Cerca
Chiudi questo box di ricerca.

Le “verità” di Lidia Loguercio nel libro “Il valore dell’invisibile”…di Domenico Pisana

Tempo di lettura: 2 minuti

Un’opera di narrativa profonda e introspettiva e che affronta diversi temi cari all’autrice, è il volume “Il valore dell’invisibile”, Edizioni il Saggio, 2025, di Lidia Loguercio, la quale, rifacendosi alla scrittrice Marguerite Yourcenar, spiega, già nel prologo, i criteri che hanno ispirato la composizione del suo testo, e precisamente lo studio di se stessa, l’osservazione degli uomini e i libri.
L’autrice ha un solido percorso letterario alle spalle, snodatosi tra arti figurative (pittura e scultura), filosofia, storia e letteratura. Ha pubblicato varie raccolte di poesie: Voci dell’anima; Nel vuoto dell’anima; Rofrano “la tua luce nel tempo” ; Secundis ventis; In dubiis libertas; Il vero nello specchio; Odusia; Alle falde di una roccia; Nugae. Due sono le sue opere di narrativa: Imera, 2020; Il silenzio delle parole, 2020.
Questa sua nuova pubblicazione ha il volto di un romanzo atipico che contiene già in sé una chiave ermeneutica che si dipana su diversi livelli. C’è anzitutto un livello esistenziale e psicologico, ove l’invisibile rappresenta tutto ciò che non appare in superficie ma che determina la nostra vita: i sentimenti, i traumi, i sogni e le intenzioni. Nel racconto, infatti, la vita dei protagonisti (Carlo e Flora) non è fatta solo di dati storici, ma di quel “sottobosco” di emozioni che spesso restano taciute, per cui dare valore all’invisibile rappresenta, per Lidia Loguercio, un modo per riconoscere che la realtà non è solo ciò che si tocca, ma ciò che si sente.
C’è poi un livello spirituale, dove l’invisibile è quel “Logos” che dà senso alla sofferenza e alla bellezza; se lo scrittore Saint-Exupéry scriveva che “l’essenziale è invisibile agli occhi”, anche Lidia Loguercio con la titolazione della sua opera suggerisce che la vera sostanza dell’uomo risiede nella sua anima e nella sua capacità di trascendenza; c’è infine un livello storico: qui, infatti , nel contesto del dopoguerra narrato nel libro, l’invisibile è anche la storia dei “piccoli”, di coloro che non finiscono nei libri di storia ma che portano su di loro le ferite del tempo, e che non facendo rumore hanno costruito il presente.
Insomma, un volume, questo di Lidia Loguercio, che è la metafora di una narrazione racchiusa in venti capitoli con lo scopo di rendere visibile l’invisibile, di dare un nome al mistero e di affermare che la bellezza e la verità non sono mai ovvie, ma vanno cercate “scavando” sotto la superficie delle parole e dei fatti. Nell’interpretare il “valore dell’invisibile”, l’autrice riconosce che spesso la cronaca della nostra vita è solo la facciata, mentre il vero significato abita in ciò che non si vede: nella profondità del cuore, nella memoria silenziosa e in quella scintilla divina che ci portiamo dentro. Il volume si offre così al lettore come un invito a non fermarsi alle apparenze, ma a cercare la sostanza spirituale che sostiene il mondo.
Il corpus narrativo poggia su tematiche che vanno dalla memoria storica che rielabora lo spirito drammatico dell’Italia del secondo dopoguerra, al tema dell’identità e dei legami centrato sui protagonisti, Carlo (un medico neurologo) e Flora, attraverso i quali il libro disegna una storia d’amore, racconta rapporti d’amicizie e conflitti che plasmano l’identità profonda dei suoi personaggi. Coerentemente con il titolo, l’opera scava in ciò che non appare: i pensieri, i tormenti interiori e le “tracce invisibili” del vissuto, contrapponendoli alla realtà dei fatti storici e clinici. Un focus particolare è dedicato alla condizione femminile rappresentata da Flora, descritta come uno spirito romantico e tormentato, spesso prigioniera delle convenzioni e delle vicende del suo tempo.
Lungo il racconto Lidia Loguercio tratteggia, nel cap. IV, la personalità di Flora, la morte della madre, l’incontro con Carlo, mentre nel cap. V delinea i pensieri di Carlo, l’innamoramento dopo l’incontro con Flora, la seduzione, l’amore, definito “un tenue fiore che germoglia e cresce dentro il cuore(…) dolce magnetica onda, feeling mentale attivato dallo sguardo…Eros che tende al mondo di tanto in tanto la sua mano…,pp.54-58.
Per l’autrice, l’amore, in tutte le sue forme, è uno degli aspetti che ci rende vivi. Non solo l’amore romantico, ma anche l’amicizia, la connessione profonda con gli altri essere umani, la compassione; l’amore è in sostanza la condivisione della vita, che dà un senso di unicità e vitalità. Il pensiero di Lidia Loguercio sposta, così, l’asse dell’amore da una visione puramente sentimentale o “privata” a una “dimensione ontologica”: l’amore non è qualcosa che “si prova“, ma il modo in cui “si è” nel mondo; l’amore (inteso come agape, compassione e connessione) funziona quasi come un organo di senso supplementare, senza il quale, si finisce per percepire la realtà come una sequenza di oggetti e persone isolate; con l’amore, invece, si percepisce l’invisibile trama che ci unisce e ci fa comprendere l’altro.
