
Dal matrimonio di Grimaldo Grimaldi e Anna Vassallo, ricchissima ereditiera, che fu celebrato il 7 giugno del 1716, nacquero quattro figli: Antonia, Aurelia, Giuseppe e Michele. La politica familiare improntata a conservare l’integrità del patrimonio destinava i primi tre fratelli alla vita religiosa e Michele ad erede universale. Proprio Michele intesse un carteggio con il suo amatissimo cugino, residente a Palermo e destinatario delle richieste di acquisto delle materie prime per la fattura del cioccolato, dei loro prezzi e dei preziosi corredi per gustare la vaporante bevanda.
In effetti, nel 1773 Michele Grimaldi commissionava al cugino Abate Paolo Maria Ascenso ventiquattro chicchere per “Ciccolatte” che saranno acquistate a Palermo per la spesa di tarì 10.16. Nello stesso pannello esposto a Modica nel Museo del Cioccolato si può leggere una nota, priva di data, che indicava quattro piattini di cioccolatte e un’argentea cioccolatiera. Nel 1791 Michele Grimaldi incaricava il cugino Paolo Maria Ascenso di far preparare a Palermo una cotta di ciccolatte di cacao di caracca destinato a sua sorella Antonia, suora nel monastero dello Spirito Santo di Modica. Il cavaliere della Gran Croce non badava a spese come quelle aggiuntive dovute al bordonaro, corriere fidato che attraversava la Sicilia del tempo. Il cioccolato è motivo d’interesse e di attenzione nelle due missive spedite da Palermo nel maggio 1791 da Paolo Ascenso a Michele Grimaldi.
Nella prima del 10 maggio il Cugino amatissimo comunica che avrebbe provveduto all’acquisto del cacaos migliore, dello zucchero di Francia e della cannella. Nella seconda del 17 maggio probabilmente per riparare l’inconveniente della muffa comparsa nella cotta precedente a causa dell’uso dello zucchero gileppato, allega alla missiva la nota di spesa per una cotta di cioccolato aromatizzata con noce moscata.
Il nobile modicano con una lettera spedita a Palermo nel settembre 1799 pregava il Cugino Amatissimo di tenerlo informato sull’eventuale ribasso dei prezzi avendo appreso che “nuove barche con cacaos e zucchero”, sono approdate al porto di Palermo. Michele Grimaldi scrive nello stesso settembre 1799 a Don Raffaele Arena Ferreri, residente a Palermo, pregandolo di acquistare rotoli 16 di cacaos – purché di buona qualità e senza “male odore né vizio alcuno” – e rotoli 9 di zucchero mediocre.
Ancora nel 1° ottobre 1799 da Modica Michele Grimaldi scrive al cugino residente a Palermo, indugiando, da goloso, a evocare la cotta di cioccolato con il “bellissimo cacaos” e con lo “zuccaro anche buono” adoperati per la “ciccolatte” che “piacque al sommo”. Persiste nell’ottobre 1801 il ricorso ai cioccolatieri di Palermo, auspice l’amatissimo cugino, con la mediazione di fidati bordonari. Il cioccolato è motivo d’interesse e di attenzione nelle due missive spedite da Palermo nel maggio 1791 da Paolo Maria Ascenso a Michele Grimaldi…
Ancora nel giugno 1800 continuano le committenze da parte di Michele Grimaldi per la fattura del cioccolato a Palermo, dove si adotta la medesima artigianalità accertata a Modica e cioè l’uso della balata con stiglio. Persiste nell’ottobre 1801 il ricorso ai cioccolatieri di Palermo, auspice l’amatissimo cugino, con la mediazione di fidati bordonari. La corrispondenza del Grimaldi non si limita solo alle committenze cioccolatiere, ma riguarda pure la richiesta di essere aggiornato sui prezzi dello zucchero, cannella, caracca e carachiglia.
Grazia Dormiente




