La poesia introspettiva della siriana Aisha Elkhedr Luna Amer…di Domenico Pisana

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Aisha EIkhedr Luna Amer è una poetessa siriana di grande rilievo internazionale, che vive in Turchia e che opera molto nell’ambito dei diritti umani e per la salvaguardia della pace. Il suo percorso intellettuale e culturale è incluso nel libro “Figure Siriane del XX Secolo”, essendo autrice di numerosi articoli letterari e culturali, relatrice in seminari e conferenze e per aver pubblicato quattro raccolte di poesie distribuite a livello internazionale, la maggior parte delle quali tradotte in 9 lingue.
Ci occupiamo di questa autrice perché rappresenta un simbolo di impegno culturale e civile davvero significativo, se è vero che Aisha Elkhedr Luna Amer è anche fondatrice e Presidente dell’Unione Araba per la Cultura, ambasciatrice di Pace Globale in Germania e Pakistan, Direttrice dell’Ufficio Siria dell’Unione dei Premi Arabi, Presidente dell’Ufficio Siria del Centro Egiziano per la Pace Globale e i Diritti Umani, membro del Comitato Consultivo dell’Organizzazione Mondiale per la Creatività per la Pace a Londra, e membro dell’Alto Comitato Consultivo dell’Unione degli Scrittori e Intellettuali Arabi a Parigi.
Aisha Elkhedr Luna Amer non è dunque solo una figura letteraria, ma un vero e proprio ponte culturale e umanitario tra il Medio Oriente e il resto del mondo, che fa della poesia non un mero esercizio estetico o un rifugio solipsistico, ma uno strumento vivo di dialogo.
In un’epoca storica in cui la Siria è stata spesso associata solo a immagini di conflitto e distruzione, la figura di questa poetessa restituisce al paese la sua millenaria dignità culturale; il suo impegno in organizzazioni globali per la pace e i diritti umani (da Londra a Parigi, passando per la Germania e il Pakistan) dimostra che per lei la scrittura è responsabilità civile, e i suoi ruoli di leadership delineano il profilo di una donna capace di guidare, aggregare e influenzare il pensiero contemporaneo, sia per la sua capacità di parlare a culture e popoli diversi attraverso la traduzione e la cooperazione, sia perché la pace, nel suo curriculum, non è un concetto astratto ma un lavoro di costruzione istituzionale e culturale quotidiano, sia perché , infine, capace di incarnare la grandezza della tradizione letteraria siriana proiettandola nelle sfide globali dei diritti umani del XXI secolo.
Il nostro approccio con la poetessa Aisha Elkhedr Luna Amer, è avvenuto grazie alla traduzione di un’altra figura di grande spessore culturale, Shirin Taha Elnawasany, Professore Associato di Traduttologia e Linguistica, ex Capo del Dipartimento di Lingua e Letteratura Italiana – Facoltà di Lettere, Università di Helwan in Cairo, traduttrice di racconti di Giovanni Verga, Leonardo Sciascia, Luigi Capuana, Elio Vittorini, Goffredo Parise, Italo Calvino, Grazia Deledda, e in possesso di una formazione specialistica in Italia presso l’Università per Stranieri di Perugia, il Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati, l’Università per Stranieri di Siena , l’ Università “La Sapienza” di Roma, l’Università “G. D’Annunzio” di Pescara, l’Università di Napoli “L’Orientale”.
Diverse le sue affiliazioni internazionali a comitati, tant’è che è Membro del Comitato Consultivo per la Traduzione – Unione Araba per la Cultura (AUC), Direttrice per lo sviluppo e Direttrice dell’Ufficio AUC per l’Egitto, Membro del Forum Mondiale della Lingua Araba (FOMLAR), Assistente editoriale – Algerian Scientific Journal Platform e Membro dell’Unione degli Scrittori Egiziani (sezione critica e traduzione)
Ciò che impressiona maggiormente del profilo della Prof.ssa Elnawasany è la profondità del suo legame con la letteratura italiana, in particolare con gli autori più complessi, densi e legati alle identità regionali (soprattutto siciliane), ma anche una spiccata vocazione alla leadership e alla costruzione di reti culturali. I suoi ruoli direttivi ne fanno una figura cardine per le politiche culturali del Cairo, mentre per l’Italia personalità come la sua sono risorse importanti, finestre spalancate sul mondo arabo, attraverso le quali la nostra cultura viene capita, amata e divulgata con la massima fedeltà e il più alto rispetto scientifico.
Grazie alla traduzione di Shirin Taha Elnawasany, vogliamo posare sguardo su una poesia di Aisha Elkhedr Luna Amer , dal titolo Salmi 2:

