
Modica, 26 gennaio 2026 – Modica celebra le sue origini attraverso la mostra “Modica fra Siculi e Greci”, presentata al Palazzo della Cultura. L’evento inaugurale, fortemente voluto dall’Amministrazione Comunale e dal Sindaco Maria Monisteri Caschetto, è stato presieduto dal Prof. Giovanni Di Stefano, direttore onorario del Museo di Modica e docente dell’Università della Calabria, e ha visto la partecipazione di grandi archeologi italiani: il Prof. Massimo Frasca dell’Università di Catania; il Prof. Massimo Cultraro dell’Università di Palermo e la dott.ssa Angela Maria Manenti, in qualità di rappresentante del “Parco Archeologico e Paesaggistico” di Siracusa, che ha permesso la realizzazione dell’evento con la concessione temporanea dei reperti.
Il “calderone” in mostra al Palazzo della Cultura fu rinvenuto in via Polara a Modica negli anni 1925-1930, proprio di fianco al Duomo di San Giorgio. Era custodito in una delle due tombe a camera scavate nella roccia, che presentavano un ricco corredo ceramico – ciotole, coppe, anfore, vasi con motivi geometrici- nonché fibule in bronzo, catenelle, borchie e anelli. Le due tombe elitarie di individui aristocratici erano da riferire alla comunità indigena che intratteneva rapporti con i primi coloni greci stabilitisi sulla costa nell’VIII a.C. Tra i reperti si rinvennero degli scodelloni con tre o quattro anse sopra l’orlo, decorati con motivi incisi (meandri, triangoli), uno dei quali, rimasto inedito, è adesso esposto al Museo di Modica: Esso presenta una vasca di 40 cm di diametro e un corpo di forma tronco conica con piede ad anello e rappresenta, probabilmente, la traduzione in argilla di un vaso in metallo. La tipologia di calderone è comune nei siti indigeni della Sicilia e si fa risalire alla facies del Finocchito (730-650 a.C.) il cui nome trae origine dal Monte Finocchito, sito collinare tra Noto e Palazzolo collegato da uno stretto istmo all’altopiano acrense, a cui Paolo Orsi dedicò due campagne di scavi. Le tombe, scavate nella roccia secondo la pratica tradizionale indigena, sono a pianta rettangolare, con il soffitto piano e riservate a pochi individui, ma il loro corredo – vasi e oggetti di uso personale – è testimonianza dei mutamenti avvenuti negli insediamenti indigeni in seguito ai contatti con i coloni greci. Alla fine del VIII secolo a. C, infatti, la fondazione delle colonie greche lungo la costa della Sicilia Orientale –Naxos, Catane, Megara Iblea e soprattutto Siracusa – ha avuto delle profonde ripercussioni sull’assetto economico-sociale delle popolazioni indigene: nella ceramica della facies del Finocchito predomina, a tale riguardo, l’impronta del tardo geometrico di Corinto, certamente trasmessa da Siracusa. Con la fondazione di Acre nel 664 a.C. e la politica di assoggettamento da parte dei greci, il sito fu definitivamente abbandonato.
La mostra “Modica fra Siculi e Greci” comprende, inoltre, l’esposizione di un lotto di 9 asce in roccia basaltica, rinvenute a San Giacomo e donate da padre Placido Spadaro di Palazzolo Acreide, della famiglia dei baroni Spadaro di Scicli. L’ingresso alla mostra sarà, tra l’altro, gratuito la prima domenica di ogni mese, insieme agli altri siti culturali della città (Museo etnografico, Castello e Chiostro di Santa Maria del Gesù).





