
Quella di Billy Joel è una storia profondamente newyorkese, anzi longislandese: nato nel Bronx nel 1949 e cresciuto a Hicksville, Long Island, ha sempre portato con sé l’orgoglio di chi viene dalla periferia operaia, fatta di turni lunghi, sogni ostinati e bar rumorosi dove il pianoforte diventa una via di fuga. È lì che nasce il suo sguardo: diretto, ironico, sentimentale ma mai ingenuo. Negli anni Settanta, dopo esordi difficili e un rapporto tormentato con l’industria discografica, Joel trova finalmente la sua voce. La svolta arriva con The Stranger (1977), prodotto da Phil Ramone, uno dei grandi architetti del suono americano. L’album vende milioni di copie e diventa un classico immediato: dentro ci sono ritratti di vita quotidiana, personaggi imperfetti, amori complicati. Il capolavoro narrativo è “Scenes from an Italian Restaurant”, una mini-opera rock che racconta amicizie, fallimenti e nostalgie con un realismo da cinema urbano. Accanto a lui c’è una band inseparabile, compatta come una squadra di quartiere. Al centro il batterista Liberty DeVitto, potente e preciso, vero motore ritmico del suono di Billy Joel. Poi Ritchie Cannata ai sassofoni e flauti, che aggiungeva un respiro jazz e metropolitano, insieme a musicisti che negli anni diventeranno parte dell’identità stessa dei concerti di Joel. Insieme, DeVitto e Cannata portavano nella band di Billy Joel non solo grande tecnica, ma anche un retroterra italo-newyorkese che si sposava perfettamente con le storie urbane, popolari e familiari raccontate nelle canzoni: un suono americano, sì, ma con radici mediterranee ben piantate a New York. Non erano semplici turnisti: erano una famiglia musicale, capace di passare dal rock al soul, dal pop al jazz senza perdere coerenza.
Fondamentale, dietro le quinte, la figura di Elizabeth Weber, manager determinata e poi moglie di Billy Joel. Fu lei a credere nel suo talento quando molti lo davano per finito, a trattare contratti, a difendere le sue canzoni. Un sodalizio fortissimo, professionale e sentimentale, che accompagnerà l’ascesa vertiginosa dell’artista fino alla metà degli anni Ottanta. Con 52nd Street (1978), Joel conferma tutto: l’album vola in cima alle classifiche e consolida la sua fama internazionale. Gli anni ’70 e ’80 sono un susseguirsi di successi, tour estenuanti, riconoscimenti importanti – Grammy Awards inclusi – e una presenza costante nelle radio di mezzo mondo. Billy Joel diventa la voce di una generazione adulta, che non si riconosce più nei sogni hippie ma nemmeno nel cinismo puro. Dietro il trionfo, però, c’è il lato oscuro. Joel ha sempre parlato senza filtri della sua vita segnata da alcol e droghe, soprattutto in quegli anni di pressione continua. Il successo amplifica le fragilità: notti infinite, eccessi, momenti di autodistruzione. La musica resta il suo appiglio, ma il prezzo personale è alto. La separazione da Elizabeth Weber segna una frattura profonda, emotiva e artistica. Finisce un’epoca: quella dell’ascesa e della costruzione. Joel continua a scrivere e incidere, ma con un passo diverso, più riflessivo, meno compulsivo.Oggi Billy Joel conduce una vita più misurata. Vive ancora legato a New York, si dedica ai concerti-evento (storica la sua lunga residenza al Madison Square Garden), alla famiglia e a una carriera ormai consegnata alla storia. Non pubblica più album pop da anni, ma non ne ha bisogno: il suo repertorio è diventato memoria collettiva.
La band di Billy Joel anni 70/80
Liberty De Vitto – batteria ; Ritchie Cannata – saxofoni e flauti ; Doug Stegmeyer – basso ; David Brown – chitarra elettrica ; Russell Javors – chitarre e cori ; Mark Rivera – sassofoni, flauti, percussioni, cori
Questa formazione – con variazioni minime nel tempo – è quella che ha accompagnato Billy Joel nel periodo d’oro, costruendo un’identità sonora riconoscibile: rock urbano, pop sofisticato e storytelling newyorkese, sempre suonato da una band che sembrava più un gruppo di amici cresciuti nello stesso quartiere che una macchina industriale.






1 commento su “Billy Joel: grandi successi, notti storte, canzoni con un retroterra italo-americano…di Giannino Ruzza”
L’album della definitiva consacrazione e che lo rese famoso in tutto il mondo (Italia compresa) é Il settimo album in studio (Glass Houses), pubblicato il 12 marzo 1980, e contiene la prima canzone di Joel a raggiungere il primo posto nella classifica dei singoli pop di Billboard, “It’s Still Rock and Roll to Me”. L’album ebbe un grande successo commerciale e generò diversi singoli di successo, tra cui “All for Leyna”, “You May Be Right”, “Don’t Ask Me Why” e “Sometimes a Fantasy”.