
Caro Don Michele,
mi permetto di scriverle in occasione della festa del nostro Patrono, San Giorgio, un momento che ogni anno unisce la nostra comunità nella fede, nella tradizione e nel desiderio di sentirci parte di qualcosa di più grande.
mi permetto di scriverle in occasione della festa del nostro Patrono, San Giorgio, un momento che ogni anno unisce la nostra comunità nella fede, nella tradizione e nel desiderio di sentirci parte di qualcosa di più grande.
Proprio per questo spirito di comunità, vorrei condividere con lei un pensiero che nasce dal cuore e dal tempo difficile che stiamo vivendo.
Mentre ci prepariamo alla festa, sappiamo che, a poche ore di volo da noi, due guerre stanno devastando la vita di migliaia di persone: donne, bambini, anziani, famiglie intere che vivono paura, lutti e distruzione.
Mentre ci prepariamo alla festa, sappiamo che, a poche ore di volo da noi, due guerre stanno devastando la vita di migliaia di persone: donne, bambini, anziani, famiglie intere che vivono paura, lutti e distruzione.
In questo contesto così fragile, mi chiedo — con rispetto e sensibilità — se non sarebbe un gesto di grande umanità e sobrietà rinunciare ai fuochi d’artificio durante i festeggiamenti.
Non per spegnere la gioia della festa, ma per trasformarla in un segno di vicinanza verso chi oggi non può festeggiare nulla.
Un gesto silenzioso, ma eloquente.
Un modo per dire che la nostra fede non è indifferente al dolore del mondo.
Non per spegnere la gioia della festa, ma per trasformarla in un segno di vicinanza verso chi oggi non può festeggiare nulla.
Un gesto silenzioso, ma eloquente.
Un modo per dire che la nostra fede non è indifferente al dolore del mondo.
Sono certo che la comunità comprenderebbe e apprezzerebbe una scelta così profonda, che metterebbe al centro il messaggio più autentico del Vangelo: la cura per l’altro, soprattutto per chi soffre.
La ringrazio per l’ascolto e per tutto ciò che fa ogni giorno per Modica.
Con stima sincera.
Con stima sincera.
Antonio Cavallo





