Piano di utilizzo imposta di soggiorno a Ragusa. Iurato: “Ecco cosa non va”

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Anche se l’imposta di soggiorno ha tradizioni locali già a partire dei primi decenni del Novecento, con l’articolo n.4 del decreto legislativo n. 23 del 14 marzo 2011 in Italia viene istituita la facoltà dei Comuni di applicare (con delibera di Consiglio comunale) una tassa/imposta di soggiorno per non residenti che alloggiano in strutture turistiche. Lo stesso decreto obbliga i Comuni a destinare il gettito di imposta per finanziare (testualmente): interventi in materia di turismo ivi comprese quelle a sostegno delle strutture ricettive; interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali; interventi in favori dei servizi pubblici locali. Lo stesso decreto obbliga i Comuni che intendono avvalersi dell’imposta di soggiorno ad adottare un proprio regolamento comunale, sentite le associazioni maggiormente rappresentative dei titolari delle strutture ricettive, attraverso il quale si possono disporre modalità applicative del tributo, nonché di prevedere eventuali esenzioni e riduzioni per particolari fattispecie o per particolari periodi di tempo (vedi comma 1,2,3). E’ il consigliere comunale di Ragusa Prossima, Gianni Iurato, a metterlo in rilievo in una interrogazione presentata a palazzo dell’Aquila.

“In osservanza a tale disposizione di legge – precisa Iurato – il Comune di Ragusa, con delibera del Consiglio comunale n.84 del 16 dicembre 2014, approva con 22 consiglieri presenti e 8 assenti il nuovo regolamento sull’imposta di soggiorno nella città di Ragusa. Sulle politiche turistiche “attive-disattivate” di questo territorio, negli ultimi decenni, ci sarebbe tanto da dire, proprio perché pochissimo è stato fatto nel campo della promozione turistica, se non qualche costosa nomina di “esperti” o affidamenti di “servizi” che poi si sono rivelati poco efficaci nello spazio (territorio), nel tempo (in prospettiva). Nemmeno l’Amministrazione uscente può vantare un’azione-promozione turistica degna di un Comune patrimonio dell’Unesco come Ragusa, nonostante si sia avvalsa di una “esperta” fatta venire appositamente dal capoluogo di Regione che tutti abbiamo avuto modo, a vario titolo, di valutare dal punto di vista dell’efficacia nelle pseudo “politiche turistiche attive” da quest’ultima esperta coordinate. Per quanto riguarda la delibera della Giunta Cassì n. 278 del 10 settembre 2018 denota una distribuzione generica e incomprensibile del 1.100.000 euro, frutto dei proventi di imposta di soggiorno che non tiene certamente conto della importanza strategica del castello di Donnafugata (a quest’ultimo assegnati appena 6.000 euro su 1.100.000 euro disponibili)”.

“Per non parlare anche – aggiunge Iurato – di assenza di attività specifica nel Piano per poter creare: rete con altri Comuni limitrofi e non; sistema con altri musei nazionali ed internazionali; nuove realtà museali in città, pubblici e anche in regime di convenzioni con privati, spesso proprietari di variegate collezioni o proprietari di edifici nobiliari di pregio architettonico (non solo chiese). Di per sé il termine “Piano di utilizzo” dovrebbe significare programmazione dettagliata, predisposizione, strategia, campo specifico di intervento ed invece non scopiazza neanche sommariamente l’articolo 2 del regolamento comunale sull’imposta di soggiorno (quest’ultimo andrebbe migliorato e snellito almeno in alcuni articoli) senza entrare nello specifico degli interventi che invece dovrebbero essere lo specchio del programma elettorale presentato alla città. Appare una precisa scelta politica lasciare il piano sul generico. Forse per prendere tempo, per “concordare” (con chi?) la destinazione specifica dei fondi, dimenticando la regalità del programma politico che “ci” impegna a rispettarlo e che dovrebbe essere al di sopra dei condizionamenti, anche se scontati, di pochi. Diciamo che si è trasformato un atto amministrativo turisticamente strategico in un mero: “Lassamilu accussì, né masculu e né fimmina…ca appuoi viriemu! …. Ci piensu iu!”. Per carità niente di losco, di scandaloso, niente di illegittimo! Ma politicamente ed amministrativamente una piccola delusione”.

“Eppure – aggiunge ancora il consigliere comunale di Ragusa Prossima – bastava prendere il proprio programma, individuare delle specifiche priorità e calarle pari pari nel piano 2018 con la relativa copertura finanziaria attingendo dal 1.100.000 di euro. Noi di Ragusa Prossima così avremmo fatto. Semplicemente. Che dire poi circa la mancanza di voci specifiche sul trasporto itinerario turistico mirato all’interno del nostro territorio agricolo comunale, con un occhio di riguardo anche per l’Archite-Agricoltura sull’altopiano e per le vallate storiche. Nel piano di utilizzo dell’imposta di soggiorno 2018, mancano specifiche scommesse-voci nel proporre nuove sfide, nuovi percorsi da proporre ai turisti per far capire loro che noi non siamo solo un popolo di feste e di sagre, non siamo solo “Montalbano” e viuzze, ma siamo soprattutto la terra delle miniere di asfalto, delle latomie di pietra calcare, dei mulini ad acqua, la terra dei greci e dei siculi. Siamo la terra e possiamo essere anche gli itinerari nei luoghi dove si è difesa la Patria durante la Seconda guerra mondiale; possiamo anche essere gli itinerari del Pitrè, del Vann’antò, del G.B. Odierna, in poche parole la terra della Memoria che conserva a pieno titolo parte del Patrimonio materiale ed immateriale dell’Umanità. In una sola sigla, siamo già terra Unesco, da sempre. Che c’entra questo piano di utilizzo dell’imposta di soggiorno 2018 così come è stato concepito dall’Amministrazione comunale con tutto questo? Mi auguro che in sede di approvazione del Bilancio di previsione, il Consiglio comunale unitamente all’Amministrazione siano guidati da lungimiranza e apportino le giuste e sensate modifiche riconsegnando un’anima al Piano. Tuttavia andiamo avanti, abbiamo ancora tempo per testimoniare con i fatti quanto valiamo veramente, sia come Consiglio comunale tutto ma soprattutto come Amministrazione comunale”.

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