Modica Bassa, chiude l’ennesima attività: se il centro storico diventa un parco giochi senza residenti

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MODICA, 01 Luglio 2026 – Chiude l’ennesima attività commerciale a Modica Bassa. La scena, ormai, segue un copione fin troppo prevedibile: la gente ne parla per strada, la stampa pubblica articoli e commenti accorati, e il mondo politico fa a gara sui social per dispensare ricette miracolose tanto quanto inutili. Il problema, però, rimane lì. Immobile, ingombrante e sempre più fastidioso, come una mucca nel salotto buono della città.

In questo scenario, ognuno ha soluzioni pronte da vendere e colpe da attribuire a qualcun altro. Eppure, fino ad oggi, è mancata una vera analisi dei grandi cambiamenti sociali ed economici che hanno prodotto, anche a Modica, questo triste fenomeno. Ci si ferma alla superficie, ignorando le radici profonde della crisi.

“In realtà, i segnali d’allarme c’erano già tutti. Modica Alta è stata colpita per prima da questo svuotamento -dice Antonio Ruta del Comitato L’Alternativa Socialista -, ma allora nessuno se ne preoccupò più di tanto. In fondo, nell’immaginario collettivo, quel quartiere è sempre stato considerato meno “blasonato”: e quindi, pazienza! Eppure, proprio l’esperienza di Modica Alta avrebbe dovuto farci comprendere che il mondo stava cambiando rapidamente, e che presto la stessa mannaia si sarebbe scagliata contro tutto il centro storico, senza alcuna distinzione di quartiere o di prestigio.

Per anni ci siamo cullati nell’illusione di poter sopravvivere grazie alle sole bellezze del nostro patrimonio culturale. Abbiamo assunto, quasi senza accorgercene, il contegno dei colonizzati, pronti a svendere tutto in nome di un turismo non regolamentato. E nel frattempo il centro storico muore, portando con sé la memoria della città e tutto quel carico identitario che oggi appare ormai perduto.

Se vogliamo invertire la rotta, c’è solo una strada concreta da perseguire: ristrutturare e ripensare da cima a fondo gli spazi urbani del quartiere, per renderlo prima di tutto vivibile ai modicani stessi. Ma per farlo, dobbiamo compiere un passo preliminare fondamentale: dobbiamo capire chi sono veramente i modicani di oggi. Quali sono i loro bisogni attuali? Quali le loro abitudini, le loro aspirazioni, le loro priorità?

Senza i modicani di oggi – che sono strutturalmente diversi da quelli di trent’anni fa – Modica semplicemente non esiste. Rischia di trasformarsi soltanto in un parco giochi sterile per turisti; visitatori che, peraltro, non sempre si dimostrano riconoscenti e rispettosi dell’anima del luogo che li ospita”.

È un’equazione banale a parole, ma difficilissima da risolvere nella pratica. Per riuscirci occorre uno sforzo enorme, collettivo, seppur assolutamente possibile.

Che fare, dunque?

“La risposta sta nel cambiare radicalmente il nostro modo di pensare. Dobbiamo imparare a capire prima di parlare, a guardare l’essenza delle cose, a vedere e conoscere la realtà per quella che è, piuttosto che pretendere di adattarla alle nostre opinioni precostituite.

Un applauso è fatto da due mani che si incontrano. Lo schiocco che ne deriva è come un bacio tra due forze solo apparentemente opposte. La felicità che esso genera è, da sempre, il frutto di un incontro. Ed è proprio l’incontro l’unica energia capace di trasformare davvero il mondo e di ridare vita a Modica”.

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