
ISPICA, 05 Aprile 2026 – Quella che doveva essere una domenica di rinascita e celebrazione si è trasformata, per la comunità di Ispica, in una giornata di silenzio e strazio. Il ritrovamento del corpo senza vita di Alessandro Scapellato, 36 anni, ha gettato un’ombra di profondo dolore su una città che oggi fatica a trovare motivi per festeggiare.
La dinamica del ritrovamento restituisce un quadro drammatico. Il corpo del giovane è stato individuato in fondo a una cava profonda circa 60 metri, nei pressi del convento di Santa Maria di Gesù. Un’area impervia, caratterizzata da dirupi scoscesi e vegetazione fitta, che ha reso le operazioni di soccorso estremamente delicate.
Gli indizi lasciati sul posto alimentano il mistero: l’auto è stata rinvenuta con lo sportello aperto e il cellulare appoggiato su una balaustra. Per il recupero della salma, terminato tra i rovi e i massi del fondo, è stato necessario l’intervento coordinato dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza e di un elicottero.
Alessandro non era solo un giovane lavoratore; era un padre stimato e una figura solare, la cui scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile nei 16mila abitanti di Ispica. Il sentimento di sgomento è tale che sui social e nelle piazze è emerso un appello spontaneo e accorato: sospendere o ridurre i riti pasquali.
“Non c’è nulla da festeggiare” è il coro che si leva da una città che si sente mutilata di uno dei suoi figli più amati.
Mentre i Carabinieri eseguono i rilievi di legge, restano i dubbi su cosa abbia spinto Alessandro in quel luogo così pericoloso nelle sue ultime ore. La Procura dovrà valutare se disporre l’autopsia per chiarire le cause del decesso e determinare se si sia trattato di una tragica fatalità o di altro.
Ispica si stringe oggi attorno alla famiglia Scapellato, in attesa di risposte che possano, se non lenire il dolore, almeno fare luce su una tragedia che ha trasformato la Pasqua in un giorno di lutto cittadino.