قصيدة للشاعرة د. #عائشة_الخضر_لونا_عامر

الترجمة للإيطالية د. #شيرين_النوساني

” مزامير 2 ”

───

ثمة َ صباحات ٍرمادية

تتجرد ُ من الندى …

ترتل ُ مزاميرَ جنائزية

تتلاشى فيها البهجة

وتمضغ ُ لبان َ العدم

أبحث ُعني ..

فأراني خارج َنفسي

أتساءل ُأينك ؟

فأجدك َ معلقاً بطرف ِنجمة !

تلفحك َ ريح ٌ أليفة

تلملمتْ من شهقات ِ روحي

أناديك َ :

يا أنا اااااا….

يترددُ ندائي َ عاليا ً

إلى أوسع ِ مدى …

ويعود ُ صداه ُ لحنا ً غرائبيا ً

محمّلاً بأكف ٍ ملائكية

يهمسنُي برقة ٍ :
ها أنا .. يا أنا !

ويهرول ُالندى الى الصباح ِملوّنا ً

وتعودُ الزرقة ُ الى البحر ..

وإلى حلم ِ قصيدة ٍ

نسجَتْها روحي .. لروحي

وأتوسّد حُلُمي وأهذي :

أناي َ ..أناي َ… ياأنا !

Salmi 2
Ci sono mattine cineree
che si spogliano della rugiada…
intonando salmi funebri,
in cui la gioia svanisce
e si mastica la gomma del nulla.

Cerco me stessa…
e mi trovo fuori di me.
Mi chiedo: dove sei?
e ti trovo sospeso alla punta di una stella!

Ti sfiora un vento addomesticato,
ricucito dai singhiozzi della mia anima.

Ti chiamo:
Oh me…
Il mio grido si spinge lontano,
fino all’estremo orizzonte…
e la sua eco torna indietro,
melodia straniante,
sostenuta da palmi angelici,
che mi sussurrano teneri:
Eccomi… oh me!

E la rugiada irrompe nel mattino,
piena di colore,
l’azzurro torna al mare…
e al sogno di una poesia
che la mia anima ha tessuto per la mia stessa anima.

Appoggio la testa sul mio sogno e vaneggio:
Oh me
-Oh… me… o me!

