
Modica, 14 Febbraio 2026 – Il volume “Patrimonio naturalistico ibleo”, pubblicato nel 2007 dal Prof. Giuseppe Macauda per i tipi di Edizioni Argo, rappresenta un contributo di straordinario valore per la conoscenza del nostro territorio.
L’opera si articola in un percorso che è insieme geografico, botanico e linguistico. Nella prima parte, l’autore conduce il lettore attraverso i sentieri fluviali e i rilievi montuosi che disegnano il paesaggio ibleo.
La seconda parte costituisce il cuore pulsante del libro: un catalogo dettagliato delle specie arboree e della flora locale. Ogni pianta è accompagnata dalla propria definizione scientifica in latino, dal nome in italiano e dalla preziosa denominazione in dialetto. Il volume è arricchito da un corredo fotografico che ne facilita l’identificazione sul campo, mentre le schede descrittive svelano gli usi tradizionali di ogni erba, con particolare attenzione agli ambiti culinario e fitoterapico.
Uno degli aspetti più lodevoli dell’opera è la capacità di mettere in comunicazione il sapere dei nostri avi – profondamente legato al mondo agricolo e alla lingua dialettale – con la tassonomia scientifica moderna. Come sottolineato dall’autore, questo approccio permette un vero e proprio viaggio nel tempo: il lettore può riscoprire le proprie radici attraverso il dialetto e, contemporaneamente, elevare il proprio bagaglio culturale apprendendo i termini tecnici.
A completare l’opera, prima delle conclusioni, troviamo un utile vocabolario che raggruppa specie arboree e fauna del territorio ibleo, mettendo a confronto i termini dialettali con quelli italiani.
In un’epoca dominata dalla tecnologia e dalla virtualità, dove le nuove generazioni rischiano di perdere ogni contatto con il mondo rurale e faunistico, il lavoro di Giuseppe Macauda brilla per la sua chiarezza e accessibilità.
Non dobbiamo dimenticare che l’agricoltura e la natura sono state le fondamenta dell’economia e dell’identità iblea. Sebbene il progresso abbia mutato i nostri modelli produttivi, non possiamo permettere che il patrimonio etico e conoscitivo legato alla nostra terra venga cancellato.
L’auspicio è che questo volume possa essere ristampato e, soprattutto, adottato nelle scuole elementari del territorio come testo curriculare. È fondamentale che i giovani conoscano la terra che calpestano e le tradizioni che l’hanno plasmata.
Nele Vernuccio





