
RAGUSA, 05 Febbraio 2026 – Il clima all’interno dei presidi di emergenza della provincia di Ragusa è ormai al limite della sostenibilità. A lanciare l’ennesimo grido d’allarme è il Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, che accende i riflettori su una scia di violenze che sembra non arrestarsi, trasformando le corsie dei Pronto Soccorso in vere e proprie “trincee”.
Il segretario provinciale del Nursind, Giuseppe Savasta, è intervenuto con una nota ufficiale per esprimere la profonda preoccupazione della categoria. Al centro della protesta non c’è solo l’indignazione per gli ultimi episodi di aggressione, ma la richiesta di un cambio di passo strutturale nella gestione della sicurezza.
“Il sindacato Nursind ha più volte chiesto la massima attenzione sul problema della sicurezza dei lavoratori del pronto soccorso nella sanità del territorio,” dichiara Savasta. “Non è possibile che si continui a lavorare in questo clima di tensione e preoccupazione.”
Secondo il sindacato, le misure adottate finora dall’Azienda Sanitaria si sono rivelate insufficienti a garantire l’incolumità del personale medico e infermieristico. Sebbene la formazione sia importante, Savasta sottolinea come la teoria non basti a fermare chi ricorre alla violenza.
I corsi di aggiornamento sulla gestione del conflitto, pur utili, non possono essere l’unica risposta. Il sindacato chiede un potenziamento immediato del personale di sicurezza e dei posti di polizia. La richiesta all’ASP è quella di un impegno serio, concreto e, soprattutto, tempestivo.
“Riteniamo necessario che l’azienda si impegni seriamente e immediatamente,” conclude il segretario provinciale. “Non basta solo fare dei corsi di aggiornamento ma serve un rafforzamento immediato della vigilanza perché questi episodi non si verifichino più”.
La palla passa ora ai vertici sanitari e alle autorità competenti: la tutela di chi cura è il primo passo per garantire il diritto alla salute dei cittadini. Senza sicurezza, il sistema di emergenza-urgenza rischia il collasso per la fuga di professionisti stanchi di rischiare la propria incolumità ogni turno.