Questa poesia di Aisha Elkhedr Luna Amer si offre come espressione di una mappa emotiva che descrive il viaggio interiore verticale della poetessa siriana: dalla desolazione del nulla alla catarsi della riconciliazione con se stessi attraverso l’atto poetico. La versificazione si sviluppa come un vero e proprio “salmo”, assumendo quasi il tono di una preghiera laica e intima, ed offrendo una metamorfosi del proprio paesaggio interiore, tant’è che già nell’apertura del testo vibra un’atmosfera desaturata, quasi spettrale: le “mattine cineree”, la “gomma del nulla” che viene masticata, trasfigurando un’immagine quasi fisica, densa, che dà la consistenza dell’angoscia e della noia esistenziale.
La poetessa entra nella profondità della sua anima, dando di sé il senso di un’alienazione profonda (“Cerco me stessa… e mi trovo fuori di me”), per poi rivelare l’esperienza di una frammentazione dell’io, di uno sradicamento interiore che proietta l’altro da sé (o una parte di sé perduta) in una dimensione irraggiungibile: “sospeso alla punta di una stella”.
Quel “Oh me…” suona quasi come un sospiro di sbigottimento di fronte al proprio stato emotivo, come consapevolezza di essere sola con se stessa nel lanciare un richiamo, come ricerca d’infinito (“Il mio grido si spinge lontano…”), come una proiezione dell’anima che cerca una risposta, estendendosi fino al limite del mondo visibile (“all’estremo orizzonte”), e rappresentando un vuoto immenso che deve essere colmato.
I versi di Aisha Elkhedr Luna Amer danno voce al bisogno umano di essere ascoltati., raccontando la transizione magica (e quasi mistica) che avviene quando il proprio dolore o la propria solitudine, una volta gridati al mondo, non trovano il vuoto, ma vengono raccolti, trasfigurati in bellezza e restituiti sotto forma di pace e vicinanza.
Ci troviamo di fronte ad una poesia carica di una forte sensibilità, che oscilla perfettamente tra la vulnerabilità e la grazia, e che si connota per un recupero di sacralità: la risposta al grido d’aiuto (“Eccomi… oh me!”) arriva dall’interno.
Nel finale, il paesaggio iniziale viene completamente ribaltato. Il grigio cinereo lascia il posto al colore, la rugiada che era svanita “irrompe” nel mattino, e “l’azzurro torna al mare”.
Questo miracolo visivo ed emotivo avviene grazie al “sogno di una poesia che – afferma la poetessa – la mia anima ha tessuto per la mia stessa anima”. Qui Aisha Elkhedr Luna Amer svela la funzione salvifica della poesia, che è l’atto sartoriale con cui l’anima ricuce i propri singhiozzi, lo spazio protetto in cui è permesso “vaneggiare” e abbandonarsi a quel canto finale (“Oh me -Oh… me… o me!”) che suona come una culla, una nenia di auto-riconoscimento e guarigione.
La struttura formale della poesia, caratterizzata da versi brevi e spezzati, mima il respiro affannoso del singhiozzo e della ricerca, per poi distendersi nelle strofe centrali e finali, dove la musicalità si fa più fluida. Nonostante la poetessa sia fortemente impegnata sul fronte dei diritti umani e della pace a livello internazionale, in Salmi 2 sceglie di operare la forma di attivismo più radicale che esista: la pacificazione con il proprio io, dimostrando che non può esserci pace nel mondo se prima non si attraversa il proprio “nulla” cinereo per restituire l’azzurro al proprio mare interiore. Una lirica, dunque, dirompente, intima e universale.
Concludendo, la poesia Salmi 2 è un inno al potere salvifico e terapeutico della parola e del sogno, capaci di tramutare il vuoto esistenziale in armonia e pace interiore.
Lo stile di Aisha Elkhedr Luna Amer si distingue per una forte carica evocativa e una spiccata originalità analogica, per l’uso di sinestesie e metafore, e per la struttura iterativa ed espressiva: l’uso frequente dei puntini di sospensione e il ricorrere quasi ossessivo delle esclamazioni spezzano il ritmo lirico tradizionale, creando l’effetto di un soliloquio, un flusso di coscienza ad alta voce in cui la poetessa siriana si fa apprezzare per il suo lirismo introspettivo , per gli echi simbolici ed ermetici ( il vento, la rugiada, il mare, che sono simboli puri degli stati d’animo) e per quel surrealismo emotivo ( evidente nell’accostamento di immagini insolite come ricucire il vento, masticare il nulla) dove le leggi della logica rigida vengono scardinate per far spazio alla logica superiore del sogno e dell’inconscio.
Salmi 2 si configura, insomma, come un’opera ove attraverso un linguaggio audace e fortemente analogico, Aisha Elkhedr Luna Amer trasforma la pagina bianca in uno specchio dell’anima, dimostrando come l’atto poetico sia l’unico strumento capace di “ricucire” il dolore e ricondurre l’essere umano a se stesso.

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