Lettera aperta al Direttore: “Chiarezza sul diverbio allo stadio e la verità sui lavori al “Pietro Scollo””

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Egregio Direttore,

chiedo l’ospitalità del Suo Giornale per fare chiarezza su una vicenda che ha interessato la nostra Città e che altri organi di stampa hanno diffuso come un vero e proprio scoop, diffondendo informazioni distorte e non veritiere, che meritano opportuni chiarimenti. Non avrei mai immaginato che un banale diverbio tra due persone, nato da precedenti dissapori e durato pochi istanti, potesse meritare tanto spazio pubblico fino a essere trasformato, prima in un caso politico, e poi nel pretesto per rivolgere accuse a me, alla Giunta e all’intera Amministrazione comunale. Avevo scelto di non replicare, perché ritenevo che Modica avesse questioni più importanti delle antipatie personali tra un assessore e una giornalista, e perché speravo che la vicenda si esaurisse da sé, ma il nuovo articolo pubblicato da Il Domani Ibleo il 19 settembre, questa volta sotto la firma impersonale della “Redazione”, dimostra invece che quel silenzio è stato scambiato per acquiescenza, per cui ritengo necessario ricostruire i fatti e ristabilire la verità di alcuni punti fermi, anche per il rispetto della mia personale onorabilità, così volgarmente calpestata dalle menzogne. Domenica, allo stadio, ho incrociato la giornalista Mariacarmela Torchi, ma considerati i rapporti non propriamente cordiali degli ultimi tempi, ho preferito non salutarla e proseguire per la mia strada. È stata lei, passandomi accanto, a rivolgermi sottovoce alcune parole che non ho compreso. Mi sono girato e le ho chiesto, con tono certamente polemico ma non aggressivo: “Vuoi dirmi qualche altra cosa oltre quello che ti hanno suggerito di scrivere contro di me?” La reazione è stata immediata e tutt’altro che sommessa: dopo avere gridato che nessuno le suggerisce cosa scrivere, mi ha mandato, con espressione inequivocabile, a quel paese, e io ho risposto nello stesso modo. Fine della vicenda. Si può discutere sull’opportunità della mia battuta; la si può ritenere provocatoria o sgradevole, ma non la si può trasformare, così come è stato fatto, in ciò che non è mai stata: nessuna aggressione, nessuna intimidazione, nessuna scenata contro la libertà di stampa e nessun tentativo di impedire a chicchessia di scrivere. La Torchi ha invece parlato di un mio “stato di visibile alterazione”, ha sostenuto che le avrei “urlato in faccia” e ha affermato che sarei abituato ad “agire sotto dettatura di qualcuno”, ed è stato proprio allora che da un diverbio personale si è passati a giudizi sulla persona, sulla mia autonomia e perfino sulla mia capacità di amministrare, chiamando in causa anche il centro storico e attribuendomi responsabilità che nulla avevano a che vedere con l’episodio. Di fronte a tanta banalità, ciò che trovo singolare è questa smania di trasformare ogni dissapore personale in un fatto pubblico, attribuendogli significati politici, istituzionali e persino democratici che semplicemente non possiede: se due persone litigano, hanno litigato; non è necessario convocare l’opinione pubblica, la politica, la deontologia professionale e il futuro del centro storico per raccontarlo, per questo credevo che la questione finisse lì, ma mi ero illuso, perché di lì a poco ecco arrivare, puntuale come sempre, anche l’intervento di questo giornale e del suo Direttore, Gianni Contino, nella ormai consolidata veste di “tribuno della sua giornalista di punta”, che ha qualificato i miei comportamenti come “gravi” e addirittura lesivi della deontologia professionale della collega, salvo poi, dopo avere pronunciato il verdetto, ricordarsi, bontà sua, che avrei avuto anche un diritto di replica. Davvero singolare come sistema applicato da un giornale che pretende di raccontare i fatti per ricostruire la Verità: prima si sceglie a chi credere, poi si giudica e infine si concede la parola all’altro. Peccato che nessuno, prima di accusarmi pubblicamente, ha ritenuto necessario chiedermi cosa fosse realmente accaduto! Ma “Il Domani Ibleo” non solo ha immediatamente fatto propria la versione della sua giornalista, ma oggi torna alla carica coinvolgendo non soltanto il sottoscritto, ma anche la Giunta e l’intera Amministrazione con affermazioni, queste si, particolarmente gravi. Il nuovo articolo annuncia di avere portato alla luce non meglio precisate “irregolarità” relative ai lavori per la messa in sicurezza della tribuna ospiti dello stadio Pietro Scollo, e il grande scoop sarebbe un fantomatico “divieto di trinità” in forza del quale il responsabile unico del progetto non potrebbe ricoprire, al tempo stesso, anche il ruolo di progettista e di direttore dei lavori. Peccato che questo divieto non esista, e anche il più parziale dei commentatori lo avrebbe potuto appurare facendo un banale approfondimento! L’articolo 4, comma 3, dell’Allegato I.2 al D.Lgs n. 36 del 2023 (quello che lo stesso giornale cita come “codice degli appalti”), consente al RUP, nei limiti delle proprie competenze professionali, di svolgere anche le funzioni di progettista e di direttore dei lavori. Il Servizio di supporto giuridico del Ministero delle infrastrutture, con il parere n. 3533 del 23 giugno 2025, ha affrontato esattamente tale questione e ha chiarito che non sussiste alcuna incompatibilità: RUP, progettista e direttore dei lavori possono essere la stessa persona, salvo le specifiche eccezioni previste per interventi complessi, di particolare rilevanza, integrati o sopra la soglia europea (tutte circostanze che in questo caso non ricorrevano). L’ignoranza non è necessariamente una colpa; può capitare a chiunque di interpretare male una norma o di non conoscere un chiarimento ministeriale. Diventa però un problema quando tracima nella presunzione: la presunzione di avere scoperto chissà quale illecito; la presunzione di accusare amministratori e funzionari di chiudere “un occhio, anzi due”; la presunzione di insinuare che si proceda “nella speranza di farla franca”; la presunzione, infine, di impartire lezioni di capacità, trasparenza e correttezza sulla base di una regola che la legge non prevede. Il giornale rivendica con enfasi il valore delle proprie “fonti”, ma una fonte non sostituisce la verifica, e se il giornalismo di controllo è essenziale in una democrazia, proprio per questo richiede rigore, contraddittorio e verifica dei fatti enarrati! La firma “Redazione” non rende collettivamente vera una notizia falsa né attenua la responsabilità di pubblicarla, rende semmai più singolare che un’intera redazione non abbia verificato una questione risolvibile in pochi minuti attraverso la consultazione del Codice e del parere ufficiale del Ministero. Quanto al paragone con la Vergine Maria e all’affermazione secondo cui questa Amministrazione sarebbe riuscita perfino a fare peggio della precedente, siamo ormai lontani dall’informazione e pienamente dentro la polemica politica: naturalmente è legittimo criticare l’Amministrazione, anche con durezza, ma è intellettualmente scorretto presentare come risultato di un’inchiesta una tesi giuridica infondata e utilizzarla per insinuare condotte opache o illecite. Per queste ragioni ho chiesto a Il Domani Ibleo di rettificare con la medesima evidenza l’affermazione relativa al cosiddetto “divieto di trinità” e di distinguere, anche per il futuro, la critica politica dall’attribuzione di irregolarità amministrative: la prima è libera e doverosa; la seconda richiede fatti, norme correttamente interpretate e verifiche serie, e questa volta sono mancati tutti e tre.

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