Eurocambiamento: l’Old Europe al capolinea? Parte prima….di Francesco Roccaro

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Angela Merkel, da forfait. La cancelliera di ferro ha annunciato di lasciare la politica dalla fatidica data del 2021. Questa decisione ( da molti aspettata) potrebbe divenire invece l’anticamera della fine di una certa imbastitura europea che abbiamo tutti visto come “madre-padrona” per diversi anni e non tanto per la mancanza di adeguate leggi, ma per i continui regolamenti e le ininterrotte minacce a Stati e Governi “che non intendevano allinearsi”. Non sappiamo se questa idea di “Classic Europe “ da molti prima voluta e poi accanitamente avversata, sia stata la ricetta giusta ai mali economici ( e non solo) del vecchio Continente, ma di fatto , almeno negli ultimi tempi, questa tipologia di vecchia Europa è rimasta vittima dei suoi stessi diktat. Forse siamo davvero entrati in un epoca di cambiamento totale voluta da una globalizzazione selvaggia che ha lasciato tutti senza difese, in primis questa specie di “linea Maginot in economy ” tutta europea e tutta fallimentare ( come lo fu, quella militare, nella seconda guerra mondiale). La storia ha consegnato ai posteri la sentenza che non servono opere monumentali per vincere, ma capacità innovative tipiche dell’ingegno dell’uomo moderno e sempre al passo con i tempi. Nel 1939 ( ahimè ) furono innovativi i Tedeschi ma su altri campi decisamente diversi e palesamene terribili. E’ chiara: nessuna pietà o positiva revisione storica per quella scellerata idea assurda della “ razza ariana superior”, figlia di puri e folli nazionalismi oggi ribattezzati come “populismi” del terzo millennio. Adesso siamo alle prove libere in pista per il gran premio politico che si correrà con le prossime elezioni Europee deI maggio 2019 e che forse diventerà il prologus della fine di un’era, un epoca che ha voluto, con il placet di tutti, la celebrazione di un centralismo europeo, figlio del peggiore retaggio storico del trattato di Vienna e successive modifiche , senza mai una minima applicazione di visioni futuriste di innovativa e sana economia politica in difesa delle masse europee. Da queste elezioni usciranno le indicazioni dei nuovi commissari e, dulcis in fundo, l’elezione ( per dire) con nomina, entro novembre 2019 , del futuro presidente della BCE, che, come tutti sanno, è in realtà uno dei veri protagonisti e un sicuro burattinaio(anche se telecomandato) di questo teatrino europeo. Tutto programmato da tempo, ma in realtà l’anticipazione delle intenzioni future della “ cancelliera di ferro” mette in condizione di velocizzare gli stessi tempi che scriveranno la storia. Forse siamo già alla stesura del capitolo “disgregazione della vecchia concezione e nuove forme di ripristino del sistema europeo”. Diamo uno sguardo alla storia recente. Adiamo nel 2015, data forse veramente storica. Quell’anno viene istituito forzatamente l’inutile referendum greco sull’austerity. Quella folle mossa in realtà pose una grossa spada di Damocle sulla testa della Grecia ma soprattutto dei suoi sospettosi creditori. Ma in quello stesso anno il governo germanico chiude le porte ( come negli anni 40) a milioni di migranti che si raccoglievano nei Lander .Fu un tremendo effetto domino che culminò con l’infinita crisi degli immigrati che, da ogni parte del mondo, arrancavano nel Mediterraneo alla ricerca dell’Eden europeo. Erano tempi d’oro per la Angela Merkel che, vista la situazione, da molti venne paragonata alle più grandi figure femminili emblematiche della storia….. la salvatrice dell’Europa , la nuova Giovanna D’Arco, o la nuova Madre Teresa di Calcutta……fate voi; insomma una nuova Madonna ma sicuramente con le vesti della più enigmatica sfinge egizia. Nella sua crociata in difesa europea si collocò perfettamente il governatore Mario Draghi , che veniva indicato a sua volta indicato come il nuovo Sigfrido, il nuovo salvatore dell’Europa e della moneta unica: il dio euro. Tutto questo solo tre anni fa, ma adesso, di colpo tutto è cambiato . Le roccaforti BCE , Commissione Europea e lo stesso Parlamento Europeo, vittime di profonde inefficienze e riforme strutturali mai compiute, adesso iniziano a scricchiolare. I due titani Merkel e Draghi che avevano spinto in una sola direzione: austerity, cambiamento e riforme, adesso vengono processati da un “revisionismo storico” senza pietà. Entrambi forti , entrambi protetti da una burocrazia europeista centralista si sono dati da fare certamente, ma forse era già troppo tardi. Troppe ambiguità, troppi veti e troppe regole fuori dalla modernità dei tempi, troppe misure vecchie ed applicate anche tardivamente. Siamo ad un capolinea di cui non vediamo il fondo? Si, il fondo che certamente il duo citato lascerà in un gran vuoto strutturale a breve. Ma la nostra preoccupazione non è solo per la differenza Pil/debito italiano o le ritorsioni economiche sotto forma di sanzioni, o le agenzie di rating che denigrano giornalmente, o quant’altro di umanamente correggibile ,no quello che preoccupa tutti seriamente è questa implosione terribile che rischia di far saltare questo meticoloso puzzle chiamato Europa che i nostri padri faticosamente, avevano assemblano negli anni. La colpa è di tutti noi. Abbiamo lasciato carta bianca a politici e “mezzi-politici” inviati a Bruxelles che non sono riusciti a capire e soprattutto, a far nulla. L’Europa è stata per anni solo in mano, da un lato, alla Merkel , che ha difeso terribilmente la razza ariana ed imposto regole ferree a tutti gli altri paesi UE, e dall’altro, a Mario Draghi che ha fatto di tutto ( senza alcun esito positivo) per trovare l’elisir di cura alla grave malattia del binomio debito pubblico/disoccupazione. Analizzando meglio l’impalcatura comunitaria, dobbiamo dolorosamente constatare che essa non è stata mai completata adeguatamente sulla capacità bancaria atta a garantire centralmente in maniera equilibrata i depositi dei cittadini EU. Questa sarebbe stata l’unica difesa ( come quella americana) realmente funzionante, identificabile come una vera e propria rete protettiva sui conti bancari di milioni di correntisti europei. Con questa prospettiva nel nostro racconto però, siamo costretti a tornare indietro, nel 2016, dove un’altra dinamica ha determinato fatti certamente gravi. Ma di questo ne riparleremo a giorni nella seconda parte della nostra piccola analisi.

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