Vittoria, arrestato imprenditore agricolo albanese per sfruttamento di 6 suoi connazionali clandestini. Denunciato in concorso il padre

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La Squadra Mobile e Commissariato di Vittoria hanno arrestato Auglent Lalollari, albanese, 34 anni, per sfruttamento della manodopera c.d. caporalato. L’albanese è indagato anche per i reati di furto aggravato di energia elettrica, ricettazione e impiego di operai irregolari sul territorio nazionale.
Gli agenti, unitamente a funzionari dell’Inps, dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, dell’Asp di Ragusa – Servizio Igiene – dello Spresal (Servizio Prevenzione e Sicurezza negli ambienti di lavoro) hanno effettuato un controllo presso l’azienda agricola dell’arrestato.
Non appena fatto ingresso gli uomini della Polizia individuavano gli operai intenti a lavorare procedendo alla loro identificazione.
Sin dai primi accertamenti si aveva modo di constatare che gli operai di origine albanese fossero irregolari sul territorio nazionale, pertanto non potevano avere un rapporto lavorativo con il titolare.
Unitamente al titolare dell’azienda veniva effettuato un controllo capillare delle serre in un terreno di 60.000 mq e dei magazzini, alcuni dei quali trasformati in abitazioni per gli operai.
Dal controllo venivano accertati altri reati, tra questi la ricettazione di una moto rubata (del valore di 10.000 euro circa già restituita al proprietario) e di diversi oggetti provento di furto e cioè compressore marca Abac mod. FCD/50 di colore blu; sospensore idraulico per macchine agricole di colore nero; boiler marca Varem di colore rosso della capacità di 20 litri; montacarichi marca Beta di colore grigio; gruppo elettrogeno marca Mosa mod. GE 3200 Hfamily con motore Honda 6.0; motosega marca KPC mod. PN 3800 II, di colore arancione; saldatrice marca Deca Mod. Domus 171 E, di colore giallo; centralina controllo irrigazione marca Irritrol Mod. Total Control, di colore blu con custodia; trapano tassellatore marca Makita di colore blu; flex marca Milwaukee di colore rosso mod. Heady Duty; sega circolare marca Practyl mod. 1Y-DH03-185, di colore nero; climatizzatore marca Aermec mod. SE500 inverter; carica batterie marca IPG Gansow di colore grigio; valigetta marca Powerfix di colore blu contenente nr. 6 utensili di colore rosso per la lavorazione di tubi in metallo; mini moto tre ruote colore giallo/nero; mini moto quattroruote colore nero/rosso tipo quad marca Highper; flex a scoppio marca Stihl colore di rosso/nero; due scale/rampe da carico in alluminio di 3 metri cadauno.
Inoltre da un controllo dell’impianto elettrico, evidentemente manomesso, emergeva che il titolare avesse effettuato un allaccio abusivo, pertanto venivano convocati i tecnici Enel che constatavano quanto ipotizzato. Il titolare dell’azienda si era allacciato in modo diretto alla rete di distribuzione non pagando alcun centesimo.
Dall’escussione dei lavoratori è stato possibile appurare senza ombra di dubbio che il datore di lavoro sfruttasse la manodopera dei propri dipendenti. Tutti i braccianti agricoli sono stati trovati mentre lavoravano; addirittura una donna incinta era intenta a estirpare le melanzane all’interno della serra con oltre 40 gradi, tanto che giunta negli uffici della Polizia di Stato è stata colta da malore per la troppa fatica dei giorni passati.
Le vittime venivano pagate pochi euro l’ora, non hanno mai avuto un contratto di lavoro, non hanno mai effettuato una visita medica di controllo, non sono mai stati informate sui rischi dell’utilizzo di fitofarmaci, non hanno mai avuto diritto alle ferie o giorno di riposo, non sono mai state dotate di dispositivi di protezione individuale, lavoravano almeno 8 ore al giorno e venivano pagate solo quando lavoravano, se non c’era attività, non essendo impiegate, non percepivano nulla.

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