
Catania, 26 Febbraio 2026 – Si complica la posizione giudiziaria di Concetto Cacciaguerra, il 54enne di Niscemi accusato di aver appiccato il fuoco a un operaio durante una violenta spedizione punitiva in un’azienda agricola di Acate. La Corte d’Appello di Catania ha, infatti, rigettato la proposta di concordato formulata tra accusa e difesa, ritenendo che la pena concordata di sei anni di reclusione non fosse commisurata alla gravità degli episodi contestati.
I fatti risalgono al 26 settembre 2024. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Cacciaguerra si era presentato presso l’azienda per pretendere il pagamento di una fornitura di prodotti agricoli, esigendo una cifra superiore a quella pattuita.
Al rifiuto dei titolari, la situazione è degenerata: l’uomo è tornato sul posto armato di liquido infiammabile e dopo avere cosparso un mezzo agricolo, ha appiccato il fuoco.
Un operaio, nel tentativo di fermare l’azione, è stato investito dal liquido e successivamente dalle fiamme innescate dall’accendino che l’imputato teneva in mano.
L’intera sequenza, che ha causato gravissime ustioni al lavoratore, è stata immortalata dalle telecamere di videosorveglianza, diventando prova centrale del processo.
In primo grado, il GIP del Tribunale di Ragusa aveva condannato Cacciaguerra a otto anni di reclusione (rito abbreviato), riconoscendo una provvisionale di 25.000 euro a favore della vittima. Nonostante il “rammarico” espresso dall’imputato e il versamento di una somma a titolo di parziale ristoro, i giudici d’appello hanno alzato un muro contro lo sconto di pena ulteriore.
I magistrati hanno disposto il rinvio del procedimento a un diverso collegio giudicante, sottolineando che i 6 anni proposti non rispecchierebbero il disvalore sociale e la violenza dell’azione.




