
Roma, 23 giugno 2026 – “Il punto di partenza è partire dalla consapevolezza che non è il numero delle facoltà, degli edifici o degli studenti presenti in una città a bastare a far funzionare le cose, ma la capacità di un territorio di esprimere una visione amministrativa coerente e una reale coesione tra istituzioni, residenti, comunità studentesca ed operatori commerciali. È questa la differenza sostanziale tra una città che ospita un’università e una città che è davvero universitaria”.
Lo dice Federico Bennardo, consigliere comunale a Ragusa, che, insieme ai colleghi di altre regioni, ha presentato all’Anci di Roma un progetto sul rilancio di città universitarie, sottolineando che la rigenerazione di un edificio strategico all’interno di un quartiere può diventare il motore di un nuovo modello di sviluppo urbano, purché accompagnata da servizi che trasformino un semplice contenitore in un’infrastruttura sociale. Bennardo diprende così i contenuti del suo intervento, spiegando che una città universitaria non coincide con un campus isolato, ma con un luogo capace di offrire condizioni quotidiane adeguate agli studenti. Senza questi elementi, dice, gli studenti non restano.
“Nel mio contributo – dice – ho illustrato sei servizi considerati “condizioni abilitanti”: una mensa accessibile e sostenibile collegata alle produzioni locali; un’aula studio moderna, digitale e con orari estesi; uno spazio polifunzionale per eventi, incontri e attività culturali; sportelli integrati che semplifichino l’accesso a casa, lavoro, borse di studio e servizi comunali; spazi dedicati alle associazioni studentesche per favorire protagonismo e auto-organizzazione; e infine aree aperte al quartiere, ritenute decisive per evitare la ghettizzazione e trasformare il polo in un bene comune. È proprio quest’ultimo punto il collante con il quartiere”.
“Offrire servizi durante gli anni di studio è necessario ma non sufficiente – continua Bennardo – la vera sfida è fare in modo che chi studia in una città scelga di restare anche dopo la laurea, costruendo così un legame stabile tra formazione, lavoro e comunità locale. Il progetto presentato a Roma va in questa direzione, immaginando una città che non si limita a ospitare studenti ma li rende parte integrante della propria identità”.
Bennardo conclude ricordando che il lavoro svolto è stato possibile grazie a un forte spirito di squadra tra colleghi di altre regioni, un esempio concreto di come la collaborazione tra territori possa generare idee replicabili e capaci di incidere realmente sulle politiche urbane.


