Subalternità o scelta? Il nodo irrisolto del Pd di Schlein…l’opinione di Rita Faletti

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Il campo largo, o comunque lo si voglia chiamare, si prepara alle politiche del prossimo anno con l’ambizione di tornare al governo. Elly Schlein è ottimista: il 2027 sarà l’anno del ritorno del centrosinistra a Palazzo Chigi. La segretaria del Partito democratico va ripetendo che i punti di convergenza tra le opposizioni sono molti e l’unità necessaria per competere con il centro destra sarà raggiunta. L’unità è sì premessa indispensabile per presentarsi alle politiche con ottimismo, ma un programma condiviso è condizione imprescindibile per governare. E qui iniziano le difficoltà che non si vogliono vedere. Sulla politica estera e sulla guerra in Ucraina, le differenze restano profonde. Due giorni fa, durante il dibattito seguito alle comunicazioni di Giorgetti sul ricorso alla flessibilità europea per energia e difesa, Conte ha ribadito la linea del Movimento: “Non chiedeteci neanche un euro per la guerra”. Il leader dei 5s sa bene che questo tema rappresenta un nervo scoperto sia nella maggioranza che nel campo progressista. La sua posizione parla a gran parte del suo elettorato, preoccupata soprattutto dal costo dell’energia, dei carburanti e più in generale del tenore di vita e considera le spese militari risorse sottratte ad altre priorità. Del resto, la solidarietà a un popolo sotto attacco da oltre quattro anni non è un obbligo, basterebbe riconoscere che non combatte solo per la propria libertà. Tornando al tema iniziale – l’unità della coalizione – la frase di Conte suona come un avvertimento agli alleati/rivali. Il leader pentastellato sembra voler rinviare lo scioglimento di una delle questioni più divisive del futuro programma, evitando, al tempo stesso, di accreditare un’unità politica che, su temi internazionali, non esiste ancora. Non è un caso che quando si parla di contenuti del programma, le forze a sinistra del Pd rimangano sul vago o preferiscano rimandare la discussione. Del programma si parlerà tra settembre e novembre, ha detto Fratoianni. La pausa estiva manterrà in stand-by le divergenze. Nel frattempo, Conte preme perché si fissi una data per le primarie; sa che sono l’unico strumento con cui può giocarsi la partita della leadership. Lo confermano i sondaggi che lo danno favorito alla guida del campo largo. Questo gli consentirebbe di rivendicare un ruolo determinante nella definizione dell’agenda di governo. Ma se Conte è ossessionato per Palazzo Chigi, Schlein non lo è meno e sostiene che l’individuazione del candidato premier debba essere successiva alla costruzione di una piattaforma comune. Programma prima e primarie dopo, o viceversa, la differenza non è procedurale ma politica. C’è infatti una domanda alla quale il centro sinistra non ha ancora risposto: che cosa farebbe, concretamente, una volta arrivato al governo? Finché eluderà o rimanderà la risposta o si limiterà a citare una lista di obiettivi da raggiungere senza specificare modalità strumenti e costi, l’“unità” inseguita da Schlein si rivelerà più una prospettiva elettorale che un progetto politico. E non va sottovalutata l’evidente insofferenza dell’ala riformista del Pd, atlantista, favorevole al sostegno all’Ucraina, non ostile all’aumento della spesa per la difesa europea, allineata alle famiglie socialdemocratiche europee tradizionali. In sostanza, critica nei confronti di quello che viene percepito come un ulteriore arretramento del Pd verso posizioni grilline. A questo punto, la domanda più interessante da porsi è: se la subalternità di una parte del Partito democratico a Conte sia il prodotto dell’ostinazione di Schlein a volere l’unità per battere il centrodestra, se sia l’effetto di incapacità politica di costruire una linea autonoma e riconoscibile, soprattutto sui temi della politica estera e della sicurezza o se invece rifletta una reale vicinanza alle posizioni di Avs e M5s e quindi una scelta politica consapevole.

 

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2 commenti su “Subalternità o scelta? Il nodo irrisolto del Pd di Schlein…l’opinione di Rita Faletti”

  1. Tonino Spinello

    Discutere la patetica politica italiana è tempo sprecato. Chi sale e chi scende non importa ai piani alti. Quelli più in alto di Bruxelles intendo. Come non importa se a cadenza a qualcuno gli tirano fuori gli scheletri per darlo in pasto e distrarre l’opinione pubblica e gli altri di colpo diventano puri.
    Mi aspettavo che la Dott.ssa Faletti parlasse appunto degli scheletri di Conte e non di questo “inciuciamento” col Pd (già cosa vista) ove quella scappata di casa vuole fare la Premier.
    Eppure questa storia della commissione covid dovrebbe essere l’argomento principale (con tutti gli approfondimenti serali) invece di parlare di inciuci che alla fine non portano a niente. Ovviamente per il popolo….
    O forse dovremmo puntare di nuovo sull’avvocato del popolo?

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  2. Signor Spinello,
    ricordo di aver consigliato di seguire Nicola Porro su Quarta repubblica in merito allo scandalo sullo spreco di denaro pubblico, 1,2 miliardi di euro, in mascherine cinesi farlocche durante l’emergenza Covid, sul ruolo degli intermediari, i compensi milionari collegati alle forniture, le responsabilità attribuite a Conte e al supercommissario Arcuri ecc. Non ne parlo perché molto è stato detto e scritto e non aggiungerei nulla di nuovo. Su Conte, personalmente non punterei mezzo euro bucato. E’ un vanaglorioso senza qualità. Schlein è insignificante, priva di idee proprie e perciò poco credibile malgrado gli sforzi che fa per convincerci di esserlo. Gli altri due con cui brindano e festeggiano l’avvento di una nuova era sono improponibili. Questa è l’offerta del campo largo.

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