Frode sementiera nel Vittoriese: sequestrati oltre 30.000 semi di pomodoro contraffatti

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VITTORIA, 20 Marzo 2026 – Un colpo durissimo al mercato del “falso agricolo” è stato messo a segno nelle province di Ragusa e Caltanissetta. Un’operazione congiunta tra i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Ragusa e i funzionari dell’I.C.Q.R.F. (Ispettorato Centrale della tutela della qualità e repressione frodi) di Vittoria ha portato al sequestro di oltre 30.000 semi di pomodoro contraffatti.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa, ha fatto luce su un sistema illecito che coinvolgeva l’intera filiera produttiva: dai fornitori di sementi ai vivai, fino alle aziende agricole.

Tutto è partito da un controllo presso un’azienda agricola di Vittoria. Il sospetto dei finanzieri e degli ispettori ministeriali riguardava la natura di alcune piantine di pomodoro da mensa, varietà ad alto valore agronomico protette da brevetti internazionali.

Le analisi genetiche effettuate da laboratori specializzati hanno confermato i dubbi degli inquirenti: le piante erano state riprodotte illecitamente. Si trattava di sementi “copiate”, coltivate senza alcuna autorizzazione da parte delle ditte comunitarie che detengono i diritti di proprietà industriale.

Le perquisizioni delegate dall’Autorità Giudiziaria hanno permesso di mappare il percorso del materiale illegale: la sorgente era una ditta sementiera di Gela, che forniva i semi contraffatti, l’intermediario era un vivaio orticolo di Vittoria, che acquistava i semi e li rivendeva sotto forma di piantine, mentre i beneficiari erano due aziende agricole vittoriesi che mettevano a dimora le piante per la produzione commerciale.

Al termine delle operazioni, i titolari delle quattro realtà coinvolte sono stati denunciati ai sensi dell’articolo 517-ter del codice penale, che punisce la fabbricazione e il commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale.

Oltre al danno economico diretto per le aziende sementiere — che investono anni di ricerca e ingenti capitali nello sviluppo di ibridi resistenti e produttivi — la propagazione non autorizzata rappresenta un serio rischio fitosanitario. Senza i controlli certificati della filiera legale, aumenta esponenzialmente il pericolo di diffusione di patogeni e malattie delle piante che potrebbero mettere in ginocchio l’intero comparto agricolo locale.

“Si tratta di un atto di concorrenza sleale che danneggia i produttori onesti e i vivaisti che operano nel rispetto delle regole,” sottolineano le autorità.

È importante ricordare che il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e, in ossequio al principio di non colpevolezza, la responsabilità degli indagati sarà accertata solo in caso di sentenza di condanna definitiva.

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