
RAGUSA, 14 Agosto 2026 – Il Tribunale di Ragusa ha condannato Hedi Mejiri, il cinquantatreenne di origine tunisina ritenuto responsabile dell’attacco incendiario avvenuto ai danni della Caserma della Guardia di Finanza di Modica. L’uomo ha patteggiatoo una pena a 3 anni e 2 mesi di reclusione, con il rito immediato.
I fatti risalgono alla notte tra il 26 e il 27 novembre 2025, poco prima della 4, quando un incendio di chiara natura dolosa era divampato nel parcheggio antistante la caserma delle Fiamme Gialle, avvolgendo e danneggiando gravemente i veicoli di servizio e propagandosi fino a intaccare la facciata della struttura.
Le immediate indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Ragusa, avevano imboccato subito la pista giusta grazie all’analisi meticolosa delle immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza della zona, che avevano permesso agli investigatori di tracciare con precisione millimetrica i movimenti del piromane prima e dopo il raid.
Il cerchio attorno al cinquantatreenne si era stretto pochi giorni dopo il rogo grazie all’operazione condotta dagli agenti del Commissariato di Polizia di Modica, guidati dal vicequestore Lorenzo Cariola. L’uomo era stato localizzato all’interno di un immobile abbandonato situato nel quartiere di Modica Alta.
Durante l’irruzione delle forze dell’ordine, il sospettato aveva tentato un’ultima mossa disperata per sottrarsi alla cattura, provando a fuggire da una finestra e impugnando un coltello, ma era stato prontamente immobilizzato e disarmato dagli agenti. La perquisizione eseguita sul posto aveva permesso di raccogliere elementi schiaccianti: i poliziotti avevano infatti recuperato gli indumenti che l’uomo avrebbe indossato la notte dell’attacco e una valigia già pronta, chiaro indizio della volontà di darsi alla fuga.
Il primo dicembre il giudice aveva formalmente convalidato il fermo di polizia giudiziaria, disponendo per l’indagato la misura cautelare in carcere.



7 commenti su “Incendiò le auto della Guardia di Finanza a Modica: Hedi Mejiri, patteggia 3 anni e 2 mesi”
Se era l’auto di un comune cittadino gli avrebbero dato tre anni e sei mesi?
O era il proprietario dell’ auto a essere condannato? E a dover risarcire questa risorsa boldriniana di Pietro?
Chiedo per un amico.
Propongo una raccolta fondi per questa risorsa boldriniana di Pietro.
Ma in Tunisia c’è guerra?
Serve rispondere ai decerebrati?
Il ricorso al patteggiamento è una legge italiana che tutti gli imputati, italiani e non, possono chiedere tramite il proprio legale e viene accettato solo se il PM è d’accordo.
Questa è la legge.
Poi ci sono gli scecchi o i finti scecchi … ma questo è un altro discorso che va inquadrato nelle profondità di intelletto del genere umano.
Perché ha bruciato le auto ??
Chi lo ha difeso visto che è povero e pazzo .
Adesso dove scontera’ la pena ?
Mischinu poteva stare un Tunisia , almeno la sua famiglia lo avrebbe aiutato .
In effetti anche qua la Boldrini , Arcivescovi ,accoglienza speculativa , adoratori di Pedro Sancez, si prendono cura di questi scappati di casa .
Squasi .
AmoModica dal suo regno cade dal pero! Squasi!
@I LOVE MODICA – queste persone vengono fatte arrivare qui e poi non riescono a integrarsi. Non hanno la minima idea di come ci si debba comportare in una società evoluta e provocano questo genere di disordini. Una volta entrate nel circuito giudiziario, si avvalgono del patrocinio legale gratuito – pagato da te – per la propria difesa. Il vero problema è proprio questa assistenza legale costosissima, che ormai è diventata un business enorme. La situazione è la stessa in tutta Europa. I governi si lamentano sempre di non avere fondi; non c’è da stupirsi, visto che mantengono un esercito di avvocati a spese dei contribuenti.
@ Bob, però abbiamo quattro cog……ni che c’è li rompono tutti i giorni con il debito, però non parlano di questo spreco perché ci fanno affari con le risorse boldriniane di Pietro.