Omar Bresciani, la forza gentile del bel canto italiano…di Giannino Ruzza

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Il tenore versiliese Omar Bresciani appartiene a quella tradizione di interpreti che cercano di mantenere vivo il legame tra il bel canto italiano, la musica d’autore e la melodia popolare. Nato artisticamente dal canto lirico, negli anni ha costruito un percorso personale portando la sua voce su diversi palcoscenici nazionali, tra concerti, spettacoli teatrali e repertori dedicati alla grande canzone italiana. La sua interpretazione unisce tecnica ed emozione, con uno stile che guarda alla tradizione senza rinunciare a una sensibilità contemporanea. Dai classici della melodia italiana agli omaggi agli anni Sessanta, Bresciani ha fatto della voce e dell’eleganza interpretativa il centro della propria identità artistica. Tra tradizione lirica, melodia italiana e sensibilità contemporanea, Omar Bresciani porta avanti un percorso artistico costruito sulla passione per il canto e sul rapporto diretto con il pubblico. Lo abbiamo incontrato per parlare di musica, identità culturale e del valore che oggi può ancora avere la grande tradizione vocale italiana.

Lei arriva dal canto lirico ma ha scelto di attraversare anche la canzone italiana e il pop melodico: è stata una scelta artistica o la necessità di parlare a un pubblico più ampio?

“Direi entrambe le cose. Il canto lirico resta la mia casa, la base tecnica ed emotiva da cui parto ogni volta che salgo sul palco. Però ho sempre sentito il bisogno di avvicinare quel tipo di vocalità anche a un pubblico che magari non frequenta il teatro d’opera. La canzone italiana ha melodie straordinarie, racconta sentimenti, memoria, identità. Portare il bel canto dentro repertori più popolari non significa abbassare il livello, ma creare un ponte tra mondi diversi. Credo che oggi un artista debba emozionare prima di tutto, indipendentemente dall’etichetta musicale.”

Molti sostengono che oggi la tecnica vocale conti meno dell’immagine. Un cantante che studia ancora il bel canto parte svantaggiato o ha qualcosa in più?

“Credo abbia qualcosa in più. L’immagine oggi è importante, fa parte del mondo dello spettacolo, ma non può sostituire la sostanza. Studiare bel canto significa costruire una voce, imparare a controllarla, rispettarla e usarla per emozionare davvero. Magari chi segue questa strada ottiene risultati più lentamente, perché richiede sacrificio e disciplina, però nel tempo la preparazione emerge sempre. Una voce preparata riesce ad arrivare al pubblico in maniera più autentica e duratura.”

Nel suo repertorio torna spesso la grande tradizione italiana. Secondo lei la musica italiana contemporanea ha perso identità culturale rispetto al passato?

“Più che persa, credo che l’identità musicale italiana oggi si sia un po’ confusa. In passato bastavano poche note per riconoscere immediatamente una canzone italiana: c’erano melodie, testi e interpretazioni che raccontavano il nostro carattere, la nostra sensibilità, perfino il nostro modo di vivere i sentimenti. Oggi la musica è molto più globale e spesso si tende a seguire modelli internazionali. Non è necessariamente un male, perché la musica deve anche evolversi, però penso sia importante non perdere il legame con la nostra tradizione melodica. La grande canzone italiana ha lasciato un patrimonio enorme e credo che un artista debba custodirlo e, se possibile, reinterpretarlo con un linguaggio contemporaneo. Negli anni Sessanta, ad esempio, si ascoltavano i Beatles, ma gli artisti italiani riuscivano a rielaborare quelle influenze mantenendo una forte identità nazionale. Ne usciva un genere musicale bellissimo, moderno ma profondamente italiano.”

Ha cantato in diversi contesti e davanti a pubblici molto differenti: qual è la differenza tra esibirsi in teatro e farlo in una realtà internazionale e itinerante come il Giro del Mondo MSC?

“Il teatro ha un’atmosfera particolare, quasi sacrale. Il pubblico arriva lì apposta per ascoltare, c’è un’attenzione totale e ogni dettaglio viene percepito in maniera molto intensa. In una realtà internazionale e itinerante come il Giro del Mondo MSC, invece, cambia completamente il rapporto con le persone. Hai davanti culture, lingue e sensibilità diverse, e la sfida diventa riuscire a emozionare tutti attraverso la musica, anche senza bisogno di molte parole. È un’esperienza molto formativa, perché ti insegna ad adattarti, a capire il pubblico sera dopo sera e a portare la musica italiana in un contesto davvero globale.”

L’esperienza a bordo della crociera che cosa le ha lasciato umanamente e artisticamente? Il pubblico internazionale reagisce in modo diverso alla musica italiana?

“In questo devo dire che sono stato fortunato perché sono stato accolto con grande calore, partendo in punta di piedi con piccole esibizioni nell’atrio della nave, facendomi piano piano conoscere e apprezzare dal pubblico. Un’esperienza che mi ha lasciato tantissimo, sia umanamente che artisticamente. Vivere per settimane a contatto con persone provenienti da tutto il mondo ti arricchisce inevitabilmente. Ogni sera incontri culture, sensibilità ed emozioni diverse, e capisci quanto la musica riesca davvero ad abbattere le distanze. Artisticamente è stata un’esperienza molto importante perché mi ha insegnato ad avere ancora più elasticità interpretativa e a comunicare in modo immediato con pubblici differenti. La cosa che mi ha colpito di più è vedere come la musica italiana venga accolta all’estero con grande calore: la nostra melodia conserva un fascino particolare e riesce ancora oggi a trasmettere emozioni anche a chi non comprende perfettamente le parole.”

Il sogno nel cassetto?

“Il sogno che porto avanti da anni è riuscire a vivere sempre di più attraverso la mia musica, portando la canzone italiana e il bel canto davanti a pubblici internazionali. L’esperienza qui a bordo della nave rappresenta per me un traguardo molto importante, perché mi permette di cantare davanti a persone provenienti da tutto il mondo e di crescere artisticamente e umanamente. Mi piacerebbe continuare su questa strada, avere uno spazio sempre più mio all’interno di realtà internazionali come questa e poter portare la mia voce e la nostra tradizione musicale nei teatri, nei concerti e nei palcoscenici di tanti Paesi. Ambisco, con i miei tempi e con la giusta maturazione artistica, a poter un giorno pubblicare i miei dischi e costruire una mia realtà musicale personale, riconoscibile e autentica. Credo che la musica italiana abbia ancora una forza straordinaria e il mio desiderio è continuare a farla conoscere ed emozionare ovunque.”

 

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