L’Introspezione di Saro Cannizzaro. Il peso del silenzio: l’Italia, l’Europa e l’illusione della rilevanza

Tempo di lettura: 2 minuti

La recente vicenda che ha visto il nostro Ministro della Difesa coinvolto a Dubai — il classico paradigma dell’essere nel posto sbagliato nel momento sbagliato — non può e non deve essere derubricata a semplice incidente di percorso, né tantomeno essere data in pasto alla solita, sterile polemica partitica. C’è qualcosa di più profondo e amaro che emerge dalle sabbie del Golfo: una lezione di realismo che colpisce al cuore la nostra identità nazionale.

Quando il palcoscenico della storia si riempie di fumo e cannoni, quando a morire sono esseri umani in carne e ossa, il valore reale di una nazione si spoglia di ogni retorica. In quegli istanti appare evidente che, al di là di una narrazione domestica spesso intrisa di provincialismo, il nostro peso internazionale è praticamente nullo. Siamo attori protagonisti nelle “scelte di contorno”, bravissimi a organizzare scampagnate diplomatiche e foto di gruppo sorridenti, dove l’apparenza di un’amicizia sembra colmare il vuoto di una strategia.

Tuttavia, la realtà è cinica e segue l’aritmetica del potere. Quando i partner di maggioranza decidono di premere il grilletto, si dimenticano di avvertirci. Non è solo una mancanza di rispetto istituzionale; è la conferma che il “garbo pseudo-amicale” non siede al tavolo dove si decide il destino del mondo. Da soli, semplicemente, contiamo poco.

È esattamente in questo scarto tra ambizione e realtà che si fonda la necessità di un europeismo concreto, non di maniera. Essere europeisti oggi non è un vezzo ideale, ma una scelta di sopravvivenza pragmatica. Il “peso” non si proclama con i tweet o nei comizi di piazza; il peso si costruisce creando massa critica.

Solo all’interno di un blocco europeo coeso possiamo trasformare la nostra diplomazia da sussurro a voce autorevole, capace di prevenire i conflitti anziché limitarsi a subirne gli effetti collaterali. L’alternativa è restare così: spettatori di lusso in un hotel a cinque stelle, mentre il resto del mondo decide, senza nemmeno bussare alla nostra porta.

© Riproduzione riservata
593227

I commenti pubblicati dai lettori su www.radiortm.it riflettono esclusivamente le opinioni dei singoli autori e non rappresentano in alcun modo la posizione della redazione. La redazione di radiortm.it non si assume alcuna responsabilità per il contenuto dei commenti e fornirà, eventualmente, ogni dato in suo possesso all’autorità giudiziaria che ne farà ufficialmente richiesta.

4 commenti su “L’Introspezione di Saro Cannizzaro. Il peso del silenzio: l’Italia, l’Europa e l’illusione della rilevanza”

  1. Non credo che avere un peso implichi lo stare necessariamente all’interno di un qualcosa, con altri.
    Ci sono molti paesi che non fanno parte di nulla, eppure contano.
    Più che altro, conta il peso di chi dovrebbe rappresentati, e la nostra classe politica è a dir poco pietosa e, fra l’altro, se ricordo bene, solo il 26 per cento degli aventi diritto, ha votato per chi è attualmente al governo.
    Non parliamo poi della classe politica europea, se così si può definire.
    Oltretutto spunta fuori che nessuno sapeva nulla di dove fosse e cosa facesse proprio lì. Di questo credo anche si debba rendere conto.
    Il paese è finito, oltre che sfinito. E I nostri vicini di casa non sono per nulla messi meglio.
    Siamo al capolinea di un disastro che si poteva prevedere da decenni. E, come si dice, forse stavolta si chiude col botto, con quello che sta succedendo.

  2. Dottor Cannizzaro, ha perfettamente ragione.
    Il suo è un ragionamento pieno di buonsenso e di logica.
    Auguro che la storia di questi ultimi 4 anni possa essere il collante di un Europa Unità.

  3. Tonino Spinello

    Non ho capito se Saro Cannizzaro parla dell’Europa che abbiamo o di quella che vorrebbe… Crosetto è solo il faccendiere di turno (manager e azionista di Leonardo) è può essere sostituito in ogni momento. Ecco come ci si riduce quando sei un servo e trattato da servo da un popolo sovrano, che si chiami America o Russia, al servo non si deve nessuna spiegazione o avviso, deve solo ubbidire e stare zitto anche quando subisce.
    Questa Europa, quella della New Generation ha distrutto tutta la società politica europea cambiando pure l’etnia. Anche quella morale e religiosa. E poi chi ha detto che 60 milioni di persone sono sole se non stanno sotto quello straccio blu con le stelline? Di cosa potrebbero avere bisogno milioni di persone che lavorano per il bene comune e della nazione? Pensiamo a custodire il nostro futuro di nazione invece di pensare al futuro degli altri……
    Forse saremmo un tantino più apprezzati e credibili sia all’interno che all’esterno visto che abbiamo dei servi-governanti.

  4. Condivido pienamente quanto scritto dal dott. Cannizzaro: il nostro peso internazionale è ormai pressoché nullo. Ciò è il risultato di una mentalità che ci vede protagonisti solo nelle cosiddette “scelte di contorno”, abilissimi nell’organizzare scampagnate diplomatiche e nel collezionare foto di gruppo sorridenti, dove l’apparenza di un’amicizia pretende di colmare il vuoto lasciato dall’assenza di una vera e seria strategia.
    Il nostro “sovranismo” oggi tanto di moda, come richiamato anche nel primo commento a questo articolo, è un sovranismo insostenibile, che ha prodotto un isolamento ormai evidente a tutti e che, se si sfogliano le pagine della storia italiana, si è ciclicamente ripresentato.
    Se la Presidente del Consiglio si è costantemente sottratta a scelte condivise con gli altri Stati Europei, se ha rivendicato una politica di sudditanza nei confronti di Donald Trump, il quale neppure la considera, trascurando gli alleati europei che spesso critica, mentre ministri e alleati di partito, non da meno, finiscono per fare eco agli estremismi della sinistra radicale e populista antieuropeista, viene spontaneo chiedersi: perché mai, in queste condizioni, l’Italia dovrebbe essere tenuta in considerazione?
    È possibile che un popolo così intelligente e laborioso si ostini a ritenersi superiore agli altri? E si può davvero pretendere rispetto, se per primi non lo si dimostra?
    È possibile che una buona fetta degli italiani (se così vogliamo chiamarli) parteggi per i nostri avversari, i peggiori avversari, e li si veda costantemente schierati a favore delle dittature, affascinati da figure ciniche e dai peggiori personaggi in odore di fascismo?
    Questo è il dilemma che da sempre caratterizza il popolo italiano, magistralmente rappresentato da Giacomo Leopardi in uno scritto tanto lucido quanto scomodo, poco digerito dai nazional-populisti italiani e che mi permetto di invitare a leggere: “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani”.
    Grazie, Saro Cannizzaro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Articoli correlati

RTM per il cittadino

Hai qualcosa da segnalare? Invia una segnalazione in maniera completamente anonima alla redazione di RTM

UTENTI IN LINEA
Torna in alto