
“Non ti circondare di adulatori. L’adulazione fa male all’anima, eccita la vanità e altera la visione della realtà. L’amico adulatore non è più amico e occorre starne in guardia: può domandare quel che non si deve concedere e che forse si concede per il legame creato non dall’amicizia ma dall’adulazione” (Da: Luigi Sturzo – Il manuale del buon politico)
Questo pensiero di Luigi Sturzo è di un’attualità disarmante, applicabile non solo alla politica, ma alla vita di tutti i giorni, ai social network , all’ambiente di lavoro, culturale e sociale. L’adulazione crea una “bolla” che ci isola dalla realtà, facendoci perdere la bussola.
In politica, come nella leadership e nella vita quotidiana, è facile cadere nella trappola di chi ti dà sempre ragione. Gli adulatori nutrono il nostro ego, ma distorcono la nostra percezione della realtà, impedendoci di vedere gli errori e di crescere. Sturzo ci ricorda che il vero pericolo dell’adulazione è il ricatto emotivo silenzioso: crea un finto legame che ci spinge a concedere ciò che non dovremmo, compromettendo la nostra integrità.
Un vero leader, un vero professionista e, soprattutto, un vero amico, deve avere il coraggio del dissenso costruttivo. I politici fanno fatica a circondarsi di persone che lo sfidano a migliorare; si circondano di specchi che riflettono solo ciò che vogliono vedere. Le parole di Luigi Sturzo sembrano scritte proprie per questa nostra “era dei like” a tutti i costi, dove il consenso politico si cerca in modo asfissiante attraverso il web.
Per il mondo politico di oggi, è grazie ai social che l’adulazione è diventata una gabbia dorata che rende ciechi di fronte ai propri limiti, creando finti legami basati sulla convenienza e non sull’affetto reale. I politici nelle loro relazioni non gradiscono di avere accanto persone che sanno dirgli la verità, anche quando fa male, ma adulatori, i quali, per tutelare i loro interessi fingono amicizia e rispetto elargendo complimenti di circostanza. Prevale sempre il detto: “o con me o contro di me”. Quindi adulare diventa una scelta necessaria per andare avanti.
Come bene diceva già decenni fa Luigi Sturzo, che metteva in guardia dagli adulatori, oggi chi dà sempre ragione al politico, rischia di essere un adulatore che sta solo costruendo un credito per chiedergli , prima o poi, qualcosa che vuole evitare che non gli venga concessa.
Quello della trappola dell’adulazione e dei falsi amici è uno dei temi più battuti della storia del pensiero, a partire dai filosofi dell’antica Grecia fino ai sociologi moderni. Cambiano le parole, ma il concetto di fondo resta identico a quello di Sturzo: chi ti adula ti acceca per il proprio tornaconto.
Se andiamo indietro nel tempo, anche i greci e i romani erano ossessionati da questo problema, soprattutto perché i potenti rischiavano di rovinare interi imperi a causa dei cortigiani. Plutarco, ad esempio, scrisse un intero trattato intitolato “Come distinguere l’adulatore dall’amico” con una tesi identica a quella di Sturzo: l’adulatore per Plutarco non si specchia in te per affetto, ma adatta la sua forma alla tua per manipolarti. Diceva che l’adulatore è come un camaleonte, cambia colore per assecondare i tuoi difetti.
Anche Cicerone nel suo celebre trattato De Amicitia (Sull’amicizia), scriveva: “L’adulazione, la lusinga, l’assentire servilmente sono un vizio […] di uomini leggeri e ingannevoli, che dicono tutto per piacere e nulla per verità”.
In ultima analisi, l’adulazione in politica non è semplicemente una debolezza caratteriale, ma una vera e propria patologia del potere. Quando il leader si circonda solo di cortigiani, compie il primo passo verso l’isolamento democratico: smette di governare la polis reale per governare un simulacro. La lusinga anestetizza il senso del limite, trasformando l’azione politica in un soliloquio cieco. Se il consenso si riduce a un gioco di specchi e compromessi morali, la leadership perde la sua funzione originaria di guida e si riduce a pura conservazione di sé.


