei, ma soprattutto architetto della Chiesa della Madonna delle Grazie, che oggi accoglie il suo sarcofago, voluto e descritto nel proprio testamento lasciato agli atti del notaio Rizzone e depositato presso l’Archivio di Stato di Ragusa-Sezione di Modica.
Nel chiudere la serata, sono state avanzate ipotesi di sviluppo divulgativo e storico con altra serata in cui saranno illustrate le famiglie Rosso (Tommasi Rosso) Tedeschi e Galfo, nonché una giornata di studi esclusivamente sulla figura di Carlo Papa.

3 Commenti

  1. Scusate potremmo sapere quali studi ha fatto e quali titoli ha il Signor Cataldi per essere definito dottore e per farsi promotore di un convegno di storia sulle famiglie nobili modicane?

  2. Caro Bonfanti non so che titoli e meriti abbia il sig. Cataldi, se sia laureato o abbia fatto master o abbia una serie sterminate di pubblicazioni in merito come gli storici locali o quant’altro, per me sarebbe già sufficiente che con la storia degli pseudo Grimaldi, alias Caser, ha smontato una bugia durata 5 secoli su questa famiglia aristocratica per eccellenza di Modica e su cui quelli che si definiscono storici, perché ne hanno acquisito la “patente”, e riconosciuti tali forse anche da lei, continuano a mentire sapendo di mentire! Non so se si conoscono invece quali danni di credibilità, per la cittadinanza intera, alcuni storici, quelli forse anche da lei riconosciuti come tali e rispetto alla Casa principesca di Monaco, possono essere stati concretizzato con l’invito e la venuta del principe a Modica, “alla ricerca delle proprie radici” lo scorso anno.

  3. Già il commentare senza conoscere a fondo le questioni ed i personaggi lascia il dubbio sul proposito di dare un contributo alla ricerca, documentata, della verità oppure la voglia di tifare senza documentare.
    Se si vuole si demolisca la documentazione prodotta da Carmelo Cataldi e Francesco Pellegrino sui Grimaldi.
    SI INTERVENGA SULLA SOSTANZA DELLE COSE prima del resto che tra l’altro nel caso in discussione è più che autorevole.

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