Iblei sotto assedio: fiamme a Giarratana e Monterosso, è già emergenza

Due incendi in 48 ore accendono i riflettori sulla vulnerabilità del territorio. Se l’aprile scotta, l’estate rischia di incenerire il polmone verde del ragusano
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GIARRATANA, 07 Aprile 2026 – Non è ancora estate, ma il fumo nero che lacera l’azzurro del cielo ibleo racconta una storia già vista, eppure drammaticamente precoce. Questa mattina, le fiamme sono tornate a colpire duramente: un incendio è divampato in contrada Monterotondo, a Giarratana. Spinto da raffiche di vento insidiose, il fronte del fuoco si è diretto rapidamente verso l’area boschiva, costringendo i Vigili del Fuoco a un intervento massiccio e tempestivo per scongiurare il disastro ambientale.

L’episodio di oggi non è un caso isolato. Solo ventiquattro ore prima, un altro rogo aveva devastato la zona di Monte Casasia, nel territorio di Monterosso Almo. Due incendi in due giorni nel pieno della primavera: un dato che dovrebbe far tremare i polsi a chi si occupa di gestione del territorio.

La dinamica appare tristemente nota: sterpaglie secche non rimosse; mancata manutenzione dei fondi agricoli e dei bordi stradali; vento costante che trasforma ogni piccola scintilla in un muro di fuoco.

Il territorio ibleo appare oggi nudo e impreparato di fronte all’avanzare delle temperature. La vegetazione, già provata da una stagione povera di piogge, si sta asciugando con una velocità preoccupante. Se il sistema di prevenzione mostra già queste falle ad aprile, cosa accadrà a luglio e agosto, quando il termometro supererà costantemente i 40°C?

“Ogni incendio di aprile è un monito per l’estate. Non possiamo limitarci a lodare l’eroismo dei soccorritori; dobbiamo pretendere la manutenzione ordinaria.”

La denuncia che sale dai residenti e dagli osservatori ambientali è chiara: la gestione non può essere solo emergenziale. Gli operatori sul posto continuano a monitorare i focolai, ma la lotta contro il fuoco non si vince solo con le autobotti, si vince nei mesi precedenti con i decespugliatori, le linee tagliafuoco e una vigilanza attiva.

La domanda che resta sospesa tra la cenere di Monterotondo e Monte Casasia è sempre la stessa: quanto ancora dovrà bruciare il nostro patrimonio boschivo prima che la prevenzione diventi la priorità assoluta dell’agenda politica?

L’estate 2026 è alle porte e, per ora, il bilancio è già in rosso.

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