
MODICA, 03 Luglio 2026 – La vicenda della Guardia medica di Modica Alta si complica sempre più, trasformandosi in un caso emblematico di progressivo smantellamento dei servizi sanitari di prossimità. Dopo il trasferimento, scattato lo scorso 15 giugno, dello storico presidio sanitario dal quartiere di Modica Alta al Sacro Cuore, e a seguito di una fitta serie di comunicati e prese di posizione da parte dei vertici dell’Asp e del Sindaco di Modica, l’ultimo provvedimento dell’Azienda Sanitaria Provinciale traccia un quadro tutt’altro che rassicurante.
Secondo le ultime disposizioni dell’Asp, a Modica Alta — inserita insieme ad altre dieci località prettamente turistiche della provincia — è stata destinata l’attivazione di un semplice ambulatorio infermieristico per il periodo che va dal 1° luglio al 15 settembre. Il servizio sarà attivo dal lunedì al venerdì, dalle 20 alle 8, mentre il sabato e i giorni festivi la copertura sarà garantita solo in orario diurno.
“Non vi è dubbio – lamenta Vito D’Antona di Sinistra Italiana – che, per come è stata impostata, ci si trovi davanti a una drastica e inaccettabile riduzione del servizio precedentemente reso all’utenza. L’assenza totale della figura del medico, la natura esclusivamente temporanea della misura e le rigide fasce orarie stabilite ci consegnano un presidio fortemente limitato. Questa rimodulazione al ribasso non è in grado di garantire una risposta di assistenza sanitaria che sia minimamente adeguata alle reali esigenze della numerosa popolazione che risiede stabilmente a Modica Alta”.
Mentre a parole la città e le istituzioni si interrogano continuamente sulle strategie per contrastare la desertificazione del centro storico e delle sue aree storiche, nei fatti si assiste paradossalmente al ridimensionamento o al trasferimento di servizi essenziali per la vivibilità quotidiana, che fino ad oggi erano stati un punto di riferimento insostituibile per i residenti.
“Garantire il diritto alla salute significa mantenere i presidi medici laddove la cittadinanza ne ha bisogno, senza cedere a logiche di riorganizzazione che penalizzano le fasce più deboli della popolazione”.


