
Si è tenuto ieri pomeriggio alla Società operaia di mutuo soccorso V. Romeo di Pozzallo un incontro per sostenere le “ragioni del NO” al referendum del 22/23 marzo prossimo
Presenti all’incontro Martina Dall’Amico, Giudice Civile presso il Tribunale di Gela, l’Avvocata Rosa Galazzo del Foro di Ragusa e Vittorio Avveduto Coreferente di Libera Sicilia.
Ha introdotto l’Avvocata Galazzo ponendo dapprima l’accento sul valore giuridico e democratico dell’esercizio del diritto di voto in seno ad una consultazione popolare priva dí Quorum – laddove il voto di ogni elettore vale uno – e, dunque, sulla neutralizzazione del diritto di legittimazione attiva e passiva della Magistratura attraverso l’introduzione del sorteggio quale metodo elettivo dei componenti dei due CSM e dell’Alta Corte Disciplinare. Riflettori accesi anche sulla lotta alle tanto vituperate correnti ANM con l’inevitabile richiamo al caso “Palamara” dal quale, oltre a chiare responsabilità, e’ emersa la rigorosa postura di buona parte della Magistratura: in questa occasione, infatti, i togati hanno dimostrato di sapersi mettere in discussione radiando dalla Magistratura il Collega responsabile. Di contro, nessuna conseguenza a carico dei politici coinvolti nel caso dal momento che il Parlamento ha negato l’uso delle intercettazioni telefoniche.
La Giudice Dall’Amico è entrata poi nel vivo dei punti oggetto del referendum, dopo aver ricordato che vi è innanzitutto un problema di metodo nell’adozione della riforma, consistente nel fatto che a differenza di quanto avvenuto nel 1948, quando la Costituzione è nata, stavolta non vi è stato un ampio dibattito parlamentare sulla legge oggetto del quesito referendario.
Non si tratta di una riforma della giustizia perché non tocca i problemi veri: problemi di edilizia giudiziaria (ci ha parlato del Tribunale di Ragusa in cui si sono verificati ultimamente dei crolli), di sovraccarico del lavoro dei magistrati, di mancanza di personale nelle cancellerie.
Si tratta di una riforma che costerà 150 milioni l’anno, a seguito della duplicazione dell’organo del Consiglio Superiore della Magistratura e l’istituzione di un altro organo, l’Alta Corte.
La riforma viene inoltre venduta come riforma sulla separazione delle carriere ma in realtà sono pochissimi i magistrati che cambiano funzione e possono oramai farlo solo una volta nel corso della carriera.
Secondo la giudice Dall’Amico è importante il fatto che la carriera rimanga unica perché pm e giudici possano entrambi avere la cultura del giudice partendo dal principio che la limitazione della libertà personale dev’essere sempre un’extrema ratio.
Il pm inoltre è una parte pubblica e deve cercare anche prove a favore dell’imputato, quindi non potrebbe mai essere una parte al pari dell’avvocato che invece non può portare prove contro il suo assistito.
Possiamo invece osservare che nei Paesi in cui c’è la separazione delle carriere il pm dipende dall’esecutivo e avrà delle promozioni in base a quanti arresti compie e a quante persone finiscono in carcere.
Altro argomento a favore del no è la negazione di cui che spesso si dice e cioè che essendo pm e giudice colleghi, il giudice è portato a convincersi più facilmente delle tesi dell’accusa.
I dati statistici infatti ci dicono che il 48% dei processi penali in Italia terminano con assoluzioni. Quindi no, il giudice non si fa convincere dal pm.
Infine il sorteggio. Il sorteggio è stato previsto per determinare le componenti del Consiglio superiore della Magistratura, organo previsto dalla Costituzione a tutela della magistratura che, dopo la riforma, sono due, uno per i pm e l’altro per i giudici e per i componenti dell’Alta Corte, il nuovo organo disciplinare.
in tutti questi organi ci sono sia magistrati sia cosiddetti membri laici, cioè membri nominati dal Parlamento e quindi dalla politica. Entrambi questi componenti vengano estratti a sorte.
In realtà il sorteggio è sbilanciato, perché i magistrati vengono estratti a sorte tra tutti quelli che ci sono in Italia (9000 circa) mentre i componenti di natura politica vengono si estratti ma da una lista composta e selezionata dalla politica.
Nell’Alta Corte disciplinare, formata anch’essa con sorteggio sperequato, ci sono di nuovo pm e giudici, che erano stati prima divisi nei due CSM e che ora si ritrovano di nuovo insieme, con il solo compito di giudicare gli stessi.
Non si sa come saranno formati i collegi che andranno a giudicare pm e giudici e le decisioni si potranno impugnare solo davanti ad un altro collegio e non in Cassazione, come avviene per qualsiasi altro cittadino italiano.
Vittorio Avveduto di Libera Sicilia ha fatto un riferimento al contesto nel quale viviamo, al
contesto internazionale in cui le forme di dissenso vengono oramai denigrate, e a quello nazionale in cui vi è un pregiudizio nei confronti della magistratura a prescindere.
A parte quelli condannati che vengono invece per riabilitati come Palamara.
Il reato per cui è stato condannato infatti ormai non esiste più (abuso d’ufficio) e paradossalmente potrebbe rientrare nella magistratura .
L’altra questione affrontata è quella del metodo basato sul confronto fruttuoso e sulla sintesi che a differenza di quanto avvenuto per la nascita della Carta costituzionale adesso per questa riforma non è avvenuto. E quindi vi è col refetendum una riapertura della Costituente (visto che non sono riusciti ad approvare la riforma con una larga maggioranza in Parlamento) in cui i cittadini sono chiamati a decidere su una materia tecnica dove deciderà il 51% dei cittadini, come se la Costituzione non fosse di tutti ma solo della metà della cittadinanza, aumentando all’indomani lo scontro sociale e generando una situazione di continua tensione
Il no che si suggerisce è dunque un no prudenziale.




