Ragusa, incubo per tre Presidi: perseguitate e umiliate da un precario escluso. Condannato!

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RAGUSA, 19 Febbraio 2026 – Si è chiusa in tribunale con la condanna una vicenda che per mesi ha scosso il mondo scolastico di Ragusa. Un uomo di 40 anni, accecato dal risentimento per motivi lavorativi, aveva trasformato la vita di tre dirigenti scolastiche in un vero e proprio incubo quotidiano.

L’escalation di violenza psicologica era  iniziata tra il 2022 e il 2023. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Polizia, l’uomo avrebbe iniziato a colpire le tre donne dopo essere stato escluso dalle graduatorie scolastiche poiché privo dei requisiti necessari. Quello che inizialmente sembrava un disappunto lavorativo è degenerato rapidamente in una persecuzione metodica e umiliante.

Le modalità degli attacchi, descritte negli atti d’indagine, delineano un quadro di grave ostilità: muri imbrattati e rifiuti gettati nei cortili delle scuole con scritte volgari realizzate con bombolette spray; insulti e minacce di morte diffusi all’interno di chat collettive; numeri di telefono delle  delle dirigenti pubblicati su piattaforme di incontri, accompagnati da frasi denigratorie e proposte volgari.

“Un clima di tensione costante che ha minato non solo la serenità lavorativa, ma la vita privata delle vittime,” hanno sottolineato gli inquirenti.

Le tre dirigenti, assistite dall’avvocata Simona Cultrera, si erano inizialmente costituite parte civile. Tuttavia, dopo che l’imputato (difeso dall’avvocato Matteo Gentile) ha provveduto al risarcimento del danno, le donne hanno deciso di ritirare la costituzione. Il caso è giunto al termine davanti al GIP Eleonora Schininà: l’uomo ha concordato la pena ottenendo la sospensione condizionale.

L”imputato ha espresso la volontà di intraprendere un percorso di recupero per la gestione del comportamento.

Questa vicenda accende ancora una volta i riflettori sulla vulnerabilità del personale dirigente. Spesso esposti in prima linea, i presidi si trovano a gestire tensioni sociali che possono sfociare in atti persecutori, rendendo urgente una riflessione sulla tutela di chi ricopre ruoli di responsabilità nel sistema d’istruzione.

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