
Ragusa, 15 aprile 2026 – “Ragusa: Da città dell’UNESCO a città dei supermercati. Fino a qualche anno fa, il capoluogo ibleo veniva pubblicizzato come la “Città dei 18 monumenti UNESCO”. Oggi, ai suoi ingressi, si potrebbe quasi affiggere una nuova targa: “Ragusa, città dei 18 supermercati”. La particolarità risiede nel fatto che queste strutture distano pochi metri l’una dall’altra, susseguendosi senza soluzione di continuità lungo un intero quartiere. Una cittadina di appena 75.000 abitanti sembra manifestare un fabbisogno alimentare paragonabile a quello delle grandi aree metropolitane”. E’ l’intervento della deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Stefania Campo, che insieme alla rappresentante cittadina Najla Hassen, rileva come l’attuale amministrazione locale abbia approvato queste concessioni senza innescare alcun dibattito critico, talvolta autorizzando persino la demolizione di ciò che rappresentava la memoria produttiva della città. Al contrario, il tessuto industriale di Ragusa vanta una storia diversa e profonda: le miniere di asfalto: che dall’Ottocento pavimentarono le strade di mezza Europa; le mattonelle Ancione: che hanno decorato le più importanti capitali europee; i mulini, come il Mulino Curiale, simbolo del legame con la terra e il grano; le persone: la storia di chi, con il lavoro, ha sfamato le proprie famiglie, ma anche di chi sul lavoro ha perso la vita; la cultura: personalità come Vann’Antò, capaci di raccontare l’essenza delle vite ragusane”. L’ex fabbrica Ancione, così come l’ex Mulino Curiale, avrebbe potuto essere trasformata: non più luogo di produzione di beni materiali, ma presidio di cultura e bellezza. Luoghi di memoria. Si sarebbero potuti generare nuovi poli d’interesse per la città, sottraendo terreno a una cementificazione di cui non c’è alcuna necessità. “Fino a poco tempo fa, questo ricordo restava tangibile grazie al patrimonio di archeologia industriale. In molte altre città, cartiere, distillerie e fornaci vengono tutelate e trasformate in luoghi di memoria e cultura. Noi stessi abbiamo cercato di valorizzare questo patrimonio attraverso un disegno di legge presentato all’ARS, che però giace ancora fermo in Commissione Cultura. La mancanza di uno strumento normativo ha lasciato campo libero ad amministrazioni che, prive di sensibilità e conoscenza, hanno autorizzato demolizioni in cambio di mastodontiche e asettiche strutture commerciali. Restiamo attoniti: com’è possibile che nel 2026 accadano ancora simili scempi, nonostante la tutela della storia sia ormai parte integrante della nostra cultura? – si chiedono Campo e Hassen -. È amaro constatare che oggi si ripete quanto accaduto durante la speculazione edilizia del passato, quando la distruzione di edifici storici deturpò irrimediabilmente lo skyline e il paesaggio urbano. Ancora oggi, osservando il degrado del cemento di Palazzo INA, ci rammarichiamo di quell’offesa alla bellezza della città. Purtroppo, però, sembra che ad alcuni la storia non riesca proprio a insegnare nulla. Una città senza memoria è una città che non attrae e che non riesce a tessere alcun legame con chi la visita. Una città che non investe sulla bellezza è una città che non investe sullo sviluppo culturale collettivo della comunità”.





