
ROMA/VITTORIA, 13 Febbraio 2026 – Si chiude un altro capitolo, ma non la battaglia legale, sulla tragica morte di Giuseppe Dezio, il produttore agricolo ucciso il 2 febbraio del 2016 nelle campagne di Vittoria durante una violenta lite per confini e diritti di passaggio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa di Antonello Pepi, confermando il precedente “no” della Corte d’Appello di Messina all’istanza di revisione del processo.
La vicenda giudiziaria è tra le più intricate degli ultimi anni nel ragusano. Per il delitto si era inizialmente autoaccusato il capofamiglia, Gaetano Pepi, sostenendo la tesi della legittima difesa. Tuttavia, il percorso dei tribunali ha seguito una direzione diversa: nel Settembre 2020 la Corte d’Assise di Siracusa aveva assolto il padre Gaetano e il figlio Marco, condannando invece a 22 anni gli altri due figli, Antonello e Alessandro. In Appello il verdetto è stato riformato. Alessandro Pepi è stato assolto, mentre per Antonello la condanna è stata rideterminata a 14 anni di reclusione.
Nonostante le sentenze, i tre figli si sono sempre dichiarati innocenti ed estranei ai fatti, sostenendo la versione del padre.
Il tentativo della difesa di riaprire il caso attraverso l’istituto della revisione – basato sulla ricerca di nuovi elementi che possano scardinare il giudicato – ha trovato però un muro. Dopo il rigetto della Corte d’Appello di Messina, anche i giudici della Cassazione hanno ritenuto il ricorso non ammissibile, lasciando, di fatto, la condanna definitiva a carico di Antonello Pepi.
Nonostante la battuta d’arresto, l’avvocato Giuseppe Lipera, legale della famiglia Pepi, ha già annunciato le prossime mosse per ribaltare l’esito del processo: «Promuoveremo certamente un ricorso straordinario e, in attesa del deposito delle motivazioni della Suprema Corte, stiamo già lavorando a una nuova istanza di revisione», ha dichiarato Lipera.
L’obiettivo della difesa resta quello di dimostrare la “palese estraneità” di Antonello Pepi, puntando sulla tesi della sua assenza fisica dal luogo del crimine al momento dello sparo fatale. «Vogliamo far emergere la verità di un uomo condannato ingiustamente nonostante la sua assenza sulla scena del crimine», conclude il legale.
Il caso rimane sospeso tra una verità processuale ormai consolidata e la determinazione della difesa di portare alla luce nuove prove. Il deposito delle motivazioni della Cassazione sarà il punto di partenza per il nuovo tentativo di revisione, in un caso che continua a dividere l’opinione pubblica e a segnare la storia giudiziaria del territorio vittoriese.





