
Pantelleria non è un’isola facile. È lontana dalla Sicilia, il collegamento aereo è stagionale e limitato, e il traghetto da Trapani dura circa cinque ore di viaggio. Non ci sono spiagge di sabbia nel senso tradizionale del termine: la costa è rocciosa, nera, vulcanica, con calette accessibili solo scendendo a piedi su sentieri di lava. Non ci sono grandi strutture alberghiere. Ci sono i dammusi, le abitazioni tradizionali a cupola costruite in pietra lavica con pareti spesse fino a un metro e mezzo, progettate per isolare dal caldo estivo e dal vento che sull’isola soffia con forza quasi tutto l’anno.
Tutto questo, invece di scoraggiare, ha finito per attirare un tipo specifico di viaggiatori. L’isola è rimasta fuori dai circuiti del turismo di massa non per scelta strategica, ma per ragioni geografiche e infrastrutturali. Il risultato è un posto dove si dorme bene, si nuota in calette accessibili solo a piedi o in barca, e si mangia il cappero in quasi ogni forma possibile. Il cappero di Pantelleria, protetto dalla denominazione IGP, è considerato il migliore al mondo per dimensione e intensità aromatica: viene ancora lavorato a mano e sotto sale, secondo una tradizione che risale a secoli fa.
Lo Specchio di Venere è il lago vulcanico nel centro dell’isola, a 836 metri di quota. Le acque sono termali, con temperature che variano tra i 30 e i 50 gradi a seconda della stagione. Il fango di colore grigio che si deposita sul fondo viene estratto e usato come trattamento naturale, una pratica che i locali seguono da generazioni senza bisogno di spa o strutture attrezzate. Il sentiero che circonda il lago è breve e pianeggiante, e la vista sul bacino d’acqua con i vapori che salgono in certe ore del mattino è una di quelle immagini che si ricordano.
I vini dell’isola hanno una qualità riconosciuta a livello internazionale. Lo Zibibbo, il vitigno bianco coltivato ad alberello basso per resistere al vento e al sole, produce uve con concentrazioni zuccherine altissime. Il Passito di Pantelleria è il vino simbolo dell’isola: dolce, ambrato, con sentori di albicocca e fico secco. Viene prodotto appassendo i grappoli al sole su graticci per circa tre settimane prima della pigiatura. Degustare il Passito direttamente nelle cantine dell’isola, alcune delle quali aprono su prenotazione, è un’esperienza che vale da sola parte del viaggio.
Per arrivarci dall’Italia, il collegamento principale è il traghetto per Pantelleria da Trapani. Su TraghettiLines si trovano tutte le rotte verso le isole minori della Sicilia, e si possono verificare orari e disponibilità sulla tratta in un unico posto, senza dover consultare separatamente i siti delle compagnie. Per chi vuole portare l’auto sull’isola, il traghetto è l’unica opzione, e prenotare con anticipo è fondamentale perché i posti per i veicoli si esauriscono prima delle cabine.
La cucina pantesca ha una sua identità distinta dalla tradizione siciliana continentale. I piatti più rappresentativi usano ingredienti dell’isola in combinazioni semplici: il coniglio in agrodolce con capperi e pomodorini, il couscous di pesce con le verdure dell’orto, la pasta con le sarde e il finocchietto selvatico che qui cresce spontaneo lungo i bordi delle strade. I ristoranti migliori dell’isola sono spesso piccoli, con pochi coperti e prenotazione quasi obbligatoria in estate.
L’orografia dell’isola merita attenzione per chi vuole esplorare a piedi. Il monte Grande, a 836 metri, è il punto più alto e offre una vista sull’intera isola e, nelle giornate limpide, sulla costa africana. Il sentiero che sale dalla Kattibuale è ben segnalato ma ripido. Le calette del versante nordovest, come Gadir e Nikà, sono raggiungibili solo a piedi o in barca: sono le più belle e le meno frequentate.
Il periodo migliore per visitare Pantelleria è tra fine maggio e metà giugno, oppure settembre. In agosto l’isola si riempie comunque, ma su numeri contenuti rispetto ad altre destinazioni siciliane. I prezzi degli alloggi in agosto raggiungono il picco annuale, spesso triplicando rispetto alla primavera. Chi ha flessibilità di date trova in giugno un’isola già calda, con il mare balneabile, senza la pressione dell’alta stagione piena.


