
Ragusa, 10 luglio 2026 – Ragusa in Movimento interviene sulla vicenda della statua di Filippo Pennavaria, una questione che da anni attende una soluzione definitiva e che oggi, anche alla luce di quanto sta accadendo a Pozzallo, torna con forza al centro del dibattito pubblico. «La comunità iblea merita una risposta chiara e rispettosa della propria storia» afferma il presidente Mario Chiavola, sottolineando come la collocazione dell’opera non possa essere ulteriormente rinviata.
Negli ultimi giorni, il caso Pennavaria è tornato alla ribalta soprattutto per le polemiche sorte a Pozzallo, dove la decisione di revocare l’onorificenza della cittadinanza onoraria concessa in passato all’ex senatore ha generato un acceso confronto tra istituzioni, storici e cittadini. «Quello che sta accadendo a Pozzallo – osserva Chiavola – dimostra quanto sia delicato il rapporto tra memoria storica e sensibilità contemporanea. Ma dimostra anche che non si può affrontare la storia con semplificazioni o cancellazioni».
In questo senso, Ragusa in Movimento richiama le parole dello storico Uccio Barone, che ha più volte ribadito la necessità di evitare ogni forma di destoricizzazione. «La storia – prosegue Chiavola – va letta e compresa nel suo contesto. Filippo Pennavaria è stato protagonista di una fase cruciale per Ragusa: ha contribuito alla crescita urbanistica, alla modernizzazione della città, alla definizione di un’identità amministrativa che ancora oggi riconosciamo. Non si può ignorare ciò che ha rappresentato per la comunità iblea».
Per Chiavola, la questione non riguarda la celebrazione acritica del passato, ma la capacità di una città di riconoscere la propria evoluzione. «Ragusa non può permettersi di cancellare pezzi della propria storia. La statua di Pennavaria, che ancora oggi è ferma in una fonderia in Toscana, pagata con soldi dei cittadini ragusani, deve trovare una collocazione adeguata, rispettosa e condivisa. È un atto di responsabilità verso la memoria collettiva e verso le generazioni future».
Ragusa in Movimento chiede quindi all’amministrazione comunale di «assumere una posizione chiara e definitiva», avviando un percorso trasparente che coinvolga studiosi, associazioni e cittadini. «La comunità iblea – conclude Chiavola – ha diritto a una decisione ponderata, che non sia dettata da pressioni ideologiche o da timori di polemiche. La storia non si riscrive: si studia, si comprende e si valorizza. E Ragusa deve farlo con coraggio e lucidità».


