
Non poteva che venire alla luce a Modica la certezza anagrafica sull’avventura modicana della consuetudine cioccolatiera che sin dal settecento inebriò elites locali e gerarchie ecclesiastiche. I Grimaldi, unitamente agli Ascenzo, ai Lorefice, ai De Leva, per citarne solo alcuni, furono i blasonati interpreti dello stile signorile della città, se ancora nel maggio del 1808 l’abate Paolo Balsamo, annotava nel suo Giornale di viaggio che era «eccellente la cioccolata» degustata nel corso della sua visita nel territorio ibleo.
Altrettanto eccellente si è rivelata la suggestione espressa da viaggiatori, da turisti e da numerosi studenti, siciliani e non, che in visita a Modica hanno potuto apprezzare la storia dei piaceri dolci, evocati dalle fonti archivistiche riprodotte nella mostra documentaristica, che ha certificato la presenza dei maestri cioccolatieri a Modica a partire dal settecento. Molti i visitatori che si sono attardati a commentare l’originaria ricetta del cioccolato modicano, i cui ingredienti (cacao e zucchero) e aromi (vaniglia e cannella) sono rimasti immutati nel lungo periodo, a tutela di gusto, colore e fragranza.
D’altra parte i manoscritti hanno consentito il recupero della nomenclatura inerente oggetti, attrezzi ed utensili, con cui il cioccolatiere amalgamava cacao amaro e zucchero: inginocchiato ed impugnando il pietroso matterello, ripeteva sulla valata ra cicculatti il gestuale va e vieni di iberica importazione, interiorizzato da generazioni e al fattore tempo hanno consegnato i segreti della loro artigianale manipolazione, opportunamente ripresentata dal CTCM nel Choco-Lab-History del marzo 2011.
Il viaggio della memoria, a breve, sarà arricchito da ulteriori “carte” rinvenute nell’archivio custodito dalla Fondazione Giovan Pietro Grimaldi grazie alla determinante partecipazione del professore Orazio Sortino, presidente della prestigiosa fondazione modicana. Egli, con la passione del ricercatore e l’intuizione del fautore di cultura, ha contribuito a lumeggiare la continuità della tradizione dolce connessa al nobile casato mediante colorate note di spesa, indirizzate ai Grimaldi appunto ed emesse dagli storici caffè di Modica nel primo decennio del novecento. Periodo in cui tali caffè si qualificavano come “Premiate fabbriche di cioccolata”, esibendo sui decorati fogli della loro titolarità gli aurei riconoscimenti conseguiti nelle esposizioni internazionali di Londra, Perugia, Parigi e Roma.
Ad impreziosire il viaggio dello sguardo concorrono pure le straordinarie sculture tratte da compatti blocchi di aromatico cacao e modellate dagli studenti del Liceo artistico “T. Campailla” di Modica, giovani ed appassionati ambasciatori della città di Modica e dei suoi audaci e armoniosi trionfi d’arte e di gusto.
Alla metafora del rizoma, suggerita dalla botanica, si assimilano per me i segni di identità culturali, che spiegano l’innovativo progetto ideato dall’Università Iulm di Milano e curato sapientemente dallo storico Massimo De Giuseppe, che in qualità di componente del Comitato scientifico dell’Itinerario Culturale Europeo “The chocolate way” ha validamente illustrato come “la storia del cioccolato ci offre l’esempio di un ampio e articolato processo di «glocalizzazione» che unisce territori, storie, esperienze, in una trasformazione perennemente sospesa tra dimensione locale e globale. Una storia in evoluzione costante che ha avuto nel tempo un profondo impatto sociale, culturale ed economico, incidendo anche sugli immaginari collettivi”.
Tra Atlantico e Mediterraneo, in virtù dell’iniziale preposizione di luogo e di tempo, traduce il legame relazionale del cioccolato di Modica con l’iberica traversata atlantica del cacao e con la mediterraneità del gusto dolce. In effetti l’uso dell’ancestrale metate mesoamericano risuona nella lavorazione del cioccolato modicano, mentre il luccichio dei cristalli di zucchero nel cuore della barretta di Modica illumina storici lasciti mediterranei. Atlantico e Mediterraneo diventano mari e acque di immaginari emozionali, impregnati di memoria e di storia e perciò attraversati da complesse identità culturali.
Grazia Dormiente





