
RAGUSA/COMISO, 29 Marzo 2026 – La sentenza emessa dal Tribunale collegiale di Ragusa mette la parola fine — almeno dal punto di vista legale — a un incubo durato oltre dieci anni. Un uomo di sessant’anni, residente a Comiso, è stato condannato a quattro anni e tre mesi di reclusione per maltrattamenti continuati e lesioni aggravate ai danni della ex compagna.
Per circa due lustri, quella che doveva essere una dimora familiare è stata il teatro di una “quotidianità del terrore”. Il quadro emerso in aula descrive un sistematico annientamento della dignità della vittima: umiliazioni costanti, insulti e pressioni consumate spesso davanti ai figli, episodi gravi che hanno richiesto nel tempo l’intervento delle forze dell’ordine e documentate cure mediche.
Nemmeno la separazione, avvenuta nel 2023, aveva fermato la furia dell’uomo, culminata in un’ulteriore aggressione nel 2024 a colpi di oggetti, calci e pugni.
Oltre alla pena detentiva, il Tribunale ha stabilito un risarcimento di 12 mila euro a favore della parte civile e il pagamento integrale delle spese processuali.
“Questa sentenza non cancella il dolore, ma sancisce un principio fondamentale: la violenza domestica non può e non deve essere normalizzata.”
Il caso di Comiso non è solo un fatto di cronaca, ma un interrogativo aperto per l’intera comunità. Ci ricorda che il coraggio di denunciare, dopo anni di paura, è un atto eroico che necessita di una rete di supporto solida. La responsabilità collettiva sta nel saper leggere i segnali prima che le porte si chiudano e nel non lasciare mai sola chi decide di dire “basta”.
Ogni verdetto di questo tipo è un impegno solenne: proteggere chi subisce e intervenire affinché la violenza non diventi mai un destino inevitabile.




