Pozzallo. Arrivati 78 migranti, stanno tutti bene

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Pozzallo, 28 Aprile 2026 – Il mare, per quarantotto ore infinite, è stato l’unico orizzonte per settantotto persone strette su un’imbarcazione partita dalle coste libiche. Una traversata conclusasi a circa 60 miglia dalle coste siciliane, quando la sagoma della motovedetta CP 311 della Guardia Costiera è apparsa tra le onde, trasformando la paura in speranza. Dopo le operazioni di trasbordo, il gruppo è stato condotto nel porto di Pozzallo, ormai da anni epicentro di un sistema di accoglienza che si attiva con precisione chirurgica a ogni emergenza.
Ad attendere i migranti in banchina non c’erano solo le forze dell’ordine, ma una rete complessa di assistenza umana e sanitaria. Il team di soccorso è stato coordinato dai medici Vincenzo Morello e Angelo Gugliotta, figure storiche del presidio sanitario locale, che hanno guidato il personale dell’Usmaf (Ufficio di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera) e dell’Asp di Ragusa.
Le condizioni dei sopravvissuti, sebbene non critiche dal punto di vista vitale, hanno richiesto un intervento immediato: molti dei migranti presentavano infatti segni evidenti di scabbia, aggravata in diversi casi da sovrainfezioni cutanee dovute alle scarse condizioni igieniche durante il viaggio e alla permanenza nei centri di detenzione libici. Nonostante i segni della sofferenza fisica e psicologica, il triage ha dato esito confortante: per nessuno dei settantotto è stato necessario il ricovero ospedaliero, permettendo così il trasferimento diretto verso le strutture di accoglienza.
Il gruppo è composto prevalentemente da uomini — settantatré in totale — ma la lista dei passeggeri racconta anche la fragilità di una donna e di quattro minori, arrivati in Italia senza certezze se non quella di aver lasciato alle spalle situazioni insostenibili. La geografia del dolore tracciata dalle loro nazionalità è vasta: Bangladesh, Pakistan, Egitto, Marocco e Ciad.
Si tratta di rotte diverse che convergono tutte verso l’imbuto della Libia, dove i migranti spesso attendono mesi prima di trovare un posto su un barchino. Per i settantotto di Pozzallo, l’incubo è durato due giorni e due notti in mare aperto, esposti al sole e alla salsedine, prima che il soccorso della Guardia Costiera ponesse fine al rischio di un naufragio.
In banchina, oltre ai medici, fondamentale è stata la presenza della Fondazione Migrantes e della Protezione Civile, che hanno garantito il primo supporto logistico e psicologico. La loro presenza sottolinea come l’accoglienza a Pozzallo non sia solo una questione di sicurezza o sanità, ma un impegno civile che coinvolge l’intera comunità e le organizzazioni umanitarie.
Mentre le procedure di identificazione proseguono, rimane il dato umano di settantotto persone che hanno sfidato il Mediterraneo per cercare un futuro diverso. Ora, per loro, inizia la fase più complessa: quella dell’inserimento e dell’attesa di un destino che, per la prima volta dopo tanto tempo, non dipende più dal vento o dalle onde, ma dalla solidarietà europea e dalle leggi sull’asilo.

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