
Una poesia che bada alle tonalità e alle sintesi interpretative delle tematiche affrontate, e che guarda al ciclo idillico e realistico di sentimenti trasfigurati nella metrica delle immagini e nell’armonia dei periodi. E’ questa l’impressione che si ricava al primo impatto con la raccolta Atomi in divenire del poeta egiziano Hossam Barakat, che con uno stile e un linguaggio generalmente orientati a una comunicazione diretta e sentita delle emozioni, riesce a offrire la bellezza del suo mondo interiore, dell’amore che attraversa la sua anima dicendo a se stesso e agli altri i propri stupori e i propri umori, le proprie perplessità e le proprie paure.
Hossam Barakat vive al Cairo, è laureato in Lingua e Letteratura italiana presso la Faculty of Al-Alsun Ain Shams University, e pubblica spesso sue poesie sul blog “Alidicarta.it”.
Il titolo della sua prima raccolta poetica, Atomi in divenire, suggerisce un’immagine filosofica di base posta in relazione agli atomi (come elementi fondamentali e immutabili) che sono costantemente in “divenire”, ovvero in trasformazione e movimento, richiamando probabilmente la natura dinamica e in continua evoluzione dell’esistenza, dei sentimenti e delle relazioni umane.
Certo è che Hossam Barakat sente intensamente la poesia, se è vero che nella prima parte del volume dedica ad essa una molteplicità di pensieri, innalzando al cielo la poesia come un sentito canto di lode costruito sull’anafora “Con te” all’inizio di ogni strofa:
Con te
Sono un artigiano di parole colorate da dire…
Con te
Sono leggero come se fossi una piuma…
Con te
Mi riconosco in ciò che scrivo e leggo
E mi fai sentire a mio agio e meno solo…
Con te
Potrei tranquillizzare il mio cuore ammaccato
(Pensiero 4- La poesia, p. 15)
La struttura di questa poesia conferisce un ritmo quasi liturgico e di supplica, enfatizzando la centralità del “tu” come unica condizione per l’esistenza e la creatività del poeta. Il tono è lirico e discorsivo, cercando una comunicazione diretta e non mediata del sentimento. La poesia si snoda in un susseguirsi di metafore che definiscono il rapporto simbiotico tra l’ “io” e il “tu”; Hossam Barakat percepisce se stesso un “artigiano di parole” che sente la poesia come un “fuoco ardente”, come un “navigare nel mare dell’immaginazione”, come un luogo d’identità e riconoscimento in cui ritrova e afferma se stesso, trasformando il dolore in arte.
Questa poesia conferma il forte slancio emotivo di Hossam Barakat, il quale, nonostante il linguaggio sia a tratti semplice e diretto, utilizza immagini (l’artigiano, il fuoco, il sangue, il volo) che caricano il testo di un lirismo intenso e sentito e che esondano in un inno alla forza che deriva dall’arte e che permette all’io di superare la solitudine e il dolore, trasformandoli in pura energia creativa.
L’identità interiore del poeta è quella di un uomo complesso, dinamico e profondamente idealista, che avverte il conflitto tra luce e tenebre essenzializzato nella metafora che incarna il conflitto universale tra bene e male, gioia e dolore, speranza e disillusione. La “febbre” di cui parla il poeta non è intesa come malattia, ma come energia vitale, tensione emotiva e ardore creativo, perché vivere nel conflitto mantiene l’io lirico in uno stato di costante attivazione e passione; anche la follia (o l’eccesso emotivo) è sempre vicina, ma per Hossam Barahat la vita è l’atto consapevole di mantenimento dell’ equilibrio nonostante la vicinanza dell’abisso.
“…vivo sempre / tra palco e realtà”, afferma il poeta: c’è qui una dualità che suggerisce la natura performativa dell’esistenza e dell’arte stessa; il “palco” rappresenta la sfera pubblica, la maschera sociale, o l’espressione artistica; la “realtà” è l’intimità. Vivere tra i due mondi è ciò che permette al poeta egiziano di “abbattere / il muro della malinconia”. E così, la dualità, anziché distruggere, diventa lo strumento per superare il dolore.
