Referendum a Ragusa. Firrincieli: “Il 63% ha scelto No, la stessa percentuale di elettori che aveva votato per Cassì”

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Ragusa, 24 marzo 2026 – Il risultato del referendum sulla riforma della giustizia a Ragusa ha prodotto un dato che ha immediatamente attirato l’attenzione: quasi il 63% dei votanti ha scelto il “no”. Una percentuale che, inevitabilmente, ha generato riflessioni politiche, soprattutto perché coincide con quella ottenuta dal sindaco Peppe Cassì al momento della sua elezione, quando si presentò come candidato civico. Secondo il consigliere comunale Sergio Firrincieli, questa sovrapposizione numerica assume oggi un significato diverso rispetto al passato. «Quel 63% non avrebbe alcun parallelismo se il sindaco fosse rimasto civico» osserva. «Ma oggi Cassì è un esponente del centrodestra, iscritto a Forza Italia, il partito che insieme al governo ha sostenuto questa riforma della giustizia. È inevitabile che il dato venga letto anche alla luce di questa scelta politica».

Firrincieli sottolinea come, a suo avviso, il risultato locale rappresenti un segnale che il sindaco dovrebbe considerare con attenzione, visto che in pochi hanno raccolto le sue indicazioni. Pur riconoscendo che ogni consultazione ha dinamiche proprie e non può essere sovrapposta automaticamente a un’altra, il consigliere ritiene che la coincidenza tra le due percentuali sia politicamente rilevante: «Questa volta il 63% assume un peso diverso, perché arriva in un momento in cui il sindaco appartiene a un partito che ha sostenuto apertamente la riforma».

Il consigliere evidenzia anche la scelta del sindaco di mantenere un profilo basso durante la campagna referendaria: «Cassì ha partecipato in sordina, quasi senza esporsi. Probabilmente temeva che il “sì” non avrebbe avuto una buona sorte, oppure riteneva che molti cittadini non avessero ancora pienamente percepito il suo passaggio nella maggioranza di governo».

Firrincieli mette in luce il corto circuito tra il passato civico di Cassì e la sua attuale collocazione: «Mi chiedo come un amministratore che ha costruito la sua carriera sull’autonomia del territorio possa oggi trovarsi a proprio agio con una leadership nazionale come quella di Tajani. Ogni sua apparizione televisiva, ogni sua dichiarazione, rappresenta una distanza siderale dai bisogni reali di Ragusa. Per chi, come il sindaco, ha sempre rivendicato indipendenza, questo allineamento a Roma appare oggi, politicamente, un vicolo cieco e un motivo di profondo imbarazzo». Secondo Firrincieli, il risultato del referendum a Ragusa non può essere liquidato come un semplice voto d’opinione sulla riforma: «Forza Italia, in questa occasione, ha perso. E il sindaco, che oggi ne fa parte, non può ignorarlo. Viaggiare in sordina può far sperare che la gente non si accorga del suo nuovo posizionamento politico, ma i numeri parlano chiaro.»

L’analisi del consigliere si inserisce in un dibattito più ampio sul rapporto tra amministrazione locale e appartenenze politiche nazionali, un tema che a Ragusa torna ciclicamente al centro della discussione pubblica. Il voto referendario, con il suo esito netto, diventa così anche un terreno di lettura politica, oltre che un’espressione dell’opinione dei cittadini sulla riforma proposta.

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