Ciclismo. Nibali contro Froome: il Tour è un gioco di senatori

C’è una legge non scritta del Tour de France: è quella che ogni giornata sarà diversa. Né più facile, né più difficile: semplicemente diversa. Provare a chiedere a Chris Froome, che dopo i fischi del pubblico – questa, la risposta dei francesi alla giustizia dell’Uci – si è visto finire fuori strada in seguito a qualche semplice pedalata. Sono partiti di domenica, al Tour. Centonovantasei chilometri, la partenza da Noirmoutier en l’Ile era stata superata da un pezzo quando il britannico prende un’ancata sulla curva e finisce nell’erba. Ah, per sua sfortuna i velocisti hanno già un altro passo e si sono ormai dedicati ad altro. Non c’era spazio per recuperare, e allora resta imbottigliato a 50 secondi dal resto della gloria. Quella che si è già preso Vincenzo Nibali, undicesimo al primo ‘Giro’ e subito pronto a ringraziare i compagni: “Le sorprese negative sono sempre dietro l’angolo. Sonny Colbrelli e Heinrich Haussler hanno fatto un lavoro prezioso perché andasse tutto bene“.

E sarà Nibali a giocarsi il tutto per tutto, lottando ogni giorno su un percorso quello del Tour 2018 ricco di insidie. Del resto, la squadra che gli hanno messo a disposizione dalla Vandea è qualcosa di devastante: lo Squalo, che ha messo insieme i pezzi da ormai 8 mesi, non si è per nulla nascosto. L’obiettivo è vincere quella maglia gialla già conquistata nel 2014. E il siciliano, dopo il ritiro con la sua Bahrain Merida a Hvar, isola incredibile della Croazia, ha valutato con attenzione quelli che sono oggi i suoi compagni di squadra che lo supportano nella missione in terra transalpina. Una formazione composta da 8 elementi, quest’anno: e non più nove.

Del resto, l’aveva sostenuto stesso il corridore qualche mese fa in una intervista rilasciata ai media durante il ritiro di Passo San Pellegrino : “Sono molto sereno. L’obiettivo è quello di arrivare almeno al podio. Non è facile ma a me piacciono le grandi sfide. L’anno scorso ho affrontato due grandi corse a tappe e ottenuto due podi importanti. Sento di poter dire e dare ancora qualcosa di importante”. E tappa dopo tappa, le consapevolezze accompagnano la stessa ambizione. Il vincitore della Grande Boucle del 2014 va infatti a caccia di uno storico bis, nonostante un Giro del Delfinato decisamente sottotono. Chissà allora se quell’allenamento al Passo San Pellegrino gli ha fatto poi così bene: magari gli ha fatto bene proprio per la cronosquadre, che sembrava essere il suo tallone d’Achille. “Un po’ mi preoccupa ma so che andremo meglio che al Delfinato. Il distacco accettabile sarebbe nell’ordine di un minuto, se si va oltre non è una buona cosa”, aveva detto alla vigilia. Aveva ragione, ma la stessa ragione l’ha raggirata con una grande gara.

Il Tour è una corsa speciale dalla prima all’ultima tappa. Sappiamo tutti che c’è la tappa del pavé e che tutte le prime tappe sono molto insidiose. E la tappa di 65 chilometri è un’incognita per tutti”. Parola dello Squalo, sì. Che stavolta è pronto a sbranare tutti. Specialmente i destini già scritti.

 

 

 

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