
MODICA, 17 Ottobre 2026 – Nel suo consueto e affascinante viaggio tra i tesori e la storia di Modica, Nino Sparacino torna a catturare l’attenzione dei lettori e degli appassionati di storia locale con un nuovo post corredato da scatti preziosi. La tappa stavolta ci porta sulle tracce della chiesa di San Liberale (conosciuta anche come San Liberante), un luogo di culto di cui si erano perse quasi completamente le tracce.
Per lungo tempo l’ubicazione di questo antico edificio è stata legata alle pagine dello storico Franco Libero Belgiorno, che nel suo celebre libro “Modica e le sue chiese” ne decretava la scomparsa definitiva, collocandola nel quartiere San Paolo, lungo via Correri.
“Tuttavia – spiega Sparacino – le nuove analisi e i dettagli emersi suggeriscono un’ipotesi ben più solida e plausibile: la chiesa si trovava, con ogni probabilità, proprio nell’omonima via San Liberale. Com’era consuetudine all’epoca, infatti, erano le strade a prendere il nome dagli edifici religiosi che vi sorgevano. Questa antica via iniziava dal quartiere San Paolo e scendeva fino al torrente San Liberale, nel punto in cui oggi via Trani incrocia via Tirella”.
La vera sorpresa emersa da questa ricerca è che la chiesa non è stata completamente distrutta, smentendo quanto ritenuto in passato. “Grazie alla consultazione di alcune mappe antiche di Modica e al confronto diretto con l’attuale proprietario del terreno, è stato possibile individuare i resti dell’edificio, ancora oggi visibili sul posto. Un tassello fondamentale che restituisce fisicità a un pezzo di storia che si credeva perduto per sempre.
La costruzione della chiesa di San Liberale si può collocare storicamente agli inizi del 1600. A confermare questa datazione è un importante documento d’archivio: il testamento di un certo don Angelo Alferi (o Alfieri), datato 5 dicembre 1644”.
Nel testamento, don Angelo disponeva espressamente che: «Dal ricavato della vendita di alcune case, si dessero 14 onze annue di rendita, per una messa quotidiana in detta chiesa da celebrarsi dal Cappellano».