È interessante l’insistenza della scrittrice nel superare il concetto di amore romantico, spesso esclusivo e talvolta narcisistico, per evidenziare invece che l’amore è ciò che include; l’amore è amicizia, è pietas, è empatia, apertura radicale che non chiede nulla in cambio se non la bellezza della connessione stessa. E’ così che si diventa unici, perché l’empatia, sostiene l’autrice, non annulla l’io, ma lo nobilita, rendendolo capace di ospitare l’esperienza altrui; l’uomo è, infatti, l’unico essere che, per essere sé stesso, ha bisogno dell’altro: è questa la melodia di fondo che anima tutta la narrazione dei vari capitoli del libro della Loguercio.
Anche i richiami a Rilke ed Eliot che la scrittrice fa nella sua opera, non sono semplici citazioni colte, ma le fondamenta di una vera e propria filosofia del vivere. Se Rainer Maria Rilke, nelle sue Elegie Duinesi, suggerisce che il compito dell’essere umano è quello di trasformare il mondo visibile in invisibile tant’è che afferma che “Siamo api dell’invisibile” che raccolgono il nettare dai fiori per trasformarlo in miele (qualcosa di diverso e prezioso) e in “sostanza spirituale” o memoria interiore, per Lidia Loguercio l’invisibile non è un mondo “altrove”, ma la profondità del mondo qui presente. Dare valore all’invisibile significa per l’autrice non fermarsi alla superficie degli oggetti o degli incontri, ma interiorizzarli affinché diventino parte eterna del nostro essere.
Anche con il riferimento a T. S. Eliot il quale dice “Abbiamo compiuto l’Esperienza, ma non ne cogliemmo il significato”, l’autrice introduce il tema della consapevolezza, per affermare che l’uomo può vivere mille eventi (viaggi, amori, dolori), ma se non si ferma a riflettere, rimarranno solo fatti cronologici. L’esperienza è il “corpo”, il significato è l’“anima” (l’invisibile).
Lidia Loguercio utilizza questo richiamo per scuotere dal torpore della vita frenetica, e corroborare la visione del “valore dell’invisibile” che sta nel coraggio di tornare sui propri passi e chiedersi: Cosa mi ha detto davvero quell’evento? Senza questa analisi, la vita diventa un accumulo di dati senza una direzione.
Questi richiami a due grandi autori della Letteratura, sono un rafforzamento dell’idea della Loguercio a riconoscere che la vera realtà non è ciò che tocchiamo, ma ciò che sentiamo e comprendiamo. L’invisibile è il filo che lega le nostre esperienze e le trasforma in una narrazione dotata di senso: l’essenziale va costruito attivamente attraverso il pensiero e la cura dell’anima.
Il libro “Il valore dell’invisibile” di Lidia Loguercio, concludendo, fa entrare il lettore in un mondo dove esistono verità che non si vedono con gli occhi, ma che pesano come macigni sul cuore; sono i fili invisibili che tessono la trama della nostra esistenza, quelli che spesso chiamiamo destino ma che altro non sono che il valore di ciò che abbiamo scelto di non mostrare.
I sentimenti inespressi della protagonista Flora, tormentata e spesso soffocata dalle convenzioni sociali e storiche; il peso del passato familiare che influenza le persone in modo sotterraneo e la resilienza silenziosa, si riflettono nel conflitto di Flora, una donna che – come emerge dalla descrizione dell’autrice – sente che la sua vera vita accade altrove, in quella zona d’ombra dove le parole non arrivano e i gesti si fanno trasparenti. Il mondo fuori chiede presenza, risposte, certezze; lei, invece, coltiva il giardino segreto dell’invisibile, l’unico luogo dove non dove chiedere scusa per la propria anima.
Dal punto di vista stilistico ci troviamo di fronte ad un’opera con una narrazione che non punta alla velocità dell’azione, ma alla profondità della riflessione; un’opera densa e curata con un linguaggio colto e ricercato, e caratterizzato a volte da un’impronta quasi poetica. Lidia Loguercio non si limita a descrivere i fatti, ma crea un’atmosfera sospesa tra il realismo storico e la dimensione onirica. E lo fa con una sintassi articolata, ricca di subordinate e pause, con frasi che tendono ad allungarsi quando la protagonista Flora scava nei propri silenzi rendendo bene l’idea di un labirinto mentale, e con l’uso di analogie sensoriali(il profumo della terra, il peso del silenzio, la luce che filtra tra le crepe)che servono a rendere concreto ciò che è “invisibile” (i sentimenti, i traumi, le speranze).
Lidia Loguercio adotta una voce che potremmo definire partecipe ma discreta, e anche quando narra in terza persona, la vicinanza emotiva a Flora è tale che lo stile sembra assorbire la malinconia e la forza della protagonista. L’opera si presenta con uno stile “classico” e ricercato, che evita i gerghi moderni e le semplificazioni del linguaggio commerciale, e con l’eleganza formale e la capacità di dare voce all’indicibile. È un libro che appartiene alla tradizione della narrativa introspettiva italiana, dove la parola serve a “mettere ordine” nel caos dei sentimenti. E l’autrice riesce a farlo, anche se la sua prosa risulta, a volte, troppo carica e impegnativa cedendo il passo a connotazioni saggistiche.

© Riproduzione riservata
587595

I commenti pubblicati dai lettori su www.radiortm.it riflettono esclusivamente le opinioni dei singoli autori e non rappresentano in alcun modo la posizione della redazione. La redazione di radiortm.it non si assume alcuna responsabilità per il contenuto dei commenti e fornirà, eventualmente, ogni dato in suo possesso all’autorità giudiziaria che ne farà ufficialmente richiesta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Articoli correlati

RTM per il cittadino

Hai qualcosa da segnalare? Invia una segnalazione in maniera completamente anonima alla redazione di RTM

UTENTI IN LINEA
Torna in alto