Hossam Barakat è “ un grande sognatore / che aspira / ad un mondo ben diverso”, e la sua intensa vita interiore non è fine a sé stessa, ma serve a nutrire una visione idealistica e utopica per il mondo:
…Sono un’anima che vive tra luci e tenebre
È una cosa che mi fa tenere alta la febbre
Perché la mia vita è un equilibrio sopra la follia
Per cui vivo sempre tra palco e realtà, una cosa
che mi fa abbattere il muro della malinconia
Sono un grande sognatore che aspira
ad un mondo ben diverso
In cui il mio sogno di essere felice e differente
non è mai perso…
Questi versi arrivano sulla pagina con linguaggio diretto e quasi di confessione, focalizzato sulla forza dei sentimenti; la tematica è quella di un’anima tormentata ma indomita, che trova nella propria complessità e nel proprio idealismo la forza per superare la malinconia e affermare la propria unicità. Ansia e vita si intrecciano nella fluidità del donarsi di Barakat col cuore dei suoi tempi d’anima e con la verità della sua coscienza; perciò egli riesce convincente e suscita, in chi l’ascolta, interesse e attesa. Attesa che la sua storia di domani sarà più ricca e aperta e viva nella resa del tormento poetico.
Nella tessitura del discorso del libro, essenziale, quasi severo, si rivela, come motivo privilegiato di vita, l’humus religiosa da cui esso emerge, se è vero che il poeta afferma che “Gesù Cristo ci ha lasciato tante istruzioni morali / Che rappresentano i modelli di una retta condotta / Senza le quali tutti gli esseri umani non saranno / persone perfette o ideali”, p.19; se è altresì vero che per Barakat “Vivere è un atto di fede e di saggezza /Perché significa la completa rassegnazione alla / sorte dettata dal nostro Signore / Per cacciare via ogni nostra amarezza / Che potrebbe spaccarci il cuore…”(p.20).
Atomi in divenire è una raccolta poetica incentrata anche sul tema dell’amore in senso lato, con una particolare attenzione alla figura della donna, decantata con intensità. I sonetti d’amore, ad esempio, esplorano la profondità dei sentimenti e delle passioni che muovono la vita dell’uomo, celebrando l’amore come forza motrice e linfa vitale; l’amore per il poeta è espressione di gioia, leggerezza e canto; la sua presenza negli occhi dell’amata lo rende libero, indicando che l’amore è percepito come liberatorio e non come una gabbia, che l’amore crea quasi una dimensione parallela, un eterno presente dove le leggi fisiche (tempo e spazio) perdono il loro potere tirannico:
“Nell’indaco dei tuoi occhi
sono un canarino
che festeggia
cantando la sua libertà
Perché sei l’euforia
che ha la figura d’una Venere
una donna unica del genere
che mi fa gongolare
in un’estasi infinita
dove non tiranneggiano
né il tempo né lo spazio
dove mi sento vivo ed immortale
e mi trovo annegato in un infinito di emozioni…
(Indaco, p. 41).
Le poesie d’amore di Hossam Barakat sono molto sentite, celebrano l’amata non solo per la sua bellezza, ma soprattutto per la sua capacità di trasformare l’esistenza dell’amante in un’esperienza di libertà ed estasi; il linguaggio è aulico e romantico (“tiranneggiano”, “gongolare”, “indaco”), ma le immagini sono fresche e personali (“canarino”); c’è un bel contrasto tra la semplicità dell’immagine del canarino e la solennità dei concetti di immortalità e annullamento del tempo/spazio.
Hossam Barakat dà ancora, nella sua raccolta, voce a sentimenti legati alla sua terra d’ Egitto (“Egitto, che Amore!, p. 117) usando espressioni che disegnano uno strato di riflessione sull’identità e sull’appartenenza. La poesia “Egitto, che Amore! ” è un testo che si offre come un inno di lode che esalta l’Egitto attraverso l’uso di forti immagini sensoriali (sole caldo, cielo eccezionale) e rilevanti metafore che legano la sua storia (cicatrice, primogenito) alla sua geografia (dono del Nilo, mappa tatuata); insomma un testo che celebra la grandezza eterna e l’importanza universale della terra che ha visto crescere il poeta.
Nel quadro di questa visione identitaria , c’è anche un sentimento di ammirazione per l’Italia, che emerge dalla poesia “Buonasera, Italia!”, p.113, un’ode appassionata che dipinge l’Italia come un paese di contrasti armoniosi: un luogo di bellezza pacifica (“sdraiata sul mondo”), ma anche di grande forza storica (“gladiatrice”); un paese di antichità (“Roma”) ma anche di eccellenza moderna (“Milano”, “moda”, “scienza”); insomma, un testo che celebra l’Italia come patrimonio mondiale impresso per sempre nell’immaginario collettivo.
Nella poesia Il poeta (p. 154) Barakat porta sulla pagina versi che esplorano la natura, il ruolo e le qualità di chi scrive versi. È un testo ricco di metafore che definiscono l’artista non solo come scrittore, ma come figura mistica e creatrice, e che sottolinea la libertà creativa e la spinta incessante all’espressione e all’impatto emotivo sul lettore.
