
La poesia possiede un carattere meraviglioso che aiuta ad aprire il nocciolo essenziale delle cose e a osservare meglio la carica reale. Il libro di poesie “L’esilio della notte” di Domenico Pisana, pubblicato nel novembre 2025 da Kanaga Edizioni, con la prefazione di Pierfranco Bruni, consta di quattro sezioni: 1) Punto di osservazione. 2) Tra l’irreale e l’infinito del cielo. 3) Lo scenario del plurale nell’insonnia della notte. 4) Dove l’esilio è alla sua sommità. Il testo ha ricevuto il Premio di Arcore 2025.
Mi sono chiesta, attraverso la lettura delle liriche, quale sia il filo conduttore del testo, il motivo dell’ispirazione. Nella sua trasparenza, il poeta in più liriche si distende lungo i sentieri dell’acqua, considerata elemento di purezza: si leggano le liriche: “Verso la riva”, (pag.43); “Che la lingua parli davvero” (pag.52).
“Io vorrei che la parola fosse il mio pensiero, / l’approdo dei sogni lasciati sulla sabbia” afferma Pisana in una lirica struggente a pagina 52 del testo. Ricorrente è l’attenzione del poeta rivolta alla parola, come si evince da molte sue liriche: “la preghiera muta di parole” (pag.9); “parola usata, cercata, ripudiata” (pag.15); “Le parole sono pietre appuntite” (pag.13); “dire parole di verità”, “parole di verità attraversate dalla luce” ( pagg.16-29-36); “le parole sono l’anima di una voce silenziosa”, quella della madre (pag.25).
La notte è vista come luogo di perdizione, di tenebre, di illusioni, per cui il poeta auspica l’esilio della notte in attesa dell’aurora, della luce dell’alba, vista come speranza di un nuovo umanesimo. Sul senso dell’umano, come pure sul riferimento al sacro, la voce di Domenico Pisana trova corrispondenze in vari autori come David Maria Turoldo (frate e poeta del Novecento che nei suoi versi fonde la protesta civile, il dubbio e la sete bruciante di un Dio nascosto ma invocato con forza estrema), Boris Pasternak, dove il sacro si manifesta come mistero della vita, identificazione con la figura di Cristo e valore della persona.
Tutti questi elementi sono presenti anche nella poesia del poeta Pisana, ove:
– traspare soprattutto, come prioritario, il suo bisogno di sottolineare il male dell’indifferenza, di smascherare il falso del nostro tempo caratterizzato dal vuoto, dalla corsa al successo, dal chiacchiericcio vacuo lontano dai valori veri;
– si constata il contrasto fra fede e ragione e si fa appello alla mente ordinatrice e onnipotente di Dio lodando gli umili “che s’adoperano a spiegare l’ordine” (pag.16);
– il poeta canta la bellezza che viene dal vero, definita particella invisibile che apre all’inconoscibile, mentre sul piano scientifico apprezza la ragione che sa riconoscere il limite della conoscenza (pag,17).
La versificazione de “L’esilio della notte” fa appello a un punto di provenienza visto nel Principio, cioè in Dio, ed esalta il valore della memoria e delle radici: “La verità è nelle radici di un amore senza confini” (pag.24), essenzializzato nel ricordo della madre: “ombra di donna, ombra di madre,/ di amante, di mistero m’accarezza oramai/ come la mano il viso di fanciullo” (pag.25).
Domenico Pisana sotto forma di un monologo e talora di un dialogo, esprime le sue riflessioni, i suoi pensieri che risentono di ferite e che trasfigurano il valore dell’umiltà contro la superbia e l’inquietudine, l’analisi del vero e del falso, l’ascolto dell’altro respiro ( quello divino) nella brezza del mare; e ancora l’invocazione al cielo per imparare la lingua del cuore e il mistero di una voce che lo accarezza e visto in un Principio divino: “sono un niente di un T(t)utto/ che mi dà ancora senso” (pag.37). Il poeta nella sua anima cerca l’aurora e afferma: “silenziosa è la sera e le stelle ghirigori della notte”; fa appello alla resistenza del cuore, ostile alla finzione; sottolinea lo scenario del plurale con l’assenza del sorriso; il silenzio, gli scontri in un teatro di guerra e la perdita dell’umano; invita a considerare alcuni valori importanti da non perdere, come il perdono, il pianto dell’albero, il cinguettio dei passeri, la fede ricordo del limite, l’importanza dei poeti: nel silenzio della sera, conforto è per il poeta il colloquio con Dio che si china sull’anima e lì, – dice Pisana -, cerco rimedi “alla mia ombra nella notte senza notte” (pag.51).
In altre liriche sono presentati i conflitti in essere nella società attuale: “Cammino tra nidi di silenzi e rami spezzati / circondato da monadi senza finestre / e con il cuore un deserto di paure” (pag. 54); “Camminiamo in solitudine/ tra le notizie di morte” (pag. 57).
Da una previsione negativa, il poeta dà adito alla speranza che attende “i giardini del sole” ove cantare il canto della libertà e ascoltare la Parola che tiene in vita nella malinconia dei giorni. Pisana sogna l’ora diversa opposta al buio (pag. 58). Alla visione della sera seguono elementi non condivisi e quelli che si cercano, tra cui la pace, la quiete, l’aurora colorata d’incanti, la speranza finché “la verità dirà la sua parola […] in attesa dell’acqua cristallina” (pag.63). Domenico Pisana definisce il suo cuore “una nave senza rotta ,/ che cerca l’isola ove accendere/ lumi di speranza e di verità” e per accedere al futuro (pag.67).
Nelle liriche finali lo sguardo dell’autore è rivolto al sole, alla luna, alla natura; tra i desideri insiti nel cuore del poeta vi sono la purezza dell’animo in grado di elevarsi sulle ali della verità e comprendere i respiri del silenzio; vi sono parole intime, espressione del suo pensiero e dei suoi sogni, strumento educativo, di elevazione e di trasformazione per gli uomini.
La raccolta “L’esilio della notte” è, concludendo, una finestra aperta verso gli altri, dalla quale si diparte un amore bagnato di sangue e l’indagine perdurante della verità. Si nota in Pisana un conflitto interiore tra il cuore che ricrea il sogno e la presenza del dubbio malinconico e della solitudine che annebbia la vista; il poeta, però, è un uomo di fede, (il legno della croce), ed è la fede che determina in lui lo spostamento delle energie negative verso un altro tipo di amore, quello aperto alla Trascendenza, quello sperimentato con il Dio di Gesù Cristo, via, verità e vita. Dalla relazione con il divino traspare infatti nei suoi versi uno spazio interiore nel quale il suo “esilio” si connota come comunicazione che correla il visibile all’Invisibile.
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Lidia Loguercio, docente di Lettere in pensione, è poetessa e scrittrice con vari interessi culturali che hanno sempre caratterizzato la sua formazione, tra cui le arti figurative (pittura e scultura), la filosofia, la storia, la letteratura. Ha pubblicato varie raccolte di poesie: Voci dell’anima, Nel vuoto dell’anima; Rofrano “la tua luce nel tempo” ; Secundis ventis; In dubiis libertas; Il vero nello specchio; Odusia; Alle falde di una roccia; Nugae. Tre sono le sue opere di narrativa: Imera, 2020; Il silenzio delle parole, 2020; Il valore dell’invisibile, 2025.


