Gumie, sette mesi lontano da casa per inseguire il mondo…. di Giannino Ruzza

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A bordo la chiamano tutti “Gumie”. È il soprannome nato tra colleghi e passeggeri per abbreviare un nome che porta dentro l’Africa australe: Gumisai Nhengo, quarantatré anni, Zimbabwe. Cameriera di sala sulle navi MSC, eleganza naturale, sorriso discreto, movimenti rapidi e precisi. Una di quelle persone che riescono a distinguersi senza mai alzare la voce. In mezzo a migliaia di passeggeri, turni massacranti e ritmi incessanti, Gumie conserva una grazia autentica, fatta di educazione, attenzione e rispetto per il lavoro. Colpisce anche il suo inglese fluido, che le permette di dialogare con naturalezza con passeggeri provenienti da ogni parte del mondo.

Ci racconta di aver risposto nel 2024 a un annuncio di reclutamento apparso su Facebook. Da allora il mare è diventato la sua vita: sette mesi all’anno lontana da casa, attraversando oceani e continenti. In Zimbabwe sono rimasti il marito Raymond, grafico-editore per la televisione nazionale ZBC, e i loro tre figli: Janita, diciotto anni, Darrell sedici e Kayla tredici, la più coccolata della famiglia. Raymond, ci racconta Gumie, percepisce uno stipendio molto basso, insufficiente da solo a garantire sostentamento alla famiglia. Per questo il lavoro sulle navi è diventato fondamentale.

“Ci sentiamo tutti i giorni con WhatsApp”, racconta con un sorriso velato di nostalgia. Ma i ragazzi, nonostante le videochiamate quotidiane, sentono moltissimo la mancanza della madre. Una distanza che nessuna tecnologia riesce davvero a colmare. Il grande sogno di Gumie e Raymond è semplice e insieme enorme: far terminare gli studi ai figli e permettere loro, un giorno, di aprire una propria attività legata ai prodotti salutistici e al benessere.

Lo Zimbabwe che descrive Gumie è un Paese ancora segnato da profonde difficoltà economiche: salari bassissimi, disoccupazione elevata, inflazione e un costo della vita che mette in crisi moltissime famiglie. “Per tanti di noi le navi da crociera sono diventate una possibilità di sopravvivenza e di speranza per le nostre famiglie”, dice Gumie abbassando leggermente la voce.

Eppure, non parla con rabbia. Colpisce invece la sua compostezza. Dietro quei tavoli sistemati con cura, bicchieri e bevande portati con discrezione si intravede il sacrificio di una madre che attraversa il mondo per dare un futuro migliore ai propri figli. Forse è proprio questo che resta di lei dopo averla conosciuta: la capacità rara di affrontare una vita difficile senza perdere gentilezza e dignità. In un tempo spesso aggressivo e rumoroso, anche questa è una forma di forza.

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