Barakat descrive il poeta come un esploratore solitario, un viaggiatore dell’immaginario, che non è legato a convenzioni o destinazioni, ma segue la corrente della sua fantasia, che non è mero gioco, ma una funzione quasi profetica, capace di rivelare e infondere bellezza nel mondo, di veicolare anche i sentimenti negativi (disillusione), ma con uno scopo ultimo e nobile, ossia stimolare la reazione e la riflessione nel lettore: “Il poeta è un artigiano della metrica e della retorica / La cui goduria sta nel far rime”…Mentre le sue immagini prendono una dimensione allegorica…
Attraverso metafore efficaci (visionario, sognatore, profeta, vagabondo, artigiano), l’autore celebra la figura del poeta come un essere complesso e multifunzionale: libero creatore, maestro della tecnica, cercatore di perfezione, e, infine, un donatore di bellezza e riflessione al mondo.
Da un punto di vista strettamente tecnico, metrico e stilistico, la raccolta Atomi in divenire è caratterizzata da una versificazione libera che non segue schemi metrici rigidi e regolari, e che, in alcune testi, predilige l’ uso frequente di rime spesso baciate o alternate, che creano una musicalità evidente e un ritmo cadenzato, quasi di facile memorizzazione.
Il registro linguistico è elevato, quasi aulico in alcuni termini, ma la sintassi è generalmente chiara e diretta; Barakat non è parco nell’uso degli aggettivi, scegliendoli spesso per rafforzare l’unicità delle sue descrizioni , e collocandosi così in una tradizione che valorizza la comunicazione immediata e la celebrazione, piuttosto che l’oscurità o l’ermetismo, e privilegiando, altresì, una zona di intersezione tra la lirica moderna, per l’uso del verso libero e l’originalità delle metafore, e la tradizione celebrativa e didascalica, per la volontà di lodare e trasmettere ideali.
Nella parte finale della silloge il poeta usa anche il genere dell’haiku e del tanka. Ne citiamo alcuni:
Luna di miele
Riflessi di porpora
Avanzi di noi
(Haiku1, p.193)
Cuore spinoso
Indocile spirito
In balia di sé
Patetico satana
Mendicante di luce
(Tanka1, p. 193)
Barakat dimostra il suo slancio metaforico e contrastante anche nell’uso del genere dell’Haiku e del Tanka. Se nelle odi si dilunga in lodi, qui dimostra di saper scegliere le parole con estrema cura. Se nell’Haiku1 egli concentra un frammento di malinconia, nel Tanka 1 disegna un profondo autoritratto di un’anima in conflitto. Questo rafforza l’idea che l’autore è un poeta versatile e abile nell’uso di immagini trasfigurative della realtà e nel finale a sorpresa; un poeta capace di chiudere la composizione con un verso che ne ribalta o ne intensifica il significato (come “Avanzi di noi” o “Mendicante di luce”).
Concludendo, Hossam Barahat è un poeta che cerca l’impatto emotivo e la bellezza descrittiva, e i cui punti di forza sono la forza metaforica e l’originalità, sia perché egli dimostra una notevole capacità di creare immagini efficaci e incisive (es. “il canarino negli occhi indaco”, “l’Egitto come cicatrice”, “la poesia come brezza”), sia perché il tono della versificazione è sempre elevato, sincero e carico di ammirazione e idealismo.
Se nella silloge Atomi in divenire l’allungamento del verso assume, a volte, cadenze prosodiche che rendono la lettura a tratti un po’ didascalica o densa riducendo l’eleganza della brevitas, è pur vero che il lettore si trova di fronte ad un poeta che eccelle nell’invenzione visiva e nella comunicazione emotiva del sentimento; strada facendo l’autore potrà maturare una maggiore essenzialità e una più rigorosa gestione della musicalità interna del verso libero, come maggiormente si evince con la scelta dell’Haiku e del Tanka.
E’ certo, comunque, che questa raccolta si configura come un’opera in cui il logos poetante, l’emozione e il sentimento sono gli assoluti protagonisti, espressi attraverso una voce lirica e intensa che guarda all’amore, agli ideali, agli affetti, alle radici identitarie con l’uso di una sintassi generalmente chiara e diretta, in grado di creare un tono di solennità e ammirazione, di accentuare il desiderio romantico di elevare l’uomo attraverso la poesia, di saper esprimere anche una sensibilità civile ed un encomiabile slancio poetico.





