
MODICA, 06 Luglio 2026 –
I due recenti approfondimenti pubblicati da Orizzonte Scuola a firma di Andrea Carlino, “Scienze delle religioni al posto dell’insegnamento di religione cattolica: la proposta che scuote la scuola” e “Addio Religione, benvenuta Antropologia delle culture? La proposta che fa discutere”, dedicati rispettivamente al documento del Gruppo di ricerca dell’Istituto di Studi Ecumenici “San Bernardino” di Venezia e all’audizione in Senato della professoressa Beatrice Massaro partono da una rappresentazione non aderente alla realtà dell’IRC presente oggi nelle scuola italiana.
“Dobbiamo ripeterci per l’ennesima volta – reagisce il segretario nazionale dello Snadir, Orazio Ruscica -: l’insegnamento della Religione Cattolica non è un catechismo scolastico né lezione dogmatica. Come affermano le Indicazioni Nazionali, l’IRC è una disciplina scolastica inserita a pieno titolo nelle finalità della scuola pubblica, con una forte valenza culturale, storica, antropologica ed educativa”. Gli insegnanti di religione cattolica sono professionisti altamente qualificati, in possesso di titoli accademici conseguiti attraverso percorsi universitari rigorosi e strutturati. “Diventare insegnanti di Religione Cattolica – aggiunge Ruscica – significa affrontare un percorso di studi serio e impegnativo, che richiede competenze storiche, esegetiche, filosofiche e pedagogiche approfondite, oltre a una solida preparazione nelle scienze religiose. Si tratta di un itinerario formativo selettivo e articolato, ben lontano da un approccio superficiale o da una semplice introduzione divulgativa al fenomeno religioso. Gli insegnanti di religione possiedono competenze in esegesi biblica, storia del cristianesimo, teologia, pedagogia e didattica, e maturano anche una conoscenza significativa delle altre tradizioni religiose, che sono in grado di affrontare con rigore e chiarezza nel dialogo educativo con gli studenti.
Non sono figure improvvisate, ma docenti pienamente inseriti nel sistema scolastico, che svolgono con professionalità un ruolo educativo complesso e delicato, contribuendo alla formazione culturale e critica degli allievi”.
Insomma, per diventare insegnanti di Religione Cattolica c’è da scalare l’Everest, non scavalcare il dosso di un corso sulle religioni!
“Condividiamo la preoccupazione espressa negli articoli riguardo all’analfabetismo religioso crescente e alla necessità di offrire agli studenti strumenti adeguati per comprendere una società sempre più complessa. Ma ci permettiamo di osservare che questi obiettivi sono già oggi parte integrante dell’Insegnamento della Religione Cattolica.
Per questo sorprende leggere che l’IRC sarebbe incapace di affrontare il pluralismo contemporaneo o di promuovere una lettura critica del fatto religioso. Chi vive quotidianamente la scuola sa bene che da anni i docenti di religione lavorano proprio nella direzione del dialogo interculturale, del confronto tra visioni del mondo differenti e dell’educazione alla convivenza civile.
Nelle nostre classi si promuovono il confronto, la riflessione critica e la conoscenza delle diverse tradizioni religiose. Gli studenti imparano a leggere il fenomeno religioso nella storia e nella contemporaneità, a comprendere le radici culturali della nostra civiltà e, nello stesso tempo, a rispettare e conoscere le differenze. Non solo: l’IRC prevede un progetto formativo indispensabile per cogliere aspetti fondamentali della vita, dell’arte, delle tradizioni del nostro Paese, di quell’insieme di regole, precetti e valori che appartengono alla nostra coscienza collettiva, e che ci aiutano a confrontarci con altre religioni e altri sistemi di significato, così da avere una visione della complessità dell’esistenza umana.
Per questo riteniamo che la questione centrale non sia sostituire l’IRC, ma migliorare ciò che ancora oggi presenta criticità all’interno del sistema scolastico. Pensiamo, ad esempio, all’ora alternativa, che troppo spesso rischia di trasformarsi in un semplice spazio residuale o in un’occasione per entrare dopo o uscire prima da scuola.
Chi sceglie di non avvalersi dell’Insegnamento della Religione Cattolica deve poter usufruire di un’offerta formativa strutturata, qualificata e realmente educativa. Troppo spesso, invece, l’ora alternativa finisce per essere percepita come un momento residuale o come una semplice opportunità per entrare più tardi o uscire prima da scuola.
La vera innovazione potrebbe essere quella di costruire percorsi alternativi dedicati alla conoscenza delle culture, delle religioni, dei diritti umani, del dialogo interculturale, della cittadinanza attiva e delle grandi questioni etiche del nostro tempo. Un insegnamento capace di arricchire la formazione degli studenti che liberamente scelgono di non avvalersi dell’IRC.
In questo modo – conclude lo Snadir – la scuola garantirebbe a tutti pari dignità educativa, senza cancellare una disciplina che non è catechesi, non è indottrinamento e non è un residuo del passato, ma un insegnamento culturale che continua a svolgere un ruolo importante nella formazione delle nuove generazioni.
Più che sostituire ciò che funziona, sarebbe opportuno migliorare ciò che ancora manca”